Notizie

Il presidente di Confcommercio sul Messaggero: “quest’anno la spesa turistica recupererà undici miliardi, ma resta molto sotto al 2019”. “Pnrr opportunità straordinaria che non va sprecata per ridurre il divario Nord-Sud”.

«Ripresa lenta, saremo definitivamente fuori dalla crisi solo nel 2023». Il presidente di Confcommercio Carlo Sangalli promuove le riaperture e i progressi della campagna vaccinale, fondamentali per rimettere in moto l'economia italiana, ma spiega che la strada da percorrere è ancora molto lunga.

Gli indicatori economici tornano a sorridere. Cosa ne pensa?

«A maggio il Pil ha mostrato i primi segnali di una ripresa di qualche rilievo, con un incremento del 3,7% secondo le nostre stime. Se a questo aggiungiamo l'inaspettata crescita registrata dall'Istat nel primo trimestre, allora ci sono le premesse per un possibile recupero superiore al 4,5% nel 2021».

Sarà una ripresa a macchia di leopardo?

«Non tutti i settori, ovviamente, stanno viaggiando agli stessi ritmi. Se la manifattura e le costruzioni già da alcuni mesi registrano variazioni positive, per i servizi la strada da percorrere è ancora molto lunga. Per i grandi aggregati del turismo, della cultura e della convivialità, un ritorno ai livelli di produzione e consumo del 2019 potrà verificarsi, molto probabilmente, solo all'inizio del 2023».

Il settore del turismo è tra quelli che hanno sofferto di più.

«Il turismo, soprattutto quello estero, è ancora molto lontano da una vera ripresa. Per l'anno in corso stimiamo una crescita delle spese turistiche del 18,8%: fanno quasi 11 miliardi di euro di maggiori spese rispetto al 2020. Ma anche in questa ipotesi favorevole, il giro d'affari sarà inferiore del 50% rispetto ai livelli del 2019, con una perdita di oltre 65 miliardi di euro. Tra l'altro sono ancora moltissime le imprese chiuse e per alcune, penso alle discoteche, non è prevista una data per la riapertura Questo significa rischio concreto di cessazione definitiva delle attività, con conseguenze drammatiche per l'occupazione».

I dati attuali sull'occupazione la preoccupano?

«In generale il lavoro indipendente è stato il più colpito dalla crisi. Ad aprile si scontava, rispetto a febbraio del 2020, una riduzione del 6,6% di occupati in questa posizione, vale a dire 347 mila persone, un numero importante. Finita l'emergenza andranno messe in pista robuste politiche attive fondate sul rapporto tra cura delle competenze e servizi pubblici e privati per l'impiego».

Lo sguardo ora è rivolto al Pnrr. È fiducioso?

«Il Pnrr deve affrontare una duplice sfida. La prima: risolvere, nel nostro Paese, nodi strutturali di lungo periodo e rilanciare un processo di crescita in affanno da almeno un ventennio. La seconda: dimostrare che è giunto il tempo di una nuova e più avanzata pagina del progetto europeo. Per affrontare e vincere questa duplice sfida, serve il combinato disposto di investimenti di qualità e delle riforme indispensabili per il migliore funzionamento del sistema-Italia. Ma serve anche lo sforzo collettivo di cui ha parlato il governatore della Banca d'Italia Ignazio Visco nelle sue considerazioni finali. Per questo, ci sembra necessario anche un confronto più continuo e strutturato con le parti sociali. Bisogna realizzarlo a partire dalla valorizzazione del ruolo del tavolo di partenariato previsto nell'ambito della governance del Piano».

 

Bonus Agenda urbana in arrivo ma è necessario il Durc regolare e ciò esclude il 40% delle attività L'ostacolo. Di Pietro e Confcommercio chiedono invano di eliminare il requisito Oltre 2 milioni di euro di contributi a fondo perduto per le microimprese di Enna, con il "bonus Sicilia aree urbane", ma il requisito della regolarità Durc, previsto nel bando appena pubblicato dall'assessorato regionale alle attività produttive, potrebbe escludere circa il 40% delle attività locali fortemente provate dalla lunga sofferenza economica determinata dall'emergenza sanitaria. Importante però, per evitare di disperdere i 2.285.000 euro destinati alla città con i fondi di "Agenda Urbana", e che prevedono finanziamenti entro i seimila euro per attività, il risultato ottenuto grazie al gioco di squadra tra il sindaco di Enna Maurizio Di Pietro e le associazioni di categoria portato avanti con i tavoli tecnici periodici che ha portato all'ampliamento dei codici Ateco che possono partecipare al bando. «Abbiamo tentato tutte le strade possibili - commenta il sindaco Di Pietro - per arrivare ad eliminare il requisito del Durc per accedere ai finanziamenti considerando la grave difficoltà vissuta dalle attività produttive nell'ultimo anno e mezzo costellato di fermi improvvisi e ripartenze condizionate dall'incertezza continua. Si è guardato alla città ed ai suoi bisogni, ed ho fatto mia e di questa amministrazione ogni proposta che potesse evitare di disperdere i fondi e come tale privare di ossigeno chi ne ha più bisogno. In questo senso si è portata avanti la richiesta di ampliamento dei codici Ateco. Sono fiducioso per il futuro e per una ripresa economica possibile di questa città che da già segnali di ottimistica ripartenza». Il lavoro di squadra tra amministrazione ed associazioni di categoria trova il favorevole riscontro di Confcommercio con il direttore Gianluca Speranza: «Quella con l'amministrazione comunale di Enna è una collaborazione che ci soddisfa perché si è davvero fatto ogni tentativo per non escludere nessuno eliminando il requisito del Durc, nonostante si sia provato in tutti i modi a evitarlo, e si è potuto ottenere, insieme, l'ampliamento dei codici Ateco. In questo modo da stime fatte dovrebbe rientrare circa il 60% delle imprese. La nostra paura sin dal primo momento è stata quelle di perdere i fondi destinati ad Enna e si è fatto in modo che non accadesse». Il prossimo tavolo tecnico tra Di Pietro e associazioni di categoria è fissato per il 9 giugno e ieri si è tenuto un incontro con la seconda commissione consiliare. «Abbiamo potuto constatare - dice ancora Speranza - interesse pieno e comunione di intenti, da tutte le parti, per realizzare il bene della città. Enna è una piccola realtà che necessita della coesione e collaborazione di tutti. Il benessere economico del capoluogo equivale, in prospettiva, al benessere di tutti comuni che si trovano vicini e non soltanto». Prossima azione quella che va nella direzione di «incidere nel prossimo futuro sul recovery fund grazie alla collaborazione con tutte le parti». Per Speranza i segnali di ripresa sul territorio iniziano a farsi vedere «grazie alla sempre viva capacità degli esercenti locali che mostrano professionalità ed amore per il loro lavoro e al grande impegno di chi lavora nel settore della ristorazione che si è dimostrato ancora una volta pronto e determinato ad affrontare le nuove sfide».

L’Istat ha ribaltato le stime diffuse un mese fa: tra gennaio e marzo il Pil è aumentato dello 0,1%. Ad aprile salgono occupazione e disoccupazione. Confcommercio: “luci sulla ripresa, molte ombre sul lavoro”
Contrordine: il primo trimestre del 2021 si è chiuso in crescita per l'economia italiana. L'Istat ha infatti ribaltato le stime diffuse il 30 aprile scorso (link ai dati completi in pdf), che indicavano un calo congiunturale dello 0,4%, annunciando invece per il periodo gennaio-marzo un aumento del Pil dello 0,1% rispetto ai tre mesi precedenti. La variazione acquisita del Pil per il 2021, ovvero quella che si otterrebbe se nei trimestri successivi al primo si registrasse una crescita nulla, è così ora ari a +2,6%. Un segnale positivo, insomma, nel giorno in cui l'Istat ha diffuso anche i dati sul mercato del lavoro dai quali emergono cenni di vitalità, con occupazione e disoccupazione in aumento.

 

Il moderato recupero dell'attività produttiva, spiega l'Istituto di statistica, è sintesi di un aumento del valore aggiunto dell'agricoltura e dell'industria e di una contrazione del terziario, che in alcuni comparti ha risentito ancora degli effetti delle misure di contrasto dell'emergenza sanitaria. I servizi di informazione e comunicazioni, le attività finanziarie e assicurative e quelle professionali sono cresciuti rispettivamente dello 0,1%, 0,2% e del 4,3%, mentre il valore aggiunto è diminuito del 2,3% nel comparto che raggruppa commercio, trasporto, alloggio e ristorazione, dell'1% nelle attività immobiliari, dello 0,4% nell'amministrazione pubblica, difesa, istruzione e sanità e dell'1,7% nel raggruppamento delle attività artistiche, di intrattenimento e degli altri servizi.

La spesa delle famiglie, infine, è diminuita dell'1,8% rispetto al trimestre precedente: in particolare, gli acquisti di beni durevoli sono diminuiti dello 0,9%, quelli di servizi del 4,2%, quelli dei beni semidurevoli del 3,6%, mentre quelli di beni non durevoli sono cresciuti dell'1,9%. Si registrano crescite congiunturali del valore aggiunto di agricoltura e industria pari, rispettivamente, al 3,9% e all'1,8%, mentre i servizi registrano un calo dello 0,4%.

Confcommercio: “luci sulla ripresa, molte ombre sul lavoro”


“Si consolidano le aspettative di una ripresa che potrebbe superare il 4,5% nel 2021”. Così l’Ufficio Studi di Confcommercio sulla revisione dei dati sul Pil nel primo trimestre, dai quali emerge comunque che “al momento il recupero appare affidato agli investimenti in costruzioni e mezzi di trasporto, mentre la domanda delle famiglie continua a mostrare un’evoluzione negativa, soprattutto per i servizi. Ed è da questa componente, che rappresenta quasi il 60% del Pil, che dovrà generarsi nei prossimi mesi la spinta per un recupero più significativo dei livelli produttivi ed occupazionali”.

Per quanto riguarda invece la rilevazione sull’andamento del mercato del lavoro, quello che emerge è “un quadro di poche luci e molte ombre”, soprattutto “sulle prospettive a breve termine”. Considerato che “gran parte del mese in cui è stata effettuata l’indagine è stata caratterizzata da chiusure e incertezze sul programma di riaperture, fenomeno che ha limitato tanto la domanda quanto l’offerta di lavoro”, è proprio "l’attesa delle riaperture di molte attività che, in ogni caso, ha determinato il miglioramento dell’occupazione e il ritorno sul mercato del lavoro di parte degli inattivi”, mentre “preoccupa quanto sta accadendo sul versante degli indipendenti, segmento che da febbraio 2020 ha subito una riduzione del 6,6% e per il quale permangono segnali di ridimensionamento”.

In generale, conclude l’Ufficio Studi, “le prospettive sono senz’altro di crescita dell’occupazione che si dovrà, però, confrontare con le ingenti perdite di input di lavoro subite nel recente passato, tenuto conto che il numero di occupati era in riduzione già prima della pandemia. Così, rispetto a giugno 2019, la perdita di occupazione supera il milione e centomila unità”.

Il comune di Nicosia ha approvato un regolamento per l'erogazione di aiuti  economici a titolo di ristoro forfettario destinati ad artigiani e commercianti costretti alla chiusura forzata per l'emergenza Covid -19.

Scarica il bando completo qui

pdf Bando pubblico Comune di Nicosia (132 KB)

Per ulteriori informazioni contattare i nostri uffici al n. 0935/639988 oppure recarsi in Via San Benedetto n. 24 Nicosia (EN)

Sono 160mila le imprese della ristorazione che non avendo spazi all’aperto, dovranno aspettare domani per riprendere l’attività. Secondo Fipe, però, mancano all’appello 120mila lavoratori: “la politica ribadisca che il processo di riapertura è irreversibile".

Meno uno per la sospirata ripartenza a tutto tondo del mondo della ristorazione: da domani primo giugno, infatti, riapriranno anche le 160mila attività che non avendo degli spazi all’aperto non hanno potuto approfittare della “finestra” aperta il 26 aprile scorso. Parliamo di una bella fetta delle imprese della ristorazione, il 46% circa, che hanno visto il loro lockdown prolungato di un mese e mezzo. Ovviamente non saranno tutte rose e fiori: i problemi che queste imprese devono affrontare sono ancora molteplici e tra questi la mancanza di personale.

Lo sottolinea la Fipe, la Federazione italiana dei Pubblici esercizi aderente a Confcommercio: “sono mesi drammatici per il comparto della ristorazione, ma finalmente si comincia a guardare con fiducia ai prossimi mesi. Nel Paese – premette il direttore generale Roberto Calugi - c'è una grande voglia di ripartire, gli italiani hanno voglia di riprendere in mano le loro vite e riappropriarsi dei luoghi della socialità. Ecco perché confidiamo in un rimbalzo molto positivo dopo questo lungo periodo di privazioni e solitudine". Ma c’è “un'incognita che rischia di compromettere questa ripresa: mancano all'appello circa 150mila lavoratori. In particolare - prosegue - stiamo parlando dei 120mila professionisti a tempo indeterminato che nel corso dello scorso anno, a causa dei troppi impedimenti imposti alle nostre attività, hanno preferito cambiare lavoro e interrompere i loro contratti. Si tratta di cuochi e bar tender di lunga esperienza, attorno ai quali, spesso, sono state costruite intere imprese. A questi si aggiungono altri 20mila lavoratori che lo scorso anno lavoravano a tempo determinato e che oggi, anche alla luce dell'incertezza sul futuro, potrebbero preferire strumenti di sostegno al reddito, invece di un vero impiego”. “Per invertire questo trend e rendere nuovamente la ristorazione attrattiva soprattutto per le figure più professionalizzate, è importante che la politica dia un segnale di fiducia, ribadendo che il processo di riapertura sarà irreversibile", conclude Calugi.

Tanta solidarietà ma anche un aiuto concreto, i titolari hanno voluto ringraziare tutti i colleghi e concittadini che non li hanno lasciati soli Gelateria a fuoco a Enna, avviata una raccolta fondi.

ENNA

Anche in momento in cui per il tessuto imprenditoriale la ripartenza non è affatto facile soprattutto per alcuni settori come quello dei pubblici esercizi da Enna arriva un importante gesto di solidarietà e spirito di appartenenza della categoria verso chi sta attraversando un momento ancora più difficile. Infatti per i titolari della gelateria Geba di viale IV novembre il cui locale nella notte tra il 26 ed il 27 maggio è stato colpito da un incendio a causa di un corto circuito, è scattata una imponente macchina della solidarietà. Infatti non solo sono arrivati messaggi con cui moralmente si sono in tanti sentiti vicini ai titolari ma un numeroso gruppo di commercianti della zona Monte, delle più svariate attività ha voluto dare un segnale più concreto. E difatti gli stessi titolari del locale, hanno voluto ringraziare ufficialmente con nome e cognome tutte queste persone che hanno voluto testimoniare in modo concreto la loro solidarietà. In questo caso non è importante l'entità della cifra raccolta, ma sicuramente il fatto che anziché come purtroppo molto spesso succede in casi del genere che ci si possa girare dall'altra parte, questo nutrito gruppo di commercianti (ma pare che possa crescere ancora) è voluto stare a fianco di questi imprenditori che con grande dignità si guadagnano la giornata. Oltre ai commercianti i titolari di Geba hanno anche ricevuto una telefonata da una associazione di Pasticceri che ha assicurato non solo il sostegno morale ma anche economico sia come associazione ma anche dagli stessi associati. <'Ci siamo ritrovati in una situazione che mai avremmo pensato di vivere — commenta il pasticcere Leandro Farad — ma quello che ci sta dando tanta forza per ripartire il prima possibile è la immensa solidarietà che stiamo ricevendo. Non solo da parte di commercianti ma da clienti, semplici cittadini ed addirittura anche tanti non ennesi. Tutto ciò ci sta dando la carica per ripartire il prima possibile. Non è facile ma faremo di tutto per farlo in tempi brevissimi». *La cosa che mi fa estremamente piacere è questo senso di solidarietà nella categoria che in questo periodo di Pandemia sta via via diventando sempre più forte — commenta il direttore provinciale di Confcommercio Gianluca Speranza — un segnale che da tanta forza e coraggio per ripartire e continuare nelle proprie attività. Per quanto ci riguarda come Confcommercio nel rispetto del ruolo e competenze che abbiamo saremo vicini a questo imprenditore cercando anche noi di dare un segnale concreto di vicinanza».

Riccardo Caccamo 

 

Confcommercio in audizione alla Camera sulla proposta di direttiva per la parità retributiva tra uomini e donne. Fondamentale il ruolo delle parti sociali, nel contratto del commercio viene già promossa la parità di genere. Visto che le differenze di stipendio tra uomini e donne “non dipendono solo dalle politiche salariali aziendali”, bisogna “evitare un aumento di sanzioni a carico delle imprese e l’introduzione di misure eccessivamente vincolanti e onerose sulla trasparenza salariale”. Lo ha affermato il vicepresidente confederale Donatella Prampolini Manzini, sottolineando che in gioco ci sono anche fattori strutturali come “il maggior impiego delle donne con contratti a tempo parziale e la discontinuità delle carriere legata ad attività di cura, anche in conseguenza della cronica carenza di servizi pubblici”. Ciò in occasione dell’audizione di Confcommercio sulla proposta di direttiva in materia di parità salariale tra uomini e donne in Commissione Lavoro pubblico e privato della Camera dei Deputati.

Si tratta di un tema sul quale, comunque, è importante l’azione delle parti sociali, il cui ruolo “deve essere valorizzato anche da interventi regolatori in ambito europeo, dato che la contrattazione collettiva è un terreno naturale per definire, oltre al trattamento economico minimo a prescindere da distinzioni di genere tra lavoratori, anche ulteriori strumenti di garanzia nell’ambito dei sistemi di bilateralità disciplinati dai contratti nazionali di lavoro”. Il vicepresidente di Confcommercio ha poi ricordato che, proprio, sul tema dell’audizione, verrà pubblicato nell’autunno prossimo uno studio commissionato alla Doxa dagli istituti bilaterali Quadrifor ed Ebinter. D’atra parte, ha concluso, “il nostro CCNL, il più applicato in Italia, prevede già organismi paritetici deputati ad individuare iniziative per promuovere la parità di genere”.

 

Il 31 maggio 2021 dalle ore 14:30 alle ore 16 non perdere il webinar gratuito "Cosa cambia per il commercio dopo la pandemia: Strumenti DIGITALI per il futuro" organizzato da Confcommercio Imprese per l'Italia Caltanissetta Enna.



Partecipa alla riunione da computer, tablet o smartphone.

https://global.gotomeeting.com/join/269025405



Puoi accedere anche tramite telefono.

Italia: +39 0 230 57 81 80



Codice accesso: 269-025-405

È la prima volta che usi GoToMeeting? Scarica subito l'app e preparati all'inizio della tua prima riunione: https://global.gotomeeting.com/install/269025405

 

Regione, diverse le novità del bando: prevista pure una preselezione per titoli per poter accedere alle due prove successive Centri per l'impiego, riparte il maxiconcorso per 1.024 posti Le procedure sbloccate dopo due anni: spazio anche per i navigator

PALERMO

Gli ultimi dettagli del bando saranno messi a punto questa settimana. E già la prossima la Regione sarà pronta a pubblicare un bando che mette a concorso un numero record di posti: 1.024, tutti nei centri per

l'impiego. E la più grande selezione della storia della Regione, che l'assessore al Lavoro Antonio Scavone è riuscito a sbloccare dopo due anni di annunci a vuoto. L'obiettivo è il potenziamento dei centri per l'impiego

sfruttando i finanziamenti stanziati dallo Stato nel 2019: 100 milioni che saranno sufficienti per assumere 648 funzionari della categoria più alta (la D) e altri 487 della medio alta (la C). Il totale sarebbe di 1.135 posti

ma dal 2019 a oggi la quota di quelli realmente assegnabili è un po' scesa. Dunque il traguardo è fissato a 1.024. Ma non è detto che non si riesca a mettere a bando altri posti: si parla della possibilità di assumere

267 ispettori del lavoro sfruttando le stesse norme nazionali. «Il motivo per cui sono passati due anni dall'annuncio al bando - ha spiegato ieri Scavone - è che nel frattempo, pandemia a parte, lo Stato ha cambiato le

norme sui concorsi nella pubblica amministrazione. E noi abbiamo dovuto modificare la selezione». Le novità introdotte dal ministro Brunetta hanno profondamente cambiato il concorso che si svolgerà in Sicilia

rispetto a quanto era stato progettato nel 2019. La prima novità è che ci sarà una preselezione e che sarà fatta solo valutando i titoli. La Regione oltre 100 mila domande, forse anche il doppio. E dunque ci sarà una

forte scrematura che verrà fatta solo valutando i titoli di studio e professionali. Perla categoria D sarà necessaria la laurea: l'elenco di quelle ammissibili è molto vasto e cambia in relazione alla figura professionale

richiesta: specialista amministrativo contabile, specialista in mercato e servizi per il lavoro, specialista informatico statistico, analista mercato del lavoro. Perla categoria C è richiesto solo il diploma. A fare la differenza

saranno però i titoli professionali e di servizio, il cui elenco è ancora top secret: in base a questi è prevedibile che avranno una chance i 409 navigator siciliani assunti per il reddito di cittadinanza, per cui già a fine

dicembre Scavone aveva sollecitato a Roma la stabilizzazione. Superata la preselezione per titoli, prevista per settembre, già ai primi dell'autunno la Regione vorrebbe fissare il vero e proprio concorso. Che si svolgerà

in due prove. E anche qui ci sono novità essenziali rispetto ai concorsi recenti. La prova scritta è costituita da 70 quiz a risposta multipla ma a differenza che in passato non verranno forniti nei mesi precedenti i

«libroni» con centinaia di esempi da cui poi trarre le vere domande d'esame. Ci sarà solo un elenco di materie da studiare e in quegli ambiti verranno formulati i quiz. Non tutti accederanno alla prova orale: è previsto

un punteggio minimo di sbarramento. Il maxi concorsosi svolgerà così interamente nell'anno che precede le elezioni comunali a Palermo e le regionali. Gli assunti troveranno spazio in tutte le sedi provinciali dei centri

per l'impiego. E va detto che le previsioni di una valanga di domande sono legittimate dai precedenti. L'unico concorso simile fu bandito nel 1999: 1.200 posti posti ai Beni Culturali, arrivarono oltre 500 mila domande

che mandarono in tilt gran parte delle selezioni al punto che solo un terzo dei posti fu assegnato.