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Si è svolta ieri  a Messina una manifestazione organizzata dal  mondo dei ristoratori, bar, organizzatori di eventi, wedding planner, sale ricevimenti, fioristi che  hanno apparecchiato tavoli, portato abiti da sposa, hanno raccontato un anno di sacrifici, crisi, amarezza.
Una manifestazione organizzata da Fipe Confcommercio che ha chiesto  riaperture in sicurezza mettendo sul piatto anche una serie di proposte.

Campagna di vaccinazione per tutto il comparto della ristorazione e conseguente riapertura in sicurezza con un corridoio preferenziale per l’utenza che ha già effettuato la somministrazione dei vaccini.
Approvazione di un protocollo per l’uso di spazi esterni ai locali, così da poter permettere alla clientela di sedere all’aperto con le dovute disposizioni di sicurezza e usufruire dei servizi di ristorazione.

Necessità di maggiori ristori, al momento insufficienti.

Linee guide chiare per le riaperture e adeguata comunicazione nelle tempistiche di aperture e chiusure.

Creazione di zone gialle speciali in base ai dati forniti a livello locale.

Attivazione di un osservatorio economico locale e di una rete di prevenzione per il contrasto di eventuali eventi illeciti nel settore dei finanziamenti e delle acquisizioni aziendali.

Sono queste alcune delle richieste formulate al prefetto di Messina.
Un lungo documento nel quale vengono tracciate le linee di un percorso condiviso fra associazioni e istituzioni che, partendo dal momento di grande crisi vissuto dalla categoria, possa dare una spinta propulsiva per superare di slancio questo periodo di incertezza.
Una incertezza che ormai sfora nello sconforto di centinaia di esercenti al collasso dei quali una nutrita rappresentanza si è riunita in Piazza Unione Europea per una composta assemblea
Una manifestazione cui hanno preso parte eccellenze della ristorazione messinese, il settore wedding e tutti i settori della filiera ad essi correlati.

 

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Tavolo tecnico di confronto fra le parti sociali e il ministro del Lavoro e delle Politiche sociali, Andrea Orlando. Confcommercio Professioni: “ampliare la platea dell’Iscro e rafforzare l’equo compenso”. Conftrasporto: "bene Orlando sull'equo compenso".

 Il decreto attuativo per l'Iscro, l'indennità introdotta in via sperimentale a sostegno del reddito dei lavoratori autonomi, arriverà a breve, probabilmente già entro la fine di maggio Lo ha assicurato al Tavolo con le parti sociali sulla riforma degli ammortizzatori previsti per i professionisti, riunito in videoconferenza il 27 aprile scorso, il ministro del Lavoro, Andrea Orlando.

Per Anna Rita Fioroni, presidente di Confcommercio Professioni, è però “importante intervenire riducendone l’onere contributivo e ampliandone la platea dei destinatari in vista di una riforma complessiva degli ammortizzatori sociali per il lavoro autonomo professionale”. Inoltre, le Associazioni, ha detto nel suo intervento nel corso della riunione, “dovranno essere coinvolte nella definizione delle modalità dei percorsi di formazione e aggiornamento connesse alla parte di politica attiva, da definire a livello ministeriale”. Si è poi parlato di equo compenso per le prestazioni dei professionisti, sul quale le parti sociali hanno espresso una generale condivisione sulla necessità di rafforzamento. “Condividiamo la necessità di rafforzare l’attuazione del principio dell’equo compenso individuando i parametri di riferimento anche per le professioni non ordinistiche e di costruire un welfare specifico per il lavoro autonomo professionale”, ha detto la Fioroni, ricordando che si è ancora in attesa dei decreti attuativi per l’esonero contributivo del 2021, mentre “sarebbe necessario prevedere deroghe specifiche per superare il periodo emergenziale attraverso interventi mirati ed equilibrati, come ad esempio mantenere bassa la contribuzione per le annualità successive al 2021, per favorire la ripresa delle attività. Ci auguriamo che il Tavolo divenga un luogo di confronto permanente per il futuro, come previsto dalla Legge 81/2017 che ha introdotto nuove tutele che guardano al lavoro autonomo professionale in una logica inclusiva”.

Sul PNRR, infine, Confcommercio Professioni ha sottolineato che “è positivo sottolinei la necessità di un sistema di politiche attive che faciliti le transizioni occupazionali mantenendo alta l’attenzione sul valore della professionalità e su formazione e competenze”. Anche qui “resta fondamentale coinvolgere le Associazioni nella definizione di programmi e piani nazionali per l’occupabilità e formazione che ricomprendano anche le professioni. Anche la riorganizzazione dei centri per l’impiego deve guardare al lavoro autonomo professionale attivando gli sportelli del lavoro autonomo con un ruolo per le Associazioni dei professionisti a livello territoriale, anche con riferimento all’erogazione di servizi”.

 

Conftrasporto: “bene il ministro Orlando sull’equo compenso, significa tutelare i più deboli e dare una maggiore sicurezza”
“Concordo pienamente sul principio dell’equo compenso che il ministro Orlando vuole portare avanti con un forte rilancio della battaglia sulla misura, che è un valore universale”. Così il presidente di Conftrasporto-Confcommercio, Paolo Uggè, per il quale “è attraverso l’equo riconoscimento dei costi incomprimibili che si realizza maggior sicurezza e si riconosce il giusto valore ai sacrifici di tanti piccoli operatori”.

“Non si tratta di un principio solo giurisdizionale ma di una risposta di civiltà che valorizza tutto il mondo delle piccole imprese e dei più deboli. Dopo una fase difficile, il Pnrr è sicuramente uno strumento eccezionale, ma deve essere accompagnato dal principio doveroso del sostegno delle fasce più deboli presenti sia nel mondo delle professioni che delle piccole imprese”, aggiunge il presidente di Conftrasporto.

“Riconoscere l’apporto di chi contribuisce alla crescita del Paese per fornire opportunità di lavoro al mondo giovanile diviene la leva fortissima per generare crescita, e lo Stato ha il dovere di perseguire e tutelare questo obiettivo anche per evitare lo sviluppo di un mercato nel quale lo sfruttamento la fa da padrone”, conclude Uggè.

 

Il Governo ha varato il Piano nazionale di ripresa e resilienza. A disposizione 191,5 miliardi di fondi europei, sei le “missioni” del provvedimento. Draghi alla Camera: “in gioco il destino del Paese, no a visioni miopi”.

Superate le tensioni nella maggioranza che hanno a lungo ritardato il via libera e le divergenze con Bruxelles, il Governo ha finalmente varato il Piano nazionale di ripresa e resilienza (link per il testo in pdf) per la spesa dei 191,5 miliardi di fondi messi a disposizione dall’Unione Europea. Si tratta di un piano che Palazzo Chigi definisce "epocale", che in cinque anni cambierà l'Italia e aumenterà del 3,6% la crescita, con una riduzione sensibile dello storico divario tra Nord e Sud del Paese e un impatto di sedici punti di Pil al 2026 (fino a 24 per il Mezzogiorno). Tutto ciò a patto di riuscire a spenderli, i fondi: le regole del Recovery parlano chiaro, lo stanziamento delle risorse è monitorato ogni sei mesi e legato all'effettivo raggiungimento degli obiettivi.

Il Recovery plan "si organizza lungo sei missioni". La prima, "Digitalizzazione, Innovazione, Competitività, Cultura", stanzia complessivamente 49,2 miliardi e si propone di:

promuovere la trasformazione digitale del Paese;
sostenere l'innovazione del sistema produttivo;
investire in due settori chiave per l'Italia, turismo e cultura.
La seconda missione, "Rivoluzione Verde e Transizione Ecologica", stanzia complessivamente 68,6 miliardi e intende:

migliorare la sostenibilità e la resilienza del sistema economico;
assicurare una transizione ambientale equa e inclusiva.
Previsti investimenti e riforme per l'economia circolare e la gestione dei rifiuti, per raggiungere target ambiziosi come il 65 per cento di riciclo dei rifiuti plastici e il 100 per cento di recupero nel settore tessile. Il Piano stanzia risorse per il rinnovo del trasporto pubblico locale, con l'acquisto di bus a bassa emissione, e per il rinnovo di parte della flotta di treni per il trasporto regionale con mezzi a propulsione alternativa. Previsti corposi incentivi fiscali per incrementare l'efficienza energetica di edifici privati e pubblici. Le misure consentono la ristrutturazione di circa 50.000 edifici l'anno. Il Governo prevede importanti investimenti nelle fonti di energia rinnovabile e semplifica le procedure di autorizzazione nel settore. Si sostiene la filiera dell'idrogeno, e in particolare la ricerca di frontiera, la sua produzione e l'uso locale nell'industria e nel trasporto. Il Piano investe nelle infrastrutture idriche, con l'obiettivo di ridurre le perdite nelle reti per l'acqua potabile del 15% e nella riduzione del dissesto idrogeologico.

La terza missione, “Infrastrutture per una Mobilità Sostenibile', stanzia complessivamente 31,4 miliardi e punta allo sviluppo razionale di un'infrastruttura di trasporto moderna, sostenibile e estesa a tutte le aree del Paese. Il Piano prevede un importante investimento nei trasporti ferroviari ad alta velocità. Il Governo investe inoltre nella modernizzazione e nel potenziamento delle linee ferroviarie regionali, sul sistema portuale e nella digitalizzazione della catena logistica.

La quarta missione, "Istruzione e Ricerca", stanzia complessivamente 31,9 miliardi di euro per rafforzare il sistema educativo, le competenze digitali e tecnico-scientifiche, la ricerca e il trasferimento tecnologico. Il Piano investe negli asili nido, nelle scuole materne, nei servizi di educazione e cura per l'infanzia. Crea 152mila posti per i bambini fino a 3 anni e 76mila per i bambini tra i 3 e i 6 anni. Il Governo investe nel risanamento strutturale degli edifici scolastici, con l'obiettivo di ristrutturare una superficie complessiva di 2.400.000 metri quadri.

La quinta missione, "Inclusione e Coesione", stanzia complessivamente 22,4 miliardi con l’obiettivo di:

facilitare la partecipazione al mercato del lavoro, anche attraverso la formazione;
rafforzare le politiche attive del lavoro;
favorire l'inclusione sociale.
Il Governo investe nello sviluppo dei centri per l'impiego e nell'imprenditorialità femminile, con la creazione di un nuovo Fondo Impresa Donna. Si rafforzano i servizi sociali e gli interventi per le vulnerabilità, ad esempio con interventi dei Comuni per favorire una vita autonoma alle persone con disabilità. Sono previsti investimenti infrastrutturali per le Zone Economiche Speciali e interventi di rigenerazione urbana per le periferie delle città' metropolitane.

La sesta missione, "Salute", stanzia complessivamente 18,5 miliardi, per:

rafforzare la prevenzione e i servizi sanitari sul territorio;
modernizzare e digitalizzare il sistema sanitario;
garantire equità di accesso alle cure.
Il Piano investe nell'assistenza di prossimità diffusa sul territorio e attiva 1.288 Case di comunità e 381 Ospedali di comunità. Si potenzia l'assistenza domiciliare per raggiungere il 10% della popolazione con più di 65 anni, la telemedicina e l'assistenza remota, con l'attivazione di 602 centrali operative territoriali.

 

Draghi alla Camera: “in gioco il destino del Paese, no a visioni miopi”

Il piano nazionale di Ripresa e Resilienza non è solo un insieme di progetti "tanto necessari quanto ambiziosi, di numeri, obiettivi, scadenze", "c’è anche e soprattutto il destino del Paese" e deve essere chiaro che "nel realizzare i progetti, ritardi, inefficienze, miopi visioni di parte anteposte al bene comune peseranno direttamente sulle nostre vite". È il passaggio fondamentale del discorso alla Camera (il 26 aprile) del premier Mario Draghi, il primo dei due passaggi parlamentari prima dell'ok definitivo al Pnrr e l'invio a Bruxelles. Il giorno dopo Draghi ha parlato al Senato, che ha poi approvato la risoluzione della maggioranza con 224 voti a favore, 16 contrari e 21 astenuti.

Accanto alle risorse (191,5 miliardi dal recovery fund, 30,6 dal fondo complementare del governo) ci sono le riforme, che "non solo consentono di dare efficacia e rapida attuazione agli stessi investimenti, ma anche di superare le debolezze strutturali che hanno per lungo tempo rallentato la crescita e determinato livelli occupazionali insoddisfacenti, soprattutto per i giovani e le donne". Quanto alla “rivoluzione verde”, “è particolarmente importante per l'Italia, che è maggiormente esposta a rischi climatici rispetto ad altri Paesi", ha sottolineato il premier. E poi la sanità, "un settore critico, che ha affrontato sfide di portata storica nell'ultimo anno: la pandemia da Covid-19 ha confermato il valore universale della salute, la sua natura di bene pubblico fondamentale e la rilevanza macro-economica dei servizi sanitari pubblici". Per il superbonus infine, oggetto di tensioni nella maggioranza la scorsa settimana, "non c'è nessun taglio", ha assicurato Draghi: "il Governo si impegna a inserire nel disegno di legge di bilancio per il 2022 una proroga dell'ecobonus per il 2023, tenendo conto dei dati relativi alla sua applicazione nel 2021, con riguardo agli effetti finanziari, alla natura degli interventi realizzati, al conseguimento degli obiettivi di risparmio energetico e sicurezza degli edifici".

Cominciato il riavvio progressivo delle attività economiche nelle zone gialle. Il Ministero dell'Interno conferma che non è possibile consumare al banco dei bar (tranne se ci sono i tavoli all'aperto), Fipe chiede l'intervento del Mise. Spiragli per il gioco pubblico.

Tornata la zona gialla in quasi tutta Italia, ma non per i bar. Nel senso che rispetto alla zona gialla “classica” stavolta non è possibile consumare al banco (salvo se il pubblico esercizio abbia tavoli all'aperto), come conferma una circolare emessa il 24 aprile dal Ministero dell'Interno (qui il link in pdf). Immediata la reazione di Fipe-Confcommercio, per la quale il provvedimento “non dà certo la risposta che chiedono e meritano le decine di migliaia di bar e locali che si vedono messi ulteriormente in difficoltà proprio nel momento in cui si parla di riaperture", visto che “introduce una limitazione ulteriore che non esiste nel Dpcm del 2 marzo, al quale l'ultimo decreto fa riferimento, introducendo una penalizzante restrizione e ulteriore caos interpretativo. Il consumo al banco, regolato dai protocolli su distanziamento e capienza degli esercizi, permette in molti casi di snellire il servizio evitando assembramenti all'esterno ed è l'unica modalità di lavoro per numerosissime attività che non dispongono di spazi esterni".

C’è in più la questione non certo secondaria della sopravvivenza delle imprese: “per i bar, al 26 aprile – dice il presidente Lino Enrico Stoppani - le misure restrittive sono addirittura peggiori di quelle che per mesi hanno adottato in zona gialla, perfino quando di vaccini non c'era traccia. Oggi, con oltre 17 milioni di somministrazioni vaccinali e 4 milioni di persone guarite dal Covid, si impedisce di effettuare il consumo al banco e lo si fa con un'interpretazione ministeriale. È una mancanza di rispetto e un danno secco verso 130mila imprese che hanno già pagato un prezzo altissimo per le misure di contenimento della pandemia, senza alcun beneficio evidente sul piano sanitario. Per questo chiediamo al più presto un intervento del Mise".

Ogni due settimane un "check" sul provvedimento
Facendo un passo indietro, va rilevato che le proteste delle Regioni non hanno sortito effetto, almeno per ora. Per il decreto sulle riaperture c'è stata infatti la pubblicazione in Gazzetta Ufficiale. Le Regioni erano tornate a chiedere di portare il coprifuoco alle 23 e di permettere di lavorare ai pubblici esercizi anche nei locali interni, ma respingendole l'Esecutivo ha precisato che sul provvedimento verrà fatto un check ogni due settimane a tutte le misure. Il primo sarà a metà maggio. A confermarlo lo stesso stesso ministro per le Autonomie, Mariastella Gelmini: "il coprifuoco non durerà fino al 31 luglio. È lo stesso decreto a dirlo, precisando che il Consiglio dei ministri potrà intervenire nelle prossime settimane, modificando periodicamente nel dl sia le regole per le riaperture che gli orari del coprifuoco". Sul tavolo delle richieste delle Regioni c'erano anche le riaperture del settore del wedding e delle piscine al chiuso, oltre alla ripresa degli allenamenti individuali nelle palestre già dal 26 aprile. Di rilevante c'è il fatto che è "saltata" la riapertura dei centri commerciali nei fine settimana contrariamente a quanto previsto dalle bozze, che indicavano la possibilità di aprire i centri commerciali, i parchi commerciali e le strutture analoghe nei fine settimana a partire dal 15 maggio.

Confcommercio Napoli al prefetto: “troppi assembramenti, servono più controlli”


Gli operatori commerciali sono molto preoccupati per il “proliferare di assembramenti spontanei cui abbiamo assistito nell'ultimo fine settimana, sia in città che in provincia”. Lo scrive Confcommercio Napoli in una lettera al prefetto, Marco Valentini. “Queste aggregazioni - prosegue la missiva firmata dal presidente Carla Della Corte - a volte formate da centinaia di persone, rischiano di vanificare gli sforzi di gran parte della popolazione e i sacrifici che gli operatori commerciali hanno dovuto affrontare per contenere la pandemia. Inoltre, tali eventi hanno evidenziato ancora una volta come il formarsi di assembramenti a rischio avvenga in maniera del tutto indipendente dalla presenza di esercizi commerciali, bar e ristoranti in attività. Le imprese non potrebbero sopportare le conseguenze di ulteriori periodi di chiusura". Serve dunque “un piano straordinario di controlli sul territorio, volti ad arginare queste violazioni di massa delle normative di contrasto al Covid, che rischiano di compromettere la ripartenza della nostra economia". L’Associazione conclude la lettera con la richiesta di un incontro per illustrare "le preoccupazioni del mondo delle imprese e verificare quali forme di collaborazione possono essere attivate, ai fini di una più rapida fuoriuscita dalla pandemia, da parte del sistema imprenditoriale da noi rappresentato".


Centri commerciali: le Associazioni del commercio chiedono un incontro urgente al Governo

“Stupore ed estrema preoccupazione”. È la reazione delle Associazioni del commercio (Ancc-Coop, Ancd-Conad, Confcommercio, Confesercenti, Confimprese, Cncc–Consiglio Nazionale dei Centri Commerciali, Federdistribuzione) alla cancellazione nel testo definitivo del decreto del comma 1 dell’articolo 8, pur presente nella bozza, che disponeva la riapertura anche nel fine settimana dei centri commerciali nelle “zone gialle”. Restano dunque invariate le misure restrittive eccezionali per queste strutture, senza indicazioni su una possibile riapertura. Le Associazioni chiedono dunque un incontro urgente al premier Mario Draghi per conoscere i motivi della scelta, sottolineando che “la decisione, del tutto inattesa, va a gravare ulteriormente su un settore fortemente compromesso da chiusure straordinarie che si protraggono da oltre un anno”.

“In un contesto fortemente in evoluzione, in cui a partire dalle prossime settimane si assisterà alla riapertura di numerose attività - spiegano - è assolutamente necessario fornire risposte chiare ai 600mila lavoratori dei centri commerciali e fare chiarezza sui criteri utilizzati dal Governo e dagli organismi di supporto come il CTS per valutare una volta per tutte il grado di rischio connesso all’apertura delle strutture di grandi dimensioni in presenza di opportuni protocolli condivisi”.

Le Associazioni del commercio sottolineano infine che “è del tutto incomprensibile come gli stessi protocolli di sicurezza che consentono ai centri commerciali di restare aperti da lunedì a venerdì non risultino adeguati nel fine settimana, consentendo la stessa sicurezza nella gestione degli accessi e degli afflussi” e che “sin dall’inizio dell’emergenza, centri, parchi e gallerie commerciali hanno adottato misure di sicurezza ancor più stringenti rispetto a quanto richiesto a livello governativo e dalle singole Regioni, ribadendo in più occasioni la totale disponibilità a rafforzarle qualora necessario, assicurando tutte le garanzie necessarie a tutelare al meglio consumatori, dipendenti e fornitori dal rischio di contagio, con nessun caso di focolaio registrato nelle 1.200 strutture presenti nel Paese”.

Il contenuto del decreto
Il Consiglio dei ministri ha varato il nuovo decreto anti coronavirus le cui bozza era stata licenziata venerdì scorso. Nessuna novità di rilievo, a parte l’astensione politicamente pesante della Lega, che contesta la conferma del coprifuoco alle 22, valida fino al 31 luglio. Da lunedì 26, dunque, si è cominciato a riaprire, tra i primi i ristoratori: in zona gialla, fino a tutto il mese di maggio, sarà possibile pranzare o cenare solo nei locali che hanno tavoli all'aperto, mentre dal primo giugno si potrà mangiare anche al chiuso, ma solo a pranzo. Sempre in area gialla riapriranno con specifici protocolli teatri, cinema, spettacoli e musei. Dal 15 maggio sarà consentita l'attività nelle piscine scoperte e dal primo giugno nelle palestre al chiuso, data in cui saranno aperti al pubblico anche manifestazioni ed eventi sportivi di interesse nazionale. Il 15 giugno ripartono le fiere e dal primo luglio sarà la volta di congressi e parchi tematici. Per quanto riguarda gli spostamenti tra le Regioni resta necessaria l'autocertificazione, dove è già prevista, ma da subito si potrà girare più liberamente con in tasca il “certificato verde”, che attesti la vaccinazione, l'esecuzione di un tampone negativo o l'avvenuta guarigione dal Covid. Chi avrà il pass potrà anche accedere a determinati eventi, culturali e sportivi.


Fipe: “si chiudono i pubblici esercizi, ma il Covid circola altrove”

 

Un'operazione condotta dai Nas in un migliaio di imprese mai sottoposte a misure restrittive in tutta Italia ha rivelato che il Covid 19 circola abbondantemente in questi luoghi, frequentati ogni giorno da milioni di persone. "Si è scoperta l'acqua calda. Da mesi, dinanzi ai contagi che crescono, denunciamo l'inefficacia di misure di contrasto della pandemia che hanno un unico leit motiv: la chiusura dei pubblici esercizi”, ha commentato Aldo Cursano, vicepresidente vicario di Fipe Confcommercio, la Federazione italiana dei Pubblici esercizi. "È ora di abbandonare la politica delle chiusure - aggiunge la Federazione - e concentrarsi sui controlli che vanno estesi e rafforzati a tutte le attività perché se si rispettano i protocolli tutti possono lavorare in sicurezza. È inaccettabile che dinanzi alla circolazione del virus si utilizzino le nostre attività come capro espiatorio per dire che si sta facendo tutto il possibile, mentre non è affatto così".

 

Il commento di Federazione Moda Italia
"Abbiamo apprezzato la tempestività con cui il ministro Giorgetti ha dato seguito alla nostra proposta di permettere l'apertura dei punti vendita anche in zona rossa con la possibilità di entrare solo per appuntamento. Anche le numerose attività di moda nei centri commerciali si aspettavano un'inversione di tendenza sulle aperture nei weekend dal 15 maggio. Attendiamo fiduciosi l'accoglimento delle nostre proposte anche a seguito del check a tutte le misure che sarà effettuato ogni due settimane o in sede di conversione del decreto in legge". Così il presidente di Federazione Moda Italia, Renato Borghi.

 

Riapertura scuole, Conftrasporto propone ncc e taxi
“Per supportare un corretto nuovo avvio delle scuole superiori nelle grandi città è necessario usare i soldi pubblici per modalità di trasporto intelligente”. Così Paolo Uggè, presidente di Conftrasporto-Confcommercio, convinto della necessità di una maggiore sicurezza negli spostamenti all’interno delle aree metropolitane. “Invece di mandare nuovamente gli studenti nelle metropolitane e sui tram affollati, è necessario permettere, per quegli studenti che arrivano dalle aree limitrofe delle grandi città, di organizzare il trasporto in piccoli gruppi con taxi e NCC. Usiamo i soldi pubblici – suggerisce Uggè - affinché gli studenti, ma anche i docenti, viaggino con maggior sicurezza anche attraverso la suddivisione delle classi di insegnamento, quindi con differenti orari di ingresso a scuola durante la giornata, come si faceva una volta. Contemporaneamente, aiutiamo le categorie dei tassisti e degli ncc, che soffrono per mancanza di clienti. Lo Stato deve fare la sua parte”.

 

Sangalli: “anticipare le riaperture per le attività all'interno”


"Le aperture per le sole attività all'aperto rischiano di penalizzare almeno la metà delle imprese che non possono usufruire di questa possibilità. Per i pubblici esercizi della montagna, poi, è una doppia penalizzazione considerate le condizioni climatiche”. Lo ha detto il presidente di Confcommercio, Carlo Sangalli, nel suo intervento alla giornata "Legalità, ci piace!”. "Chiediamo - ha aggiunto Sangalli - due ulteriori accorgimenti: favorire una sensibilizzazione nei confronti delle amministrazioni locali nel permettere di utilizzare nuovi spazi pubblici, così da maggiore vivibilità delle nostre città e territori; anticipare prima possibile le aperture anche all'interno, con distanziamento e protocolli di sicurezza".

Fipe: “decreto un primo passo, ma serviva più coraggio”

"Avere una data per poter ripartire e poter lavorare la sera sono certamente segnali che vanno nella giusta direzione, ma ci aspettavamo maggiore coraggio". È il primo commento della Federazione Italiana dei Pubblici esercizi, Fipe-Confcommercio, per la quale “si tratta solo di un primo punto di partenza, perché troppe imprese restano tagliate fuori dalla limitazione del servizio ai soli spazi esterni, subendo così una discriminazione. Per queste realtà il lockdown non finirà il 26 aprile. È fondamentale avere già nei prossimi giorni una road map molto precisa che indichi come e quando le riaperture potranno coinvolgere, nel pieno rispetto dei protocolli di sicurezza, anche tutti quei locali che hanno a disposizione solo spazi interni. Parallelamente sarà importante invitare i Comuni a fare tutto quanto in loro potere per favorire la concessione di suolo pubblico agli operatori sfavoriti da questa riapertura parziale". Fipe sottolinea infine che "sarà essenziale che tutti quanti, imprenditori e avventori, dimostrino il massimo senso di responsabilità, rispettando pedissequamente le norme di sicurezza sanitaria stabilite dal Comitato tecnico scientifico. Non possiamo permetterci passi falsi. L'obiettivo comune deve essere quello di tornare a lavorare, e dunque a vivere, a pieno ritmo".

Sono 116mila i locali senza spazio esterno

Fipe fai inoltre notare che riaprire solo le attività che hanno i tavolini all'esterno "significa prolungare il lockdown per oltre 116mila pubblici esercizi". Il 46,6% dei bar e dei ristoranti italiani non ha infatti spazi all'aperto, una percentuale peraltro che nei centri storici, soggetti a regole molto più stringenti, aumenta considerevolmente. "Se questo è il momento del coraggio dice Fipe - che lo sia davvero. I sindaci mettano a disposizione spazi extra per le attività economiche che devono poter apparecchiare in strada ed evitare così di subire, oltre al danno del lockdown, la beffa di vedere i clienti seduti nei locali vicini". Per la federazione la data del 26 aprile da sola "non basta. Dobbiamo dare una prospettiva a tutti gli imprenditori. Bisogna lavorare da subito a un protocollo di sicurezza sanitaria stringente, che consenta la riapertura anche dei locali al chiuso e bisogna darci un cronoprogramma preciso, a partire dal 26 aprile. Non c'è più tempo da perdere. Nelle prossime ore chiederemo all'Associazione nazionale dei Comuni italiani di collaborare con noi per spingere i sindaci a concedere il maggior numero di spazi esterni extra, in via del tutto eccezionale e provvisoria, agli esercizi che in questo momento ne sono sprovvisti. Sarebbe un bel segnale di unità e di voglia di uscire dal pantano tutti insieme".

 

Sib: “'stabilimenti pronti ad accogliere i turisti stranieri dal 15 maggio”

Gli stabilimenti balneari "sono pronti ad accogliere i turisti anche stranieri, in particolare i tedeschi, che con la Pentecoste dal 13 maggio hanno un periodo di vacanze di 15 giorni. La nostra richiesta è stata accolta, siamo soddisfatti: l'apertura a giugno ci avrebbe penalizzato rispetto ad altri mercati concorrenti come la Grecia e la Spagna. L'importante è che l'Italia c'è, è pronta". Così Antonio Capacchione, presidente del Sib Fipe- Confcommercio, soddisfatto per l'accoglimento della richiesta fatta nei giorni scorsi al ministro del Turismo, Massimo Garavaglia. I balneari hanno iniziato già da qualche settimana a fare lavori di manutenzione sulle spiagge perché "non è che alziamo una saracinesca e apriamo - spiega Capacchione - alle volte c'è bisogno di un mese, di due mesi, dipende dalle dimensioni degli stabilimenti e quindi confido che dal 15 maggio si possa iniziare davvero a lavorare".

 

Federalberghi: “le terme sono già aperte e potranno offrire maggiori servizi”
Bene gli indirizzi formulati dalle Regioni, che “confermano gli alti standard di sicurezza garantiti dalle aziende termali”, ma non è chiaro “a quali ipotesi di termalismo si faccia riferimento quando si parla di riaperture al primo luglio. Ci auguriamo solo che eventuali profili di limitazioni alle attività termali presenti ad oggi nei testi normativi vengano aboliti al più presto”. Lo sottolinea Emanuele Boaretto, presidente di Federalberghi Terme, per il quale comunque "un ulteriore segnale positivo verrà dalle decisioni che il Governo si appresterebbe ad assumere e che consentirebbero di riprendere a breve i flussi turistici e sanitari idonei a far ripartire il settore dopo un anno di grosse difficoltà”. In ogni caso, conclude la Federazione, è bene ricordare che “gli stabilimenti termali italiani sono aperti già oggi per le prestazioni incluse nei livelli essenziali di assistenza (fangobalneoterapia e inalazioni, ad esempio) e per attività riabilitative e terapeutiche".

 

Anche il gioco legale vuole ripartire, “noi dimenticati dal decreto”


Le quattro organizzazioni degli esercenti del gioco legale, tra cui Acadi-Associazione Concessionari dei Giochi Pubblici aderente a Confcommercio, esprimono "sconcerto e infinita preoccupazione per l'assenza di indicazioni sulle riaperture del gioco legale nella bozza del decreto Covid". "Il Governo, anche alla luce della drammatica situazione economica del Paese, ha deciso di riaprire nelle prossime settimane praticamente tutte le attività economiche, compresi cinema, teatri, palestre - affermano le organizzazioni – ma ancora una volta non troviamo alcun cenno sulla riapertura delle sale da gioco, chiuse da 300 giorni". La situazione economica delle aziende del settore, che non hanno goduto al momento di alcun ristoro, è drammatica: 12mila punti vendita chiusi, indotto completamente fermo, oltre 60mila lavoratori a rischio. "Siamo stupefatti che il settore del gioco rimanga praticamente l'unico escluso dalle previsioni di riapertura - concludono le associazioni di settore - nonostante l'impegno ad una riapertura in sicurezza e sostenibile. Confidiamo che nel testo definitivo il Governo possa indicare una data certa di riapertura, coerentemente con quanto è accaduto per tutti gli altri settori economici".

Una prima risposta all’appello è arrivata dal sottosegretario al Ministero dell'Economia, Claudio Durigon, che intervenendo a un webinar organizzato da Acadi-Confcommercio ha affermato: ''stiamo ragionando sulla possibilità di far rientrare nel prossimo dpcm una data conclamata di riapertura'' per il settore del gioco pubblico”, cercando di "qualificarla nel contesto dei ristoranti al chiuso''. ''Spero che nei prossimi giorni avremo delle notizie importanti''.

 

Sangalli: “annullare il Salone del Mobile sarebbe un gravissimo errore”
"In questa fase delicata della ripartenza è fondamentale evitare passi falsi. Mettere in discussione il Salone del Mobile è un gravissimo errore". Così il presidente di Confcommercio Milano, Carlo Sangalli, a proposito del possibile annullamento della sessantesima edizione della Fiera, che sarebbe in calendario nel settembre prossimo. "La campagna vaccinale che procede rapida e i protocolli di sicurezza – ha aggiunto Sangalli - permettono di guardare con ragionevole ottimismo all'appuntamento. Il Salone del Mobile è una delle manifestazioni più importanti di Milano, coinvolge migliaia di imprese e produce un indotto di oltre 200 milioni di euro. Dopo lo stop dello scorso anno, la ripartenza della manifestazione ha un forte valore anche simbolico. La nostra città e il Paese hanno assoluto bisogno di segnali di fiducia per rimettersi in cammino e recuperare al più presto il terreno perduto".

 

Confcommercio Sicilia lancia “A fuoco il coprifuoco”

Il nome è volutamente provocatorio, “A fuoco il coprifuoco”, ma l’iniziativa che Confcommercio Sicilia si accinge ad attuare di concerto con Fipe vuole in realtà gridare “basta” rispetto alla scelta di far chiudere i pubblici esercizi alle 22 in piena estate, favorendo comportamenti disordinati e opposti. “La nostra non è disobbedienza civile – sottolinea il presidente di Confcommercio Sicilia, Gianluca Manenti – ma vogliamo alzare la voce rispetto a un provvedimento inaccettabile, ancora di più in una terra come la nostra dove, in estate, con le elevate temperature, il periodo serale è quello scelto per cercare un poco di refrigerio, per ritemprarsi dalle fatiche giornaliere, per godere della brezza marina. E tutto ciò, naturalmente, va ad incrociarsi con le legittime aspettative degli operatori del settore che sfruttano questo periodo per accrescere i loro affari, un’attesa ancora più pressante dopo mesi e mesi di fermo. Avvieremo, a livello siciliano, una raccolta firme su Change.org che attiveremo tra i nostri associati e metteremo a disposizione della nostra confederazione a livello nazionale per esprimere tutto il dissenso verso questa decisione che continua a penalizzarci in maniera forte”.

 

Lunedì, 26 Aprile 2021 08:41

RIAPERTURE AL VIA SENZA IL CAFFÈ AL BANCO

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Da oggi riavvio progressivo delle attività economiche nelle zone gialle. Il Ministero dell'Interno conferma che non è possibile consumare al banco dei bar, Fipe chiede l'intervento del Mise. Le Associazioni del commercio chiedono un incontro urgente al Governo.

Torna la zona gialla in quasi tutta Italia, ma non per i bar. Nel senso che rispetto alla zona gialla “classica” stavolta non è possibile consumare al banco, come conferma una circolare emessa il 24 aprile dal Ministero dell'Interno (qui il link in pdf). Il provvedimento ha immediatamente suscitato la reazione di Fipe-Confcommercio, per la quale il provvedimento “non dà certo la risposta che chiedono e meritano le decine di migliaia di bar e locali che si vedono messi ulteriormente in difficoltà proprio nel momento in cui si parla di riaperture", visto che “introduce una limitazione ulteriore che non esiste nel Dpcm del 2 marzo, al quale l'ultimo decreto fa riferimento, introducendo una penalizzante restrizione e ulteriore caos interpretativo. Il consumo al banco, regolato dai protocolli su distanziamento e capienza degli esercizi, permette in molti casi di snellire il servizio evitando assembramenti all'esterno ed è l'unica modalità di lavoro per numerosissime attività che non dispongono di spazi esterni".

C’è in più la questione non certo secondaria della sopravvivenza delle imprese: “per i bar al 26 aprile – dice il presidente Lino Enrico Stoppani - le misure restrittive sono addirittura peggiori di quelle che per mesi hanno adottato in zona gialla, perfino quando di vaccini non c'era traccia. Oggi, con oltre 17 milioni di somministrazioni vaccinali e 4 milioni di persone guarite dal Covid, si impedisce di effettuare il consumo al banco e lo si fa con un'interpretazione ministeriale. È una mancanza di rispetto e un danno secco verso 130mila imprese che hanno già pagato un prezzo altissimo per le misure di contenimento della pandemia, senza alcun beneficio evidente sul piano sanitario. Per questo chiediamo al più presto un intervento del Mise".

Ogni due settimane un "check" sul provvedimento
Le proteste delle Regioni non hanno sortito effetto, almeno per ora. Per il decreto sulle riaperture c'è stata infatti la pubblicazione in Gazzetta Ufficiale. Le Regioni erano tornate a chiedere di portare il coprifuoco alle 23 e di permettere di lavorare ai pubblici esercizi anche nei locali interni, ma respingendole l'Esecutivo ha precisato che sul provvedimento verrà fatto un check ogni due settimane a tutte le misure. Il primo sarà a metà maggio. A confermarlo lo stesso stesso ministro per le Autonomie, Mariastella Gelmini: "il coprifuoco non durerà fino al 31 luglio. È lo stesso decreto a dirlo, precisando che il Consiglio dei ministri potrà intervenire nelle prossime settimane, modificando periodicamente nel dl sia le regole per le riaperture che gli orari del coprifuoco". Sul tavolo delle richieste delle Regioni c'erano anche le riaperture del settore del wedding e delle piscine al chiuso, oltre alla ripresa degli allenamenti individuali nelle palestre già dal 26 aprile. Di rilevante c'è il fatto che è "saltata" la riapertura dei centri commerciali nei fine settimana contrariamente a quanto previsto dalle bozze, che indicavano la possibilità di aprire i centri commerciali, i parchi commerciali e le strutture analoghe nei fine settimana a partire dal 15 maggio.


Centri commerciali: le Associazioni del commercio chiedono un incontro urgente al Governo

“Stupore ed estrema preoccupazione”. È la reazione delle Associazioni del commercio (Ancc-Coop, Ancd-Conad, Confcommercio, Confesercenti, Confimprese, Cncc–Consiglio Nazionale dei Centri Commerciali, Federdistribuzione) alla cancellazione nel testo definitivo del decreto del comma 1 dell’articolo 8, pur presente nella bozza, che disponeva la riapertura anche nel fine settimana dei centri commerciali nelle “zone gialle”. Restano dunque invariate le misure restrittive eccezionali per queste strutture, senza indicazioni su una possibile riapertura. Le Associazioni chiedono dunque un incontro urgente al premier Mario Draghi per conoscere i motivi della scelta, sottolineando che “la decisione, del tutto inattesa, va a gravare ulteriormente su un settore fortemente compromesso da chiusure straordinarie che si protraggono da oltre un anno”.

“In un contesto fortemente in evoluzione, in cui a partire dalle prossime settimane si assisterà alla riapertura di numerose attività - spiegano - è assolutamente necessario fornire risposte chiare ai 600mila lavoratori dei centri commerciali e fare chiarezza sui criteri utilizzati dal Governo e dagli organismi di supporto come il CTS per valutare una volta per tutte il grado di rischio connesso all’apertura delle strutture di grandi dimensioni in presenza di opportuni protocolli condivisi”.

Le Associazioni del commercio sottolineano infine che “è del tutto incomprensibile come gli stessi protocolli di sicurezza che consentono ai centri commerciali di restare aperti da lunedì a venerdì non risultino adeguati nel fine settimana, consentendo la stessa sicurezza nella gestione degli accessi e degli afflussi” e che “sin dall’inizio dell’emergenza, centri, parchi e gallerie commerciali hanno adottato misure di sicurezza ancor più stringenti rispetto a quanto richiesto a livello governativo e dalle singole Regioni, ribadendo in più occasioni la totale disponibilità a rafforzarle qualora necessario, assicurando tutte le garanzie necessarie a tutelare al meglio consumatori, dipendenti e fornitori dal rischio di contagio, con nessun caso di focolaio registrato nelle 1.200 strutture presenti nel Paese”.

Il contenuto del decreto
Il Consiglio dei ministri ha varato il nuovo decreto anti coronavirus le cui bozza era stata licenziata venerdì scorso. Nessuna novità di rilievo, a parte l’astensione politicamente pesante della Lega, che contesta la conferma del coprifuoco alle 22, valida fino al 31 luglio. Da lunedì 26, dunque, si è cominciato a riaprire, tra i primi i ristoratori: in zona gialla, fino a tutto il mese di maggio, sarà possibile pranzare o cenare solo nei locali che hanno tavoli all'aperto, mentre dal primo giugno si potrà mangiare anche al chiuso, ma solo a pranzo. Sempre in area gialla riapriranno con specifici protocolli teatri, cinema, spettacoli e musei. Dal 15 maggio sarà consentita l'attività nelle piscine scoperte e dal primo giugno nelle palestre al chiuso, data in cui saranno aperti al pubblico anche manifestazioni ed eventi sportivi di interesse nazionale. Il 15 giugno ripartono le fiere e dal primo luglio sarà la volta di congressi e parchi tematici. Per quanto riguarda gli spostamenti tra le Regioni resta necessaria l'autocertificazione, dove è già prevista, ma da subito si potrà girare più liberamente con in tasca il “certificato verde”, che attesti la vaccinazione, l'esecuzione di un tampone negativo o l'avvenuta guarigione dal Covid. Chi avrà il pass potrà anche accedere a determinati eventi, culturali e sportivi.


Fipe si schiera con le Regioni: “prioritario riaprire i locali al chiuso”

 


Posticipare il coprifuoco alle ore 23, programmare l’immediata ripresa delle attività di wedding, indispensabili per il settore del banqueting fermo da oltre un anno, ma soprattutto consentire la somministrazione anche nei pubblici esercizi che non dispongono di spazi all’aperto. Le proposte della Conferenza delle Regioni sono pienamente condivise da Fipe-Confcommercio, per la quale “dopo un anno di restrizioni è necessario un supplemento di coraggio. I protocolli di sicurezza che consentono di far lavorare anche i locali che non hanno la possibilità di allestire spazi all’aperto ci sono ed è doveroso metterli in atto. Non si può discriminare ulteriormente metà dei bar e dei ristoranti del Paese, imponendo regole diverse per imprese dello stesso settore. Certo, anche posticipare il coprifuoco di un’ora, consentendo ai locali di fare il doppio turno la sera è importante, non tanto per ragioni di cassa ma per favorire attraverso l’allungamento dell’orario una distribuzione più ordinata e sicura dei clienti. Per noi dunque la priorità è rimettere in moto anche gli esercizi senza dehor e il mondo del banqueting bloccato da quattordici mesi. L’avanzare della campagna vaccinale e della bella stagione devono essere la spinta per andare in questa direzione. Senza questi interventi l’apertura del 26 aprile rischia di trasformarsi in una falsa partenza che aumenta diseguaglianze e rabbia”.

Da parte sua il presidente Lino Enrico Stoppani ha definito una scelta "scientificamente e socialmente incomprensibile". Così il presidente di Fipe-Confcommercio, quella di mantenere il coprifuoco alle 22, “incoerente rispetto alle finalità che si propone, perché comprime gli orari e favorisce comportamenti disordinati e opposti”. Stoppani sottolinea poi che "alle condizioni del decreto legge sulle riaperture oltre la metà dei pubblici esercizi italiani non può di fatto farlo. Sono scelte che vanno spiegate e bene, perché appaiono punitive rispetto a quelle adottate in momenti più critici dal punto di vista sanitario. Siamo stati i primi a proporre gradualità e regole certe, che tuttavia devono avere un supporto di carattere scientifico. Pur applicando rigorosi protocolli di sicurezza e garantendo il solo servizio al tavolo, oggi si ritiene che il problema sia l'utilizzo degli spazi interni. Noi siamo esausti di pagare colpe non nostre, come la lentezza della campagna di vaccinazione e l'impossibilità di controllare il territorio punendo comportamenti scorretti. Se il 15 maggio il Governo ha preso l'impegno di vaccinare tutti gli over 70 di questo Paese, riteniamo giusto che prenda anche l'impegno a riaprire le attività all'interno a pranzo e a cena applicando i rigorosi protocolli già approvati".

 

Il commento di Federazione Moda Italia
"Abbiamo apprezzato la tempestività con cui il ministro Giorgetti ha dato seguito alla nostra proposta di permettere l'apertura dei punti vendita anche in zona rossa con la possibilità di entrare solo per appuntamento. Anche le numerose attività di moda nei centri commerciali si aspettavano un'inversione di tendenza sulle aperture nei weekend dal 15 maggio. Attendiamo fiduciosi l'accoglimento delle nostre proposte anche a seguito del check a tutte le misure che sarà effettuato ogni due settimane o in sede di conversione del decreto in legge". Così il presidente di Federazione Moda Italia, Renato Borghi.

 

Riapertura scuole, Conftrasporto propone ncc e taxi
“Per supportare un corretto nuovo avvio delle scuole superiori nelle grandi città è necessario usare i soldi pubblici per modalità di trasporto intelligente”. Così Paolo Uggè, presidente di Conftrasporto-Confcommercio, convinto della necessità di una maggiore sicurezza negli spostamenti all’interno delle aree metropolitane. “Invece di mandare nuovamente gli studenti nelle metropolitane e sui tram affollati, è necessario permettere, per quegli studenti che arrivano dalle aree limitrofe delle grandi città, di organizzare il trasporto in piccoli gruppi con taxi e NCC. Usiamo i soldi pubblici – suggerisce Uggè - affinché gli studenti, ma anche i docenti, viaggino con maggior sicurezza anche attraverso la suddivisione delle classi di insegnamento, quindi con differenti orari di ingresso a scuola durante la giornata, come si faceva una volta. Contemporaneamente, aiutiamo le categorie dei tassisti e degli ncc, che soffrono per mancanza di clienti. Lo Stato deve fare la sua parte”.

 

Sangalli: “anticipare le riaperture per le attività all'interno”


"Le aperture per le sole attività all'aperto rischiano di penalizzare almeno la metà delle imprese che non possono usufruire di questa possibilità. Per i pubblici esercizi della montagna, poi, è una doppia penalizzazione considerate le condizioni climatiche”. Lo ha detto il presidente di Confcommercio, Carlo Sangalli, nel suo intervento alla giornata "Legalità, ci piace!”. "Chiediamo - ha aggiunto Sangalli - due ulteriori accorgimenti: favorire una sensibilizzazione nei confronti delle amministrazioni locali nel permettere di utilizzare nuovi spazi pubblici, così da maggiore vivibilità delle nostre città e territori; anticipare prima possibile le aperture anche all'interno, con distanziamento e protocolli di sicurezza".

Fipe: “decreto un primo passo, ma serviva più coraggio”

"Avere una data per poter ripartire e poter lavorare la sera sono certamente segnali che vanno nella giusta direzione, ma ci aspettavamo maggiore coraggio". È il primo commento della Federazione Italiana dei Pubblici esercizi, Fipe-Confcommercio, per la quale “si tratta solo di un primo punto di partenza, perché troppe imprese restano tagliate fuori dalla limitazione del servizio ai soli spazi esterni, subendo così una discriminazione. Per queste realtà il lockdown non finirà il 26 aprile. È fondamentale avere già nei prossimi giorni una road map molto precisa che indichi come e quando le riaperture potranno coinvolgere, nel pieno rispetto dei protocolli di sicurezza, anche tutti quei locali che hanno a disposizione solo spazi interni. Parallelamente sarà importante invitare i Comuni a fare tutto quanto in loro potere per favorire la concessione di suolo pubblico agli operatori sfavoriti da questa riapertura parziale". Fipe sottolinea infine che "sarà essenziale che tutti quanti, imprenditori e avventori, dimostrino il massimo senso di responsabilità, rispettando pedissequamente le norme di sicurezza sanitaria stabilite dal Comitato tecnico scientifico. Non possiamo permetterci passi falsi. L'obiettivo comune deve essere quello di tornare a lavorare, e dunque a vivere, a pieno ritmo".

Sono 116mila i locali senza spazio esterno

Fipe fai inoltre notare che riaprire solo le attività che hanno i tavolini all'esterno "significa prolungare il lockdown per oltre 116mila pubblici esercizi". Il 46,6% dei bar e dei ristoranti italiani non ha infatti spazi all'aperto, una percentuale peraltro che nei centri storici, soggetti a regole molto più stringenti, aumenta considerevolmente. "Se questo è il momento del coraggio dice Fipe - che lo sia davvero. I sindaci mettano a disposizione spazi extra per le attività economiche che devono poter apparecchiare in strada ed evitare così di subire, oltre al danno del lockdown, la beffa di vedere i clienti seduti nei locali vicini". Per la federazione la data del 26 aprile da sola "non basta. Dobbiamo dare una prospettiva a tutti gli imprenditori. Bisogna lavorare da subito a un protocollo di sicurezza sanitaria stringente, che consenta la riapertura anche dei locali al chiuso e bisogna darci un cronoprogramma preciso, a partire dal 26 aprile. Non c'è più tempo da perdere. Nelle prossime ore chiederemo all'Associazione nazionale dei Comuni italiani di collaborare con noi per spingere i sindaci a concedere il maggior numero di spazi esterni extra, in via del tutto eccezionale e provvisoria, agli esercizi che in questo momento ne sono sprovvisti. Sarebbe un bel segnale di unità e di voglia di uscire dal pantano tutti insieme".

 

Sib: “'stabilimenti pronti ad accogliere i turisti stranieri dal 15 maggio”

Gli stabilimenti balneari "sono pronti ad accogliere i turisti anche stranieri, in particolare i tedeschi, che con la Pentecoste dal 13 maggio hanno un periodo di vacanze di 15 giorni. La nostra richiesta è stata accolta, siamo soddisfatti: l'apertura a giugno ci avrebbe penalizzato rispetto ad altri mercati concorrenti come la Grecia e la Spagna. L'importante è che l'Italia c'è, è pronta". Così Antonio Capacchione, presidente del Sib Fipe- Confcommercio, soddisfatto per l'accoglimento della richiesta fatta nei giorni scorsi al ministro del Turismo, Massimo Garavaglia. I balneari hanno iniziato già da qualche settimana a fare lavori di manutenzione sulle spiagge perché "non è che alziamo una saracinesca e apriamo - spiega Capacchione - alle volte c'è bisogno di un mese, di due mesi, dipende dalle dimensioni degli stabilimenti e quindi confido che dal 15 maggio si possa iniziare davvero a lavorare".

 

Federalberghi: “le terme sono già aperte e potranno offrire maggiori servizi”
Bene gli indirizzi formulati dalle Regioni, che “confermano gli alti standard di sicurezza garantiti dalle aziende termali”, ma non è chiaro “a quali ipotesi di termalismo si faccia riferimento quando si parla di riaperture al primo luglio. Ci auguriamo solo che eventuali profili di limitazioni alle attività termali presenti ad oggi nei testi normativi vengano aboliti al più presto”. Lo sottolinea Emanuele Boaretto, presidente di Federalberghi Terme, per il quale comunque "un ulteriore segnale positivo verrà dalle decisioni che il Governo si appresterebbe ad assumere e che consentirebbero di riprendere a breve i flussi turistici e sanitari idonei a far ripartire il settore dopo un anno di grosse difficoltà”. In ogni caso, conclude la Federazione, è bene ricordare che “gli stabilimenti termali italiani sono aperti già oggi per le prestazioni incluse nei livelli essenziali di assistenza (fangobalneoterapia e inalazioni, ad esempio) e per attività riabilitative e terapeutiche".

 

Anche il gioco legale vuole ripartire, “noi dimenticati dal decreto”


Le quattro organizzazioni degli esercenti del gioco legale, tra cui Acadi-Associazione Concessionari dei Giochi Pubblici aderente a Confcommercio, esprimono "sconcerto e infinita preoccupazione per l'assenza di indicazioni sulle riaperture del gioco legale nella bozza del decreto Covid". "Il Governo, anche alla luce della drammatica situazione economica del Paese, ha deciso di riaprire nelle prossime settimane praticamente tutte le attività economiche, compresi cinema, teatri, palestre - affermano le organizzazioni – ma ancora una volta non troviamo alcun cenno sulla riapertura delle sale da gioco, chiuse da 300 giorni". La situazione economica delle aziende del settore, che non hanno goduto al momento di alcun ristoro, è drammatica: 12mila punti vendita chiusi, indotto completamente fermo, oltre 60mila lavoratori a rischio. "Siamo stupefatti che il settore del gioco rimanga praticamente l'unico escluso dalle previsioni di riapertura - concludono le associazioni di settore - nonostante l'impegno ad una riapertura in sicurezza e sostenibile. Confidiamo che nel testo definitivo il Governo possa indicare una data certa di riapertura, coerentemente con quanto è accaduto per tutti gli altri settori economici".

 

Sangalli: “annullare il Salone del Mobile sarebbe un gravissimo errore”
"In questa fase delicata della ripartenza è fondamentale evitare passi falsi. Mettere in discussione il Salone del Mobile è un gravissimo errore". Così il presidente di Confcommercio Milano, Carlo Sangalli, a proposito del possibile annullamento della sessantesima edizione della Fiera, che sarebbe in calendario nel settembre prossimo. "La campagna vaccinale che procede rapida e i protocolli di sicurezza – ha aggiunto Sangalli - permettono di guardare con ragionevole ottimismo all'appuntamento. Il Salone del Mobile è una delle manifestazioni più importanti di Milano, coinvolge migliaia di imprese e produce un indotto di oltre 200 milioni di euro. Dopo lo stop dello scorso anno, la ripartenza della manifestazione ha un forte valore anche simbolico. La nostra città e il Paese hanno assoluto bisogno di segnali di fiducia per rimettersi in cammino e recuperare al più presto il terreno perduto".

 

Confcommercio Sicilia lancia “A fuoco il coprifuoco”

Il nome è volutamente provocatorio, “A fuoco il coprifuoco”, ma l’iniziativa che Confcommercio Sicilia si accinge ad attuare di concerto con Fipe vuole in realtà gridare “basta” rispetto alla scelta di far chiudere i pubblici esercizi alle 22 in piena estate, favorendo comportamenti disordinati e opposti. “La nostra non è disobbedienza civile – sottolinea il presidente di Confcommercio Sicilia, Gianluca Manenti – ma vogliamo alzare la voce rispetto a un provvedimento inaccettabile, ancora di più in una terra come la nostra dove, in estate, con le elevate temperature, il periodo serale è quello scelto per cercare un poco di refrigerio, per ritemprarsi dalle fatiche giornaliere, per godere della brezza marina. E tutto ciò, naturalmente, va ad incrociarsi con le legittime aspettative degli operatori del settore che sfruttano questo periodo per accrescere i loro affari, un’attesa ancora più pressante dopo mesi e mesi di fermo. Avvieremo, a livello siciliano, una raccolta firme su Change.org che attiveremo tra i nostri associati e metteremo a disposizione della nostra confederazione a livello nazionale per esprimere tutto il dissenso verso questa decisione che continua a penalizzarci in maniera forte”.

Giovedì, 22 Aprile 2021 09:23

Decreto riaperture del 21 aprile 2021

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Il Consiglio dei ministri ha approvato il provvedimento che da lunedì prossimo permette il riavvio progressivo delle attività economiche nelle zone dove la situazione sanitaria è più sotto controllo.

Il Consiglio dei ministri ha varato il nuovo decreto anti coronavirus le cui bozza era stata licenziata venerdì scorso. Nessuna novità di rilievo, a parte l’astensione politicamente pesante della Lega, che contesta la conferma del coprifuoco alle 22. Da lunedì 26, dunque, si comincia a riaprire e tra i primi ci saranno i ristoratori: in zona gialla, fino a tutto il mese di maggio, sarà possibile pranzare o cenare solo nei locali che hanno tavoli all'aperto, mentre dal primo giugno si potrà mangiare anche al chiuso, ma solo a pranzo. Sempre in area gialla riapriranno con specifici protocolli teatri, cinema, spettacoli e musei. Dal 15 maggio sarà consentita l'attività nelle piscine scoperte e dal primo giugno nelle palestre al chiuso, data in cui saranno aperti al pubblico anche manifestazioni ed eventi sportivi di interesse nazionale. Il 15 giugno ripartono le fiere e dal primo luglio sarà la volta di congressi e parchi tematici. Per quanto riguarda gli spostamenti tra le Regioni resta necessaria l'autocertificazione, dove è già prevista, ma da subito si potrà girare più liberamente con in tasca il “certificato verde”, che attesti la vaccinazione, l'esecuzione di un tampone negativo o l'avvenuta guarigione dal Covid. Chi avrà il pass potrà anche accedere a determinati eventi, culturali e sportivi.

Sangalli: “anticipare le riaperture per le attività all'interno”


"Le aperture per le sole attività all'aperto rischiano di penalizzare almeno la metà delle imprese che non possono usufruire di questa possibilità. Per i pubblici esercizi della montagna, poi, è una doppia penalizzazione considerate le condizioni climatiche”. Lo ha detto il presidente di Confcommercio, Carlo Sangalli, nel suo intervento alla giornata "Legalità, ci piace!”. "Chiediamo - ha aggiunto Sangalli - due ulteriori accorgimenti: favorire una sensibilizzazione nei confronti delle amministrazioni locali nel permettere di utilizzare nuovi spazi pubblici, così da maggiore vivibilità delle nostre città e territori; anticipare prima possibile le aperture anche all'interno, con distanziamento e protocolli di sicurezza".

Fipe: “un primo passo, ma serviva più coraggio”

"Avere una data per poter ripartire e poter lavorare la sera sono certamente segnali che vanno nella giusta direzione, ma ci aspettavamo maggiore coraggio". È il primo commento della Federazione Italiana dei Pubblici esercizi, Fipe-Confcommercio, per la quale “si tratta solo di un primo punto di partenza, perché troppe imprese restano tagliate fuori dalla limitazione del servizio ai soli spazi esterni, subendo così una discriminazione. Per queste realtà il lockdown non finirà il 26 aprile. È fondamentale avere già nei prossimi giorni una road map molto precisa che indichi come e quando le riaperture potranno coinvolgere, nel pieno rispetto dei protocolli di sicurezza, anche tutti quei locali che hanno a disposizione solo spazi interni. Parallelamente sarà importante invitare i Comuni a fare tutto quanto in loro potere per favorire la concessione di suolo pubblico agli operatori sfavoriti da questa riapertura parziale". Fipe sottolinea infine che "sarà essenziale che tutti quanti, imprenditori e avventori, dimostrino il massimo senso di responsabilità, rispettando pedissequamente le norme di sicurezza sanitaria stabilite dal Comitato tecnico scientifico. Non possiamo permetterci passi falsi. L'obiettivo comune deve essere quello di tornare a lavorare, e dunque a vivere, a pieno ritmo".

Sono 116mila i locali senza spazio esterno

Fipe fai inoltre notare che riaprire solo le attività che hanno i tavolini all'esterno "significa prolungare il lockdown per oltre 116mila pubblici esercizi". Il 46,6% dei bar e dei ristoranti italiani non ha infatti spazi all'aperto, una percentuale peraltro che nei centri storici, soggetti a regole molto più stringenti, aumenta considerevolmente. "Se questo è il momento del coraggio dice Fipe - che lo sia davvero. I sindaci mettano a disposizione spazi extra per le attività economiche che devono poter apparecchiare in strada ed evitare così di subire, oltre al danno del lockdown, la beffa di vedere i clienti seduti nei locali vicini". Per la federazione la data del 26 aprile da sola "non basta. Dobbiamo dare una prospettiva a tutti gli imprenditori. Bisogna lavorare da subito a un protocollo di sicurezza sanitaria stringente, che consenta la riapertura anche dei locali al chiuso e bisogna darci un cronoprogramma preciso, a partire dal 26 aprile. Non c'è più tempo da perdere. Nelle prossime ore chiederemo all'Associazione nazionale dei Comuni italiani di collaborare con noi per spingere i sindaci a concedere il maggior numero di spazi esterni extra, in via del tutto eccezionale e provvisoria, agli esercizi che in questo momento ne sono sprovvisti. Sarebbe un bel segnale di unità e di voglia di uscire dal pantano tutti insieme".

 

Sib: “'stabilimenti pronti ad accogliere i turisti stranieri dal 15 maggio”

Gli stabilimenti balneari "sono pronti ad accogliere i turisti anche stranieri, in particolare i tedeschi, che con la Pentecoste dal 13 maggio hanno un periodo di vacanze di 15 giorni. La nostra richiesta è stata accolta, siamo soddisfatti: l'apertura a giugno ci avrebbe penalizzato rispetto ad altri mercati concorrenti come la Grecia e la Spagna. L'importante è che l'Italia c'è, è pronta". Così Antonio Capacchione, presidente del Sib Fipe- Confcommercio, soddisfatto per l'accoglimento della richiesta fatta nei giorni scorsi al ministro del Turismo, Massimo Garavaglia. I balneari hanno iniziato già da qualche settimana a fare lavori di manutenzione sulle spiagge perché "non è che alziamo una saracinesca e apriamo - spiega Capacchione - alle volte c'è bisogno di un mese, di due mesi, dipende dalle dimensioni degli stabilimenti e quindi confido che dal 15 maggio si possa iniziare davvero a lavorare".

 

Federalberghi: “le terme sono già aperte e potranno offrire maggiori servizi”
Bene gli indirizzi formulati dalle Regioni, che “confermano gli alti standard di sicurezza garantiti dalle aziende termali”, ma non è chiaro “a quali ipotesi di termalismo si faccia riferimento quando si parla di riaperture al primo luglio. Ci auguriamo solo che eventuali profili di limitazioni alle attività termali presenti ad oggi nei testi normativi vengano aboliti al più presto”. Lo sottolinea Emanuele Boaretto, presidente di Federalberghi Terme, per il quale comunque "un ulteriore segnale positivo verrà dalle decisioni che il Governo si appresterebbe ad assumere e che consentirebbero di riprendere a breve i flussi turistici e sanitari idonei a far ripartire il settore dopo un anno di grosse difficoltà”. In ogni caso, conclude la Federazione, è bene ricordare che “gli stabilimenti termali italiani sono aperti già oggi per le prestazioni incluse nei livelli essenziali di assistenza (fangobalneoterapia e inalazioni, ad esempio) e per attività riabilitative e terapeutiche".

I centri commerciali chiedono di riaprire nel fine settimana
In vista della definizione del programma di riaperture Annc-Coop, Ancd-Conad, Confcommercio, Confimprese, Cncc-Consiglio Nazionale dei Centri Commerciali e Federdistribuzione chiedono al Governo di permettere a tutti i punti vendita di centri, parchi e gallerie commerciali di riprendere l’attività anche nei fine settimana, nel rispetto dei protocolli di sicurezza. Questi ultimi, fanno notare le Associazioni del commercio, “sono stringenti e offrono tutte le garanzie necessarie a tutelare al meglio consumatori, dipendenti e fornitori dal rischio di contagio”. La chiusura nel weekend, operativa da più di sei mesi (140 le giornate di chiusura, per la precisione) ha tagliato il giro d’affari del 40% rispetto al 2019 e il fatturato annuo di 56 miliardi di euro. Sono numeri che “mettono a repentaglio la tenuta delle aziende, con il rischio di forti ricadute occupazionali”.

Ad aggravare la situazione, dicono ancora le Associazioni, “va considerato che i ristori economici per le imprese sono stati quasi nulli e inadeguati a coprire le perdite già consolidate”. Sono dunque urgenti “un’iniezione di liquidità nel sistema per le imprese di tutte le dimensioni, che potrebbe passare anche da uno spostamento temporale delle scadenze fiscali e previdenziali, da un rafforzamento degli strumenti e una semplificazione delle procedure di accesso al credito agevolato, con tempi rapidi e certi, da una nuova misura sugli affitti, con la previsione del credito di imposta anche per il 2021”.

 

Anche il gioco legale vuole ripartire, “noi dimenticati dal decreto”


Le quattro organizzazioni degli esercenti del gioco legale, tra cui Acadi-Associazione Concessionari dei Giochi Pubblici aderente a Confcommercio, esprimono "sconcerto e infinita preoccupazione per l'assenza di indicazioni sulle riaperture del gioco legale nella bozza del decreto Covid". "Il Governo, anche alla luce della drammatica situazione economica del Paese, ha deciso di riaprire nelle prossime settimane praticamente tutte le attività economiche, compresi cinema, teatri, palestre - affermano le organizzazioni – ma ancora una volta non troviamo alcun cenno sulla riapertura delle sale da gioco, chiuse da 300 giorni". La situazione economica delle aziende del settore, che non hanno goduto al momento di alcun ristoro, è drammatica: 12mila punti vendita chiusi, indotto completamente fermo, oltre 60mila lavoratori a rischio. "Siamo stupefatti che il settore del gioco rimanga praticamente l'unico escluso dalle previsioni di riapertura - concludono le associazioni di settore - nonostante l'impegno ad una riapertura in sicurezza e sostenibile. Confidiamo che nel testo definitivo il Governo possa indicare una data certa di riapertura, coerentemente con quanto è accaduto per tutti gli altri settori economici".

La cabina di regia ha dato il via libera al riavvio progressivo delle attività economiche nelle zone dove la situazione sanitaria è più sotto controllo. Si parte con gli esercizi di ristorazione, stabilimenti balneari dal 15 maggio, palestre dal primo giugno. Fipe: "sono 116mila i locali senza spazio esterno, serve un protocollo”.

Lunedì, 19 Aprile 2021 08:45

Legalità ci piace!

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Il 20 aprile appuntamento con la Giornata nazionale dedicata alla legalità in diretta streaming sul sito di Confcommercio dalle ore 11.00. Quest'anno sarà presentata un'analisi sull’usura al tempo del Covid e sugli effetti per le imprese. Interverranno il Presidente di Confcommercio, Carlo Sangalli e il Ministro dell’Interno, Luciana Lamorgese.

Martedì 20 aprile si terrà l'ottava edizione della Giornata nazionale di Confcommercio “Legalità, ci piace!”, in diretta streaming sul sito di Confcommercio dalle ore 11.00. Come ogni anno, l'intento della confederazione è quello di promuovere e rafforzare la cultura della legalità come prerequisito fondamentale per la crescita e lo sviluppo. Questa volta, ovviamente, le analisi e le riflessioni non potranno non tener conto del fattore coronavirus che ha contribuito a far crescere in modo particolare fenomeni come quello dell'usura nei confronti delle imprese. E proprio sul tema dell'usura, nel corso dei lavori, che si apriranno alle ore 11.00, il Direttore dell’Ufficio Studi, Mariano Bella, presenterà un’analisi di Confcommercio.

Sono previsti gli interventi del Presidente di Confcommercio, Carlo Sangalli e del Ministro dell’Interno, Luciana Lamorgese.

 

 Migliaia le persone collegate da ogni parte d’Italia per offrire la propria testimonianza e chiedere una data certa per le riaperture.