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Prestifilippo dice no alla liberalizzazione degli orari di apertura

Enna, 07/01/2012 - «Il provvedimento del Governo nazionale che impone una completa liberalizzazione degli orari e delle aperture domenicali e festive dei negozi non risolverà il problema di aumentare il livello dei consumi».
È perentorio il Presidente provinciale Confcommercio Maurizio Prestifilippo (nella foto) nell’esprimere tutta la sua contrarietà ad una scelta che non esita a definire inutile, demagogica e dannosa per tutti: «Il Governo Monti ha deciso di dare una spallata ai piccoli esercenti e di aggravare i costi delle imprese commerciali, senza che siano adottate misure destinate ad incentivare i consumi.
E’ solo aumentando il reddito disponibile per le famiglie – sostiene Maurizio Prestifilippo – che gli acquisti potranno riprendere in maniera significativa e non dilatando inopportunamente l’orario di apertura dei negozi».
Su questo fronte la posizione di Confcommercio diverge totalmente da quella del governo Monti: «Le misure fin qui adottate sono altamente recessive e compromettono l’equilibrio finanziario delle famiglie fino a rendere impossibili i consumi più elementari. Non si arriva a fine mese e nel 2012 sarà ancora peggio, con l’ulteriore aumento dell’Iva. La benzina è già a livelli mai raggiunti e determina a catena l’aumento del prezzo di tutti i generi posti in vendita nei negozi. Se non scendono gli oneri accessori sul lavoro, se non aumentano gli stipendi e i salari, se si colpiscono ancora le pensioni, non ci si può aspettare altro che consumi in picchiata e morte di molte piccole imprese artigianali e commerciali. Allargare i costi per mantenere aperti più a lungo i negozi, significa non aver compreso in quale momento ci troviamo.
Certo – conclude il Presidente di Confcommercio Enna – tutto questo finirà con portare vantaggio ad alcune grandi catene commerciali che possono permettersi di mantenere aperti i loro punti vendita 24 ore su 24. Ma così il settore distributivo finirà nelle mani di pochi grandi gruppi finanziari e, alla lunga, non sarà un vantaggio per i cittadini. Sullo Stato ricadranno migliaia di licenziamenti del settore distributivo e l’onere di trovare un riparo per i piccoli imprenditori costretti ad abbassare per sempre le loro saracinesche che il governo vorrebbe mantenere aperte tutti i giorni senza riposo».

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