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PIAZZA ARMERINA.

Non si sopisce il malcontento dei commercianti per le scelte progettuali dell'amministrazione del sindaco Nino Cammarata in merito al rifacimento di piazza Garibaldi: adesso un documento unitario è stato redatto e firmato da tutte le single sindacali per chiedere alla conferenza dei capigruppo consiliari una audizione in consiglio comunale. In particolare Confcommercio, Cna, Confesercenti, Fiva Confcommercio e Anva Confesercenti, chiedono di essere convocati al presidente del consiglio comunale Marco Incalcaterra, al presidente della quarta commissione consiliare Concetto Arancio, ai capigruppo consiliari, e per conoscenza al sindaco Nino Cammarata «Abbiamo siglato un accordo sulle azioni da intraprendere a tutela delle imprese esistenti nel centro storico e coinvolte dagli effetti della preannunciata trasformazione della piazza Garibaldi» espongono i sindacati, un documento che esprime un chiaro segnale di compattezza tra loro sulle linee da intraprendere a tutela dei loro associati, e ancora nella richiesta protocollata spiegano: «Senza sentire l'esigenza di confrontarsi con il tessuto economico e con la società civile della città, la giunta comunale ha approvato un progetto di riqualificazione della piazza Garibaldi che ne stravolge la conformazione e che potrebbe avere effetti devastanti per la futura fruizione dell'intero centro storico. Ci saremmo aspettati che un atto di tale rilevanza venisse condiviso dal sindaco con le associazioni di categoria che, ai sensi della Costituzione e del loro statuto, rappresentano il tessuto economico e gli interessi delle attività imprenditoriali del territorio. Sarebbe stato un gesto di disponibilità al dialogo e al confronto, un esempio di condivisione per un progetto che è destinato a cambiare il volto della città; ma purtroppo siamo costretti a registrare l'ennesimo atto di arroganza dell'amministrazione Cammarata». Ad ogni modo i sindacati confidano ancora nella possibilità di una mediazione: «Prima di proclamare lo stato di agitazione permanente avverso l'improvvida decisione dell'amministrazione comunale, desideriamo percorrere la strada del dialogo per scongiurare la realizzazione di un progetto miope e gravido di carenze». Una decisione quella delle scelte su piazza Garibaldi che non ha coinvolto il consiglio comunale, secondo le organizzazioni illegittimamente: «La delibera di giunta rappresenta una chiara violazione delle competenze del consiglio comunale, organo preposto alla programmazione urbanistica. Per tutto ciò - concludono - chiediamo di essere ascoltati con urgenza, per poter descrivere i gravi disagi che potrebbero derivare dalla realizzazione del progetto approvato».

Fonte: Giornale di Sicilia - Marta Furnari

Il Futuro non (si) chiude, oltre ad essere un grido d'allarme per la situazione drammatica che le imprese stanno vivendo in questo delicato momento storico, diventa il claim di un'importante iniziativa di Confcommercio. Una grande campagna social nazionale caratterizzata da un forte impatto visivo ed emotivo, che coinvolge l'intero Sistema attraverso le Associazioni territoriali e le Federazioni.

Obiettivo dell'iniziativa è quello di raccontare la crisi, il sentiment ma anche la voglia di ripartire degli imprenditori, nonché la disperazione, ormai generalizzata, che investe l'intero settore del terziario di mercato. Ma soprattutto, sostenere la necessità e l’urgenza - condivise da tutte le imprese associate - di consentire, nel rispetto delle regole e dei protocolli di sicurezza, la riapertura delle attività per scongiurare le drammatiche chiusure di imprese e la perdita di posti di lavoro.

Nello slogan Il Futuro non (si) chiude ogni parola assume una valenza significativa. Il Futuro è un termine che torna spesso nelle domande di una società rimodellata su nuove esigenze e dinamiche socio-economiche e che coinvolge dal singolo alla collettività, dal commercio all'urbanistica postpandemica, ripensando in chiave funzionale i collegamenti con le comunità locali. Aspetto, quest'ultimo, fondamentale per impedire la desertificazione commerciale e consolidare la realtà delle economie urbane.

Il (si) individua il peso della responsabilità nella gestione dell'emergenza Covid-19 che poteva essere gestita sicuramente con meno incertezza e più programmazione, senza ricorrere necessariamente sempre al più chiusure come se fosse l’unica via percorribile. Ad accompagnare visivamente lo slogan Il Futuro non (si) chiude saranno gli scatti fotografici d'autore di Valerio Bispuri, dal forte impatto emotivo che mostrano, nel modo più realistico possibile, gli effetti della pandemia nel mondo del terziario, offrendo una veritiera e autentica "fotografia della realtà".


L'importanza del terziario

Il terziario è un settore strategico per numeri, imprese e lavoratori coinvolti. E le sue imprese costituiscono anche la centralità quotidiana di tutti noi, perché, più di tutti, impattano sulla vita delle persone, nei tempi e nei luoghi delle nostre città. Un modello di pluralismo imprenditoriale e distributivo, che tiene insieme tradizione e innovazione, imprese familiari e società di capitali, persone e territori. Attività che esprimono quell’economia della “socialità”, che è il tratto distintivo del Made in Italy, e che assicurano vivibilità e qualità della vita nelle nostre città e nei centri storici.

Riportare alla normalità e mantenere vitale questo mondo di imprese (a cominciare dal turismo, dalla ristorazione, dal commercio al dettaglio, dalla cultura e dal tempo libero) significa investire su quella parte dell’economia reale che può realmente avere un effetto moltiplicatore sull’economia e un effetto equilibratore sulla società. Significa dare una prospettiva diversa e migliore al Paese.

Dunque, partire dal terziario per far ripartire il Paese. Non è uno slogan, ma il semplice riconoscimento del ruolo essenziale che questo settore riveste nella vita economica e sociale del Paese. Commercio, turismo e cultura, servizi, trasporti e logistica, lavoro autonomo e professioni: un sistema di imprese che nel tempo hanno cambiato il volto della nostra economia, sempre più terziarizzata.

Nell’ultimo decennio, infatti, la quota di valore aggiunto prodotta dai servizi di mercato dei settori di rappresentanza di Confcommercio è aumentata dal 37% a quasi il 40%. Nello stesso periodo, l’industria ha ridotto la sua incidenza passando dal 29% a poco meno del 24%. Ancora più significativo è il contributo del commercio, del turismo, dei servizi, dei trasporti e delle professioni alla creazione di posti di lavoro con una quota di occupati passata dal 37,4% al 47%, Anche in questo ambito, il contributo del manifatturiero si è ridimensionato nel tempo passando dal 27,1% al 21,7%.

Numeri importanti che rispecchiano il peso della rappresentanza di Confcommercio e il suo ruolo sindacale: la Confederazione firma, infatti i contratti nazionali del terziario, distribuzione e servizi, del turismo, dei trasporti e della logistica e altri importanti accordi collettivi di categoria che si applicano, complessivamente, a circa 5 milioni di lavoratori. Contratti moderni e innovativi che valorizzano il ruolo del terziario di mercato.


2020, l’anno del Covid-19

Il Covid è stato e continua ad essere uno "tsunami" per tutti, un’emergenza sanitaria che è diventata economica e sociale colpendo in maniera drammatica soprattutto le imprese del terziario di mercato: intere filiere, in particolare quella del turismo (dai pubblici esercizi agli alberghi, dai tour operator ai trasporti, dalle discoteche agli stabilimenti balneari, dallo shopping alla cultura fino al tempo libero) ma anche molti comparti del commercio al dettaglio, soprattutto abbigliamento e calzature, hanno registrato, infatti, crolli verticali di fatturato e moltissime imprese di questi settori hanno chiuso definitivamente l’attività. Una situazione che, soprattutto durante il primo lockdown, è stata resa ancor più drammatica per la “pressione” della criminalità che si è fatta sentire su una consistente parte delle micro e piccole imprese del commercio e dei pubblici esercizi. Circa il 10% degli imprenditori, infatti, durante quel periodo, è risultato esposto all’usura o a tentativi di appropriazione "anomala" dell’azienda.


Gli effetti sui settori economici

Per il 2020, l’Ufficio Studi di Confcommercio stima una riduzione di oltre 300mila imprese del commercio non alimentare e dei servizi (saldo tra aperture e chiusure), di cui circa 240mila esclusivamente a causa della pandemia, a cui si deve aggiungere anche la perdita di circa 200mila attività professionali sparite dal mercato. Complessivamente, nel 2020 sono andati persi 160 miliardi di euro di Pil, quasi 130 miliardi di consumi (-11,8% rispetto al 2019) e il 10% di ore lavorate.

Solo nel comparto della ristorazione le perdite di fatturato nel 2020 hanno raggiunto i 38 miliardi, con la chiusura di circa 23mila imprese; il turismo ha registrato una perdita di valore della produzione di 100 miliardi, solo il comparto ricettivo ha perso oltre 13 miliardi di fatturato; nel commercio al dettaglio, il settore abbigliamento e calzature ha perso 20 miliardi di consumi con la chiusura definitiva di 20mila negozi; nel commercio su aree pubbliche si registrano cali fino a circa 10 miliardi e 30mila imprese a rischio chiusura; nel settore degli spettacoli le perdite hanno superato 1 miliardo, in termini di mancati incassi, tra cinema e spettacoli dal vivo (musica, teatro, lirica, danza); nel settore del gioco pubblico da inizio pandemia si sono persi circa 5 miliardi di euro di gettito per lo Stato e circa 4 miliardi di ricavi per il comparto nel quale sono a rischio 70mila imprese.


Le richieste di Confcommercio

Le priorità per uscire il prima possibile dal tunnel del Covid-19 e salvare le imprese che rischiano di chiudere sono due:

  • contrasto alla pandemia;
  • difesa del tessuto produttivo per farlo giungere “vivo” e reattivo fino al momento della ripartenza.

Sul primo punto bisogna accelerare il più possibile i tempi della campagna di vaccinazione evitando, però, l’adozione di strategie di contrasto dell’epidemia incentrate su lockdown e limitazioni di circolazione che sono economicamente e socialmente insostenibili. Quello che serve è una strategia articolata che consenta un salto di qualità per far convivere salute e lavoro e mettere, quindi, il sistema in condizione di ripartire subito e in sicurezza. Come, peraltro, stanno dimostrando le attività rimaste aperte osservando tutte le regole e i protocolli di sicurezza. Per Confcommercio è fondamentale poter riaprire e lavorare rispettando, naturalmente, tutte le regole e i protocolli di sicurezza a tutela della salute di tutti, imprenditori, collaboratori e consumatori.

La seconda priorità riguarda essenzialmente il nodo dei ristori e indennizzi e degli ammortizzatori sociali. Come già evidenziato, i settori economici rappresentati da Confcommercio sono quelli maggiormente colpiti dagli effetti della pandemia e dei conseguenti provvedimenti adottati.

Per questo, servono ristori più adeguati in termini di risorse, più inclusivi in termini di parametri d’accesso, più tempestivi in termini di meccanismi operativi. Una misura che dovrà essere accompagnata anche da interventi per ridurre o azzerare la pressione di imposte e tributi locali nei confronti delle imprese rimaste chiuse o fortemente penalizzate per i vari lockdown.

Sul versante degli ammortizzatori sociali occorre una riforma strutturale di questo strumento e una ampia proroga della Cassa Covid-19.


Le risorse per ripartire

Il Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza, attraverso l’utilizzo delle risorse del Recovery Fund, è l’occasione per una possibile ripartenza. Bisogna, però, arrivare al più presto ad un progetto compiuto e condiviso. E due, secondo Confcommercio, sono i punti chiave per una rapida programmazione e attuazione degli investimenti: una strategia per le riforme e la messa a punto di un meccanismo di governance, cruciale anche per il recupero dei divari territoriali, che consenta un’effettiva svolta nella capacità di programmazione e realizzazione degli investimenti pubblici. In particolare è necessario investire con determinazione, in termini di politiche, progetti e risorse, proprio sull’economia del terziario di mercato, perché rafforzarne la resilienza significa rafforzare la resilienza del sistema Paese.

 In un anno di pandemia c'è chi ha perso tutto. E per andare avanti ha dovuto chiedere aiuto o sfruttare i risparmi fino all'ultimo centesimo. Nell'esercito dei nuovi poveri ci sono i commercianti, che oggi si ritroveranno davanti a Palazzo dei Normanni per protestare indossando una maschera di gomma. «Il ceto medio si è indebitato per sopravvivere - dice la presidente di Confcommercio Palermo, Patrizia Di Dio - è a rischio la tenuta sociale. La Regione intervenga con risorse a fondo perduto a favore delle attività produttive».

 In piazza la rabbia dei commercianti con l'acqua alla gola di Claudia Brunetto eGiorgio Ruta In un anno di pandemia c'è chi ha perso tutto. E che per andare avanti ha dovuto chiedere aiuto, cambiare vita e sfruttare i risparmi fino all'ultimo centesimo. Nell'esercito di chi in questi dodici mesi è diventato più povero o ha conosciuto la povertà perla prima volta ci sono di certo i commercianti. Oggi alle 13,30 per la prima volta gli imprenditori aderenti a Confcommercio si ritroveranno davanti a Palazzo dei Normanni per protestare. Indosseranno una maschera di gomma per provocazione: il «nazi-Covid» ha portato nelle loro vite «pene atroci e inique», dicono dall'organizzazione di categoria. Il settore del commercio vuole farsi sentire. A più ondate, in questo anno di Covid, l'hanno fatto i ristoratori, gli operatori del settore turistico e dello spettacolo. A chiedere aiuto, nei giorni scorsi, sono stati anche i venditori ambulanti dei mercatini rionali. L'ordinanza del sindaco Leoluca Orlando, che ha sospeso gli appuntamenti settimanali con le bancarelle nella Setti Oggi alle 13,30 il raduno davanti a Palazzo dei Normanni Tutti metteranno una maschera di gomma contro il "nazi-Covid" ma circoscrizione per due settimane, a causa dell'impennata dei contagi, li ha messi in ginocchio. «Chiediamo aiuto, non c'è più lavoro, siamo disperati», dicono i commercianti di Confimprese Palermo. E nel lungo elenco di chi fa fatica ad andare avanti ci sono anche i proprietari delle palestre. «Sulla base dell'ultimo decreto i titolari degli impianti sportivi non hanno diritto a nessun ristoro. E in Sicilia, dove la maggior parte delle aziende sono medio-piccole, questo rappresenta un dramma. Vanno avanti fino a quando hanno capitali da parte», racconta Fabio Gioia che ha la delega allo sport in Confcommercio. Con gli imprenditori, a rischiare di affondare sono anche i dipendenti. «L'uragano deve ancora abbattersi. Ci sono tanti dipendenti che al momento sono in un limbo, tra la cassa integrazione e il divieto di licenziare, ma quando questi argini verranno meno e sarà un disastro», dice Mimma Calabro della Fisascat Cisl Palermo-Trapani.

Fonte: La Repubblica Palermo

ROMA.

Ha fatto ieri tappa in Sicilia il roadshow virtuale di Intesa Sanpaolo dedicato a "Motore Italia". il nuovo programma strategico di finanziamenti e iniziative per favorire il rilancio delle piccole e medie imprese italiane, mettendo a disposizione oltre 1 miliardo di euro di nuovo credito per le imprese dell'Isola. Il piano, che su scala nazionale prevede un plafond di 50 miliardi, punta a mettere in campo tutte le iniziative opportune per consentire alle imprese di affrontare le esigenze - ancora diffuse - dettate dall'emergenza e dalla crisi pandemica. Anticipando i bisogni di liquidità e supporto in vista delle prossime scadenze delle misure governative, la misura fondamentale del programma stabilisce nuove soluzioni di allungamento della durata dei finanziamenti in essere, ampliando le iniziative di sostegno alla liquidità già messe in atto nel corso del 2020. Previsti inoltre ulteriori interventi per preparare le Pmi al rilancio economico e al recupero di competitività attraverso investimenti per la transizione digitale e sostenibile, in linea con i futuri obiettivi del Piano nazionale di Ripresa e resilienza. Alla presentazione di ieri hanno preso parte, per Intesa Sanpaolo, Pierluigi Monceri, responsabile della direzione regionale Lazio, Sicilia, Sardegna, Abruzzo e Molise; Fabrizio Guelpa, responsabile Industry e Banking research della Direzione studi e ricerche; e Paolo Musso, direttore commerciale Imprese per Lazio, Sicilia, Sardegna, Abruzzo e Molise; sono altresì intervenuti Pietro Agen, presidente Camera di Commercio del Sud-Est Sicilia, e Alessandro Albanese, vice presidente vicario di Sicindustria.

CONFCOMMERCIO.

I dati degli indicatori riferiti alla provincia di Ragusa mettono in luce le criticità "Con l'inizio della campagna vaccinale e una parziale riduzione della circolazione del virus, sembrava che si potesse vedere la luce e cominciare a pensare ad una ripresa economica vera. In realtà, nel giro di poche settimane, ma dai dati che emergono nell'ultimo numero della "Congiuntura Confcommercio", appare evidente che anche l'economia della provincia di Ragusa si trova a rivivere una situazione molto simile a quella di marzo e aprile dello scorso anno. Certo i vincoli alla mobilità, le chiusure degli esercizi commerciali e dei luoghi di scambio sociale, sono un po' meno stringenti ma il problema è che si aggiungono ad una situazione economica già molto compromessa". E' quanto rileva il presidente provinciale Confcommercio Ragusa, Gianluca Manenti, dopo avere preso atto dei dati dell'Indicatore consumi Confcommercio (Icc) che, per il mese di febbraio, indicano, nell'area iblea, un andamento negativo su base annua con una flessione del 12,5% che segue la contrazione del 17,9%di gennaio. "Per quel che riguarda il Pil - afferma Manenti - a marzo dovrebbe ridursi del 4,7% su base mensile. Ma il problema è che, a questo punto, è in discussione anche una previsione di crescita del Pil attorno al 4% per l'anno in corso. Si ampliano i divari tra settori: gran parte dei servizi di mercato si trovano ormai da un anno nell'impossibilità di operare mentre almeno alcuni settori della piccola industria stanno recuperando le perdite registrate nei peggiori momenti dello scorso anno". Guardando all'andamento economico dei vari settori dell'economia, solo i prodotti ed i servizi di comunicazione e per l'elettronica di consumo si confermano in territorio positivo. Gli incentivi hanno invece dato una buona spinta alla domanda di auto. "Un dato curioso è che - prosegue Manenti - per la prima volta dopo molti mesi il settore dell'alimentazione fa segnare un piccolo calo dopo gli aumenti continui degli scorsi mesi ovviamente dati dalla corsa alla scorta delle famiglie italiane nei periodi di lockdown. In fondo alla classifica rimangono purtroppo la filiera turistica, la mobilità ed i settori legati alla fruizione del tempo libero. Il protrarsi di riduzioni prossime o superiori al 50% da un anno rende sempre più difficile immaginare un'uscita dalla crisi, peraltro non immediata, che non implichi pesanti ripercussioni su questi settori con effetti che potrebbero durare più a lungo della crisi sanitaria. In forte difficoltà continuano a trovarsi l'abbigliamento e le calzature (-24,5% nel confronto con febbraio 2020) e la domanda di carburanti (-21,2%)". La speranza non può che essere quella che con la prosecuzione della campagna di vaccinazione e con l'aumento delle temperature che ci sarà da qui in avanti, il virus possa pian piano allentare la sua morsa e che non solo l'economia, ma in generale la vita, possa tornare ad essere quella di un tempo.

Un dato curioso è che per la prima volta dopo molti mesi il settore dell'alimentazione fa segnare un piccolo calo dopo gli aumenti continui degli scorsi mesi ovviamente dati dalla corsa alla scorta delle famiglie italiane nei periodi di lockdown. In fondo alla classifica rimangono purtroppo la filiera turistica, la mobilità ed i settori legati alla fruizione del tempo libero. In aumento, invece, la vendita dei prodotti per l'elettronica.

Fonte: Confcommercio Imprese per l'Italia - MICHELE FARINACCIO 

Scoppia battaglia sullo scostamento Draghi, rogna intestina da risolvere.


La forte ripresa della pandemia e il rallentamento della campagna vaccinale potrebbero portare ad un calo del Pil del 4,7% su base mensile. Anche l'allentamento delle restrizioni a febbraio non ha evitato un forte calo dei consumi.
Con l'inizio della campagna vaccinale e una parziale riduzione della circolazione del virus, sembrava che si potesse vedere la luce e cominciare a pensare ad una ripresa economica vera, in realtà nel giro di poche settimane il quadro è tornato ad essere molto critico tra stop al vaccino Astrazeneca e diffusione sul territorio delle varianti del coronavirus che hanno aumentato in modo sensibile la contagiosità. Dai dati che emergono nell'ultimo numero della Congiuntura Confcommercio, invece, secondo il direttore dell'Ufficio Studi, Mariano Bella, "è evidente che l’economia italiana si trova a rivivere molto simile a quella di marzo e aprile dello scorso anno. Certo i vincoli alla mobilità, le chiusure degli esercizi commerciali e dei luoghi di scambio sociale, sono un po' meno stringenti ma il problema è che si aggiungono ad una situazione economica già molto compromessa".

Quindi, quella che era una previsione abbastanza acquisita, cioè una crescita del PIL attorno al 4% per l’anno in corso si allontana. I dati dell'ICC a febbraio indicano un andamento negativo su base annua con una flessione del 12,2% che segue la contrazione del 17,5% di gennaio. su questo fronte però, secondo Bella c'è una "speranza" legata al comportamento delle famiglie che "nel momento in cui ne hanno la possibilità, sarebbero ancora disponibili a tradurre in consumo una parte del risparmio involontario accumulato. Ci sono quindi potenzialità di crescita presenti che oggi sono inevitabilmente schiacciate dalla pandemia".

Per quel che riguarda il Pil, a marzo dovrebbe ridursi del 4,7% su base mensile. Ma il problema è che "a questo punto - sottolinea Bella - è in discussione anche una previsione di crescita del PIL attorno al 4% per l’anno in corso. Si ampliano i divari tra settori: gran parte dei servizi di mercato si trovano ormai da un anno nell’impossibilità di operare mentre almeno alcuni settori dell’industria stanno recuperando le perdite registrate nei peggiori momenti dello scorso anno".

 

 

Dati infografica: Congiuntura Confcommercio marzo 2021

L'analisi del Pil mensile

Analizzando più nel dettaglio l'andamento del Pil si nota come la produzione industriale di gennaio abbia fatto registrare un leggero incremento mensile dell’1%, al netto dei fattori stagionali, con una flessione del 2,9% su base annua. Il "sentiment" delle imprese del commercio al dettaglio ha registrato, nel mese di febbraio, una crescita del 6,2% congiunturale e una riduzione tendenziale dell’11,8%.

Variazioni congiunturali Variazioni tendenziali
II trimestre 2020 -13,0 -18,2
III trimestre 15,9 -5,2
IV trimestre -1,9 -6,6
I trimestre 2021 -1,5 -2,6

Dicembre 2020 -0,2 -7,6
Gennaio 2021 0,1 -7,8
Febbraio 1,8 -5,6
Marzo -4,7 7,3

Fonte: Ufficio Studi Confcommercio

Cresce la domanda di auto, turismo e tempo libero restano i settori più colpiti

Guardando all'andamento economico dei vari settori dell'economia, solo i prodotti ed i servizi di comunicazione e per l’elettronica di consumo si confermano in territorio positivo. gli incentivi hanno invece dato una buona spinta alla domanda di auto.

Un dato curioso è che per la prima volta dopo molti mesi il settore dell’alimentazione fa segnare un piccolo calo dopo gli aumenti continui degli scorsi mesi ovviamente dati dalla "corsa" alla scorta delle famiglie italiane nei periodi di lockdown.

In fondo alla classifica rimangono purtroppo la filiera turistica, la mobilità ed i settori legati alla fruizione del tempo libero. Il protrarsi di riduzioni prossime o superiori al 50% da un anno rende sempre più difficile immaginare un’uscita dalla crisi, peraltro non immediata, che non implichi pesanti ripercussioni su questi settori con effetti che potrebbero durare più a lungo della crisi sanitaria. In forte difficoltà continuano a trovarsi l’abbigliamento e le calzature (-24,5% nel confronto con febbraio 2020) e la domanda di carburanti (-21,2%).

 

I prodotti energetici "spingono" l'inflazione

Secondo l'Ufficio Studi Confcommercio, a marzo 2021 ci sarà un aumento dello 0,2% su base mensile e dello 0,7% su base annua dell'indice dei prezzi al consumo. Una ripresa dell’inflazione sulla quale scrive l'Ufficio Studi "continuano a pesare gli aumenti registrati dai prodotti energetici, in seguito alla ripresa dei corsi delle materie prime petrolifere".

 

Istituzione della zona rossa in alcuni comuni della regione Sicilia, in particolare Caltanissetta, Caltavuturo, Scicli e Palma di Montechiaro a partire da oggi e fino al 30 marzo 2021 sono state dichiarate zona rossa da un ordinanza del Presidente della Regione, Nello Musumeci.

Scarica l'ordinanza completa :

 Non lo possiamo dire con sicurezza, in quanta mancano i dati ufficiali Ma per trovare un anno peggiore del 2020, sotto il profilo economico, bisogna risalire più o meno al 1044. Lo scorso anno, causa pandemia,

i consumi sono crollati, rispetto of 2019, di qualcosa come 2.000 euro a testa se consideriamo anche i mancati acquisti degli stranieri nella nostra isola. Crolla determinata essenzialmente da tre cause.Ripetuti

lockdown, di cui uno totale di tre mesi mentre altri sono in procinto di essere attivati, riduzione di reddito disponibile e aumento del risparmio precauzionale delle famiglie per una sempre maggiore incertezza

economica. Dato che questa catastrofe a livello globale è stata provocata dallo pandemia ci si aspetta che, non appena sarà finita si tornerà a spendere anche quell'eccesso di risparmio dl cui si e fatto cenno,

così come ci auguriamo un massiccio ritorno di turisti nello nostra regione. E' evidente che oggi le priorità sona due il contrasto al Covid-19, e il governo nazionale con quello regionale appaiono decisi ad

accelerare il piano di vaccinazione, e la difesa del tessuto produttivo che deve resistere fino al momento dea ripartenza anche se, in alcuni casi, i danni della pandemia potrebbero essere purtroppo irreversibili.

Per questo, una delle prime misure da attuare al più presto è un vero e grande piano di indennizzi rapportati alle perdite subite dalle imprese nell'intero 2020. Intervento, questo, indispensabile per superare uno

dei maggiori ostacoli allo ripresa nell'anno in corso e cioè lo concentrazione dello caduta verticale dei consumi per alcuni importanti settori: commercio non alimentare, in particolare vestiario e calzature,

trasporti, ricreazione, spettacoli, convivialità e cultura, alberghi bar, ristoranti e viaggi. In più, la forza della filiera turistica ha sostenuto sempre più il nostro Fil siciliano, anche attraverso la voce "servizi" della

bilancia del pagamenti. Ecco perché affermiamo che è arrivata l'ora - non più rinviabile - di preparare un ampio piano strategica sul turismo in vista ciel ritorna alla normalità.

Gianluca Manenti Presidente regionale Confcommercio Sicilia 

Sul QN il presidente di Confcommercio commenta le nuove misure prese dal Governo: "tanti non riapriranno, fare presto col DI Sostegno o sarà troppo tardi". "Dodici miliardi di dotazione non sono sufficienti, va rivisto il sistema delle chiusure".

A 24 ore dal decreto con cui il Governo Draghi ha varato nuove misure per arginare l'epidemia da coronavirus, che rappresentano l'ennesima mazzata per le imprese dei settori rappresentati, il presidente di Confcommercio, Carlo Sangalli, ha fatto il punto della situazione sulle pagine del Quotidiano Nazionale ribadendo punto di vista e richieste della Confederazione. Di seguito il testo dell'intervista.

 

Ci ritroviamo in lockdown: quale sarà l'impatto sulle imprese del terziario?

«Secondo le nostre stime, il prossimo lockdown di marzo-aprile - avvisa Carlo Sangalli, Presidente di Confcommercio - causerà una perdita di oltre 15 miliardi di euro, un terzo dei quali è relativo al solo comparto di alberghi e ristoranti. Solo nella ristorazione, tra marzo e le giornate di Pasqua, andranno persi circa 2,8 miliardi. Confturismo calcola che, tra gennaio e febbraio, c'è stato un crollo di 20 milioni di presenze in Italia. Senza dimenticare il dramma vissuto da tutto il comparto della cultura e del tempo libero - cinema, teatri, spettacoli e concerti - che ha già perso un miliardo di euro nel 2020».

Non sembra esserci altro rimedio che le chiusure, in attesa della vaccinazione di massa. «L'incognita delle varianti Covid è preoccupante ed è necessario accelerare la campagna vaccinale. Occorrono vigilanza ed azioni rigorose e mirate contro la pandemia, perché le imprese del terziario non possono andare avanti col sistema generalizzato del 'più chiusure', ormai insostenibile. Aumentano i rischi di cessazione definitiva delle attività e conseguenti perdite di occupazione. Senza contare che registriamo ancora forti ritardi per gli indennizzi legati ai precedenti lockdown».

Ritenete, dunque, che le imprese che rappresentate possano rimanere aperte?

«Dopo un 2020 drammatico, con crolli verticali di fatturato e la chiusura definitiva di tantissime imprese, è evidente che oggi il contrasto al Covid e la difesa del tessuto produttivo sono le priorità da seguire, tenendo insieme salute e ripresa dell'economia. Questo significa lavorare affinché, nel pieno rispetto delle norme e delle regole di salute e sicurezza, vengano riviste tante restrizioni settoriali allo svolgimento delle attività». È in arrivo il DI Sostegni per fronteggiare gli effetti delle chiusure: non vi soddisfa? «Servono indicazioni chiare e occorre rafforzare la dotazione finanziaria - preannunciata attorno ai 10-12 miliardi - per ristorare le ulteriori perdite di fatturato, superando il meccanismo dei codici Ateco. Abbiamo chiesto al governo un incontro urgentissimo: perché il decreto 'Sostegno' ridia realmente ossigeno alle imprese e non arrivi fuori tempo massimo».

di Claudia Marin

Venerdì, 12 Marzo 2021 08:28

LOTTERIA DEGLI SCONTRINI, UN FLOP ANNUNCIATO

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Confcommercio evidenzia che ha aderito appena il 6% dei consumatori. Postacchini: "avevamo chiesto una proroga, l’iniziativa è nata e subito naufragata". "Operatori e consumatori hanno altre priorità".
Nel giorno in cui sono stati estratti dall'Agenzia delle Dogane e dei Monopoli i primi dieci codici vincenti della Lotteria degli scontrini, Confcommercio sottolinea, per bocca del responsabile “Commercio e Città” Enrico Postacchini, che è “molto esigua la percentuale di consumatori che ha aderito, inferiore al 6%”. Secondo la Confederazione “manca l’interesse della clientela, l’iniziativa è nata e subito naufragata. Confcommercio aveva chiesto una proroga per evitare questo flop annunciato, ma il nostro appello è rimasto inascoltato”.

D’altra parte, dati del 20 dicembre scorso, su 1,4 milioni di registratori telematici installati solo 700mila erano stati aggiornati per poter partecipare alla lotteria. “A distanza di poco più di due mesi – conclude il responsabile di “Commercio e Città” - possono essere stati fatti circa altri 100mila aggiornamenti ma tutto procede con lentezza perché le aziende che devono aggiornare i registratori telematici non riescono a stare al passo con le richieste. Inoltre ad aggravare il tutto c’è la grave e critica situazione contingente, negozi chiusi e attenzione degli operatori e dei consumatori rivolta verso altre priorità”.

 

 Agenda urbana resta in cima agli impegni della giunta Dipietro anche se ci sono criticità come rileva Lo Presti di Confcommercio Evitare di disperdere parte delle cospicue somme di Agenda Urbana, che superano i 2 milioni di euro destinate alle attività produttive. E' l'impegno preso dal sindaco di Enna Maurizio Dipietro, che dopo un confronto con le associazioni di categoria in cui sono emersi possibili rischi sulla restrizione della platea dei fruitori per alcuni criteri richiesti dalla Regione, ha avviato una mediazione con l'assessorato regionale alle attività produttive. A riassumere le principali criticità, la presidente della delegazione comunale di Confcommercio Fabiola Lo Presti «siamo fortemente convinti dell'essenzialità di un così cospicuo finanziamento a favore delle attività produttive di questa città, non solo in considerazione delle difficoltà che hanno segnato lo scorso anno, ma anche delle gravi incertezze date dall'ormai imprevedibile sequenza di chiusure e aperture imposte dall'andamento epidemiologico. Per questo, durante il confronto con il sindaco Dipietro abbiamo evidenziato quei limiti che possono ridurre drasticamente la platea dei beneficiari mettendo le cifre stanziate a rischio ritorno indietro». Il primo problema, segnalato, continua Lo Presti «viene dalla richiesta della Durc per le aziende. Documento che, se da un lato ci rendiamo conto attesti la regolarità contributiva piena dell'attività, dall'altro, dopo un anno difficile come il 2020, diventa un elemento difficile da produrre e quindi di facile esclusione, come accaduto del resto già questa estate con i ristori previsti dalla regione, che di fatto hanno sbarrato la strada ad una cospicua fetta di imprenditori che adesso resterebbero fuori dai fondi previsti da Agenda urbana». A questo si aggiunge un altro problema: «Non sembra realmente soddisfacente il criterio di erogazione unico per le aziende. A nostro avviso c'è una forte differenza tra azienda a conduzione familiare o condotta dal solo titolare con quelle che invece hanno uno o più dipendenti. Sarebbe più giusto dare una somma differenziata, anche se magari di poco per dare un ristoro più soddisfacente». Per la rappresentante di Confcommercio a Enna «è sicuramente importante la disponibilità del sindaco Dipietro a portare avanti la mediazione cercando di non disperdere somme essenziali per le attività produttive della nostra città». Per il sindaco Dipietro «sebbene dall'assessorato ci sia stata una ferma risposta sull'impossibilità di eliminare il requisito della presentazione del Durc, non si poteva non fare un tentativo di mediazione. La mediazione che ho rivolto al direttore dell'assessorato alle Attività produttive prevede un ampliamento della platea dei beneficiari implementando i codici Ateco che ne potranno fruire e proponendo un aumento somma da destinare ai singoli richiedenti che potrebbe così evitare il ritorno indietro dello stanziamento previsto per Enna».

TIZIANA TAVELLA

 


Le parti sociali che rappresentano la totalità del terziario distributivo e la filiera del turismo hanno scritto ai ministri Orlando e Speranza e al commissario Figliuolo per sottolineare l’urgenza di realizzare un efficace piano vaccinale.
Con una nota congiunta, le organizzazioni imprenditoriali e sindacali del terziario distributivo e del turismo (Confcommercio, Fipe, Federalberghi, Faita, Fiavet, Confesercenti, Federdistribuzione, Ancd Conad, Ancc Coop, Filcams Cgil, Fisascat Cisl, Uiltucs Uil), hanno annunciato di aver scritto ai Ministri Orlando e Speranza e al Commissario, Gen. Figliuolo, "per sottolineare l’urgenza di realizzare un efficace piano vaccinale per tutti gli addetti di questi settori che oltre a essere pesantemente colpiti dalla pandemia, hanno contribuito a garantire il servizio al pubblico e le attività imprenditoriali. E’ stato pertanto richiesto di calendarizzare a breve un incontro per la definizione del suddetto piano".

Fonte: Confcommercio Imprese per l'Italia


II presidente di Confcommercio sul Secolo XIX: "nostri spazi associativi a disposizione della vaccinazione". "Le chiusure? Esiste una fortissima emergenza economica e sociale, servono anche altre soluzio
La campagna vaccini anti-Covid esce dagli ospedali dopo l'apertura, ieri nel capoluogo ligure, del primo centro vaccinale extra-ospedaliero in Italia messo a disposizione da Ascom-Confcommercio Genova e aperto grazie a un'intesa tra l'associazione e il sistema sanitario regionale.

«Promuoveremo questa iniziativa su tutto il territorio italiano», assicura il presidente nazionale di Confcommercio, Carlo Sangalli. Nel centro, messo a disposizione della Asl3 Genovese al momento per gli over 80, vengono fatti 120 vaccini al giorno.

Il modello Genova, con il centro vaccinale inaugurato ieri, può essere replicato anche altrove?

«Già alcune nostre associazioni stanno sperimentando i presidi per i tamponi e altre realtà si stanno preparando per svolgere la medesima attività per i vaccini. Confcommercio Genova fa da apripista e per questo ringrazio in particolare il suo presidente, Paolo Odone, e il presidente di Confcommercio Salute, sanità e cura, Luca Pallavicini. Dopo un anno siamo ancora in grave emergenza sanitaria e dobbiamo accelerare la campagna di vaccinazione nazionale. Confcommercio farà di tutto per rendere il più capillare possibile il suo contributo in una fase di grande difficoltà per il Paese e promuoverà questo modello presso tutte le sue associazioni territoriali».

Cosa farà ora Confcommercio nazionale?

«Oltre a irrobustire e accelerare la campagna di vaccinazione collaboreremo su diversi livelli con le istituzioni e le autorità sanitarie. Proprio pochi giorni fa abbiamo evidenziato al ministro del Lavoro, Andrea Orlando, la validità dei protocolli di sicurezza già sottoscritti da Confcommercio, tra cui quelli per il commercio e il turismo, adeguati e potenziati nel corso dei mesi e che oggi richiedono solo una "manutenzione" e un aggiornamento. In quell'occasione abbiamo anche dato la nostra disponibilità ad utilizzare i luoghi e i medici del lavoro perle vaccinazioni, dando priorità ai lavoratori più a rischio. Nello stesso tempo abbiamo coinvolto le imprese associate per l'utilizzo, ad esempio, dei centri distributivi e dei magazzini di alcune attività e abbiamo chiesto il rifinanziamento dei crediti di imposta per l'acquisto di dispositivi di protezione».

Cosa pensa l'associazione che presiede sulla sicurezza delle imprese del commercio e del turismo? Queste attività devono riaprire?

«Dopo un 2020 drammatico che ha causato crolli verticali di fatturato e la chiusura definitiva di tantissime imprese - soprattutto nel commercio, nella filiera turistica e in quella della cultura e dello spettacolo - oggi siamo ripiombati in una nuova fase difficilissima a causa della veloce diffusione delle varianti del coronavirus. È quindi evidente che le priorità sono due: il contrasto al Covid e la difesa del tessuto produttivo, tenendo insieme salute e ripresa dell'economia. Due emergenze senza precedenti, alle quali si aggiunge quella sociale, che impongono di alzare il livello di responsabilità da parte di tutti. Soprattutto, vanno trovate risposte oltre il modello del "più chiusure" perché le pesanti ricadute in termini di costi economici e sociali non sono più sostenibili dalle imprese che hanno bisogno di un sostegno più robusto e di una prospettiva diversa all'orizzonte. Penso, in particolare, alla ristorazione e ai bar che, da sempre, applicano con rigore tutti i protocolli e le linee guida per garantire sicurezza e lavoro».

Sul versante imprese e indennizzi e politiche di sostegno alle attività, cosa deve essere fatto?

«Servono indennizzi adeguati e tempestivi per non far chiudere le imprese ora e farle crescere quando tornerà la normalità. E queste misure devono rispondere alle esigenze dei diversi settori e delle diverse dimensioni d'impresa, incluso il mondo delle professioni. A questo proposito, va individuato un meccanismo che superi il sistema dei codici Ateco, come peraltro è nelle intenzioni del governo, che non introduca tetti rigidi di ricavi e faccia riferimento sia alle perdite di fatturato annuo che ai costi fissi».

di Dell'Antico Matteo

Fonte: Confcommercio Imprese per l'Italia