Lunedì, 23 Maggio 2022 08:18

Il presidente di Confcommercio su Verità & Affari: "Quest'anno per le imprese del terziario la bolletta è già triplicata. Occorrono risposte sul terreno della politica energetica".

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Carlo Sangalli, dal suo osservatorio privilegiato di presidente di Confcommercio quale primo bilancio fa degli effetti della guerra sui consumi delle famiglie e sulla tenuta delle imprese a 13 settimane dall'inizio dell'invasione russa dell'Ucraina?

"La guerra è prima di tutto una tragedia umana che provoca ripercussioni drammatiche anche sul fronte dell'economia. Spinge in alto l'inflazione e il costo dell'energia con il rischio di mettere in crisi i bilanci di tante famiglie e di compromettere l'equilibrio economico-finanziario di tante imprese, anche nel comparto dei servizi. Nell'anno in corso già ai prezzi attuali la bolletta energetica delle imprese del terziario di mercato triplicherebbe passando da circa 10 a 3o miliardi di euro. E mi riferisco in particolare al commercio al dettaglio, agli alberghi, a bar e ristoranti, ma anche all'autotrasporto delle merci che vedrebbe un incremento dei costi dei carburanti del 40%. È evidente che siamo di fronte a impatti economici e sociali che richiedono spazi di intervento particolarmente rilevanti. Il recentissimo decreto Aiuti prevede interventi necessari e attesi, ma non ancora sufficienti. Ed occorrono, soprattutto, adeguate risposte a livello europeo sul terreno della politica energetica, della risposta alle conseguenze del caro-energia e della guerra".

Come si stanno organizzando le imprese per superare anche questa crisi?

"Dopo due anni di profonda crisi da Covid-19 ci sono settori che ancora oggi non si sono ripresi del tutto, come la cultura, il tempo libero e anche il turismo che, nonostante un ritorno inaspettato ai livelli prepandemia, sconta ancora i pochi arrivi di turisti stranieri. Occorre, dunque, continuare a sostenere queste imprese con interventi mirati e più robusti. E' necessario agire sul cuneo fiscale e contributivo, detassare gli aumenti dei rinnovi contrattuali e rafforzare le misure in tema di credito alle imprese. E, naturalmente, occorre mettere a terra riforme e investimenti del Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza. Soltanto così si potranno rilanciare occupazione, redditi e consumi e costruire la ripresa".

Che scenari Confcommercio prevede per il prossimo futuro?

"Il ritorno di un imprevedibile tempo di guerra in Europa ha determinato un sostanziale cambiamento di scenario e di prospettive. E le stesse previsioni del Dcocumento di Economia e Finanza (Def, ndr) appaiono un po' ottimistiche sia sotto il profilo della sottovalutazione dell'inflazione sia per la conseguente sopravvalutazione della crescita. Infatti la maggiore dinamica dei prezzi, erodendo il potere d'acquisto della ricchezza liquida, comporta minori consumi e quindi frena il prodotto interno lordo, la cui crescita per l'anno in corso risulterebbe attorno al 2,5% piuttosto che poco sopra il 3% come indicato dal governo. Per un pieno recupero dei consumi dovremo aspettare il prossimo anno".

Trasporti e logistica già scontavano diverse criticità; che cosa si aspetta ora per questi settori?

"Bene, nell'ambito del decreto Aiuti la previsione di un credito d'imposta in favore dell'autotrasporto contro il caro gasolio e l'introduzione dell'aliquota Iva ridotta al 5% anche per il gas naturale per autotrazione. Ma occorre una riduzione strutturale del carico fiscale che grava sul settore dei trasporti e della logistica. In condizioni ordinarie l'accisa italiana sul gasolio è infatti la più alta d'Europa. Il pacchetto europeo in materia ambientale, ossia il «Fit for 55», prevede invece misure come l'eliminazione del meccanismo dei rimborsi parziali per il gasolio commerciale, l'eliminazione del regime preferenziale di tassazione del gas metano e l'introduzione di oneri locali su un comparto globale come il trasporto marittimo. Se adottate, queste misure colpirebbero duramente la competitività del sistema italiano delle imprese del trasporto e della logistica".

La risposta del governo è stata adeguata? Le misure di emergenza la convincono?

"Vi sono misure per favorire la diversificazione degli approvvigionamenti energetici e per semplificare la realizzazione e l'ammodernamento degli impianti di produzione. Le misure adottate dal governo puntano inoltre a mitigare le ricadute dell'impennata dei prezzi delle materie prime energetiche a carico di famiglie d imprese. Ed è certamente importante in questo quadro l'introduzione di crediti d'imposta fruibili anche da parte delle imprese che non rientrano nelle consuete definizioni di imprese energivore e gasivore. Questi strumenti vanno, però, rafforzati e resi più inclusivi. Per quanto poi riguarda la riduzione delle accise sulla benzina e sul gasolio, si tratta di un intervento che andrebbe reso più incisivo e più duraturo in ragione sia degli straordinari rincari dei prezzi industriali dei carburanti sia dell'eccessivo onere strutturale del prelievo fiscale su tali prodotti. E resta ferma l'esigenza di una riforma organica della fiscalità energetica: sia sul versante degli oneri generali di sistema sia sul versante di Iva e accise. Inoltre va attentamente valutato l'impatto di filiera della tassa sui cosiddetti extra-profitti delle aziende energetiche".

E come vede l'intervento sul bonus da zoo euro del decreto Aiuti?

"È, appunto, un bonus a carattere sociale per attutire l'impatto generale del caro-energia e dell'inflazione. Ma la dotazione per il lavoro autonomo è di 500 milioni di euro. Non saranno sufficienti e occorre intervenire. Anche perché il mondo del lavoro indipendente è stato particolarmente colpito dall'impatto della pandemia e continua a esserlo a causa delle nuove emergenze".

Lei chiedeva un adeguamento del Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza già prima della guerra; conferma le richieste oppure pensa che serva qualcosa di diverso?

Bisogna tenere conto dell'impatto del caro energia e del rialzo dei prezzi delle materie prime sui «cantieri» del Pnrr. L'impatto della guerra rafforza, poi, l'esigenza di percorsi di transizione energetica che tengano saldamente insieme la sostenibilità ambientale con la sostenibilità economica e sociale. E va risolto anche il nodo dei problemi strutturali di lungo corso delle pubbliche amministrazioni, rafforzandone la capacità di progettazione e realizzazione e riducendo i tempi istruttori.

Secondo lei, la stagflazione è un rischio concreto?

"Per i prossimi 12-18 mesi ci aspettiamo una crescita relativamente esigua e una variazione dei prezzi sostenuta, sebbene decrescente. Soltanto la messa a terra del Pnrr - nelle tempistiche previste - potrà aiutare l'Italia a superare questa nuova e difficile fase critica".

L'Abi segnala un ritorno delle sofferenze, soprattutto tra le piccole imprese, e in vista c'è l'aumento dei tassi d'interesse, forse addirittura più di uno prima della fine dell'anno. Come fare per evitare che si inneschi una spirale?

"In tema di credito, lo ribadisco, occorrono interventi maggiormente incisivi, soprattutto per potenziare gli strumenti a supporto della liquidità delle imprese. A cominciare dall'ampliamento del regime straordinario delle garanzie collegate agli interventi del Fondo di Garanzia Pmi e di Sace allo scopo di favorire ristrutturazioni sostenibili dei prestiti. E occorre anche riattivare la cosiddetta moratoria dei debiti bancari, ripristinando contestualmente gli ambiti di maggiore flessibilità concessi dall'Autorità Bancaria Europea (Eba, ndr) alle banche nel trattamento delle esposizioni".

 

tratto da Verità & Affari

di Antonio Satta

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