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Martedì, 23 Febbraio 2021 08:47

Commercio: Covid come Chernobyl

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Nelle città chiuse 93mila imprese, quest'anno nei centri storici sparirà ¡125% di hotel e ristoranti ® Sangalli: sostegni a chi è colpito dai lockdown, una giusta web tax e rigenerazione urbana per la digitalizzazione LAURA CAFARO ROMA. Cancellate quasi centomila attività commerciali nel giro degli ultimi otto anni. Segno tangibile del progressivo e inarrestabile processo di desertificazione commerciale che ora, con l'onda lunga delle restrizioni imposte dalla pandemia, si va amplificando soprattutto per i contraccolpi sui settori della ristorazione e alberghiero. È lo scenario tracciato nell'analisi dell'Ufficio studi di Confcommercio "Demografia d'impresa nelle città italiane", in cui si calcola che tra il 2012 e il 2020 sono sparite dalle città italiane oltre 77mila attività di commercio al dettaglio (-14%) e quasi 14mila imprese ambulanti (-14,8%). Ma il rapporto lancia un altro allarme: nel 2021, solo nei centri storici dei 110 capoluoghi di provincia e altre 10 città di media ampiezza, oltre ad un calo ancora maggiore per il commercio al dettaglio (-17,1%), si registrerà per la prima volta da due decenni la perdita di un quarto delle imprese di alloggio e ristorazione (-24,9%). «Il rischio di non riavere i nostri centri storici come li abbiamo visti e vissuti prima della pandemia è molto concreto e questo significa minore qualità della vita dei residenti e minore appeal turistico», avverte l'associazione, evidenziando come tra il 2012 e il 2020 si sia verificato un cambiamento del tessuto commerciale all'interno dei centri storici che la pandemia tenderà ad enfatizzare. Per il commercio in sede fissa, tengono in qualche modo i negozi di base come gli alimentari (-2,6%) e quelli che svolgono nuove funzioni come le tabaccherie (-2,3%), mentre è rilevante l'impatto del cambiamento dei consumi che coinvolge in primis tecnologia e comunicazioni (+18,9%). Il resto dei settori merceologici è invece in rapida discesa: i negozi dei beni tradizionali che si spostano nei centri commerciali o, comunque, fuori dai centri storici, registrano riduzioni che vanno dal 17% per l'abbigliamento al 25,3% per libri e giocattoli, dal 27,1% per mobili e ferramenta fino al 33% per le pompe di benzina. La pandemia acuisce questi trend e lo fa con una precisione chirurgica: i settori che hanno tenuto o che stavano crescendo cresceranno ancora, quelli in declino rischiano di scomparire dai centri storici. Quanto alle dinamiche riguardanti ambulanti, alberghi, bar e ristoranti, a fronte di un processo di razionalizzazione dei primi (-19,5%), per alberghi e pubblici esercizi, che nel periodo registrano rispettivamente +46,9% e +10%, «il futuro è molto incerto». Per fermare la desertificazione commerciale delle città, Confcommercio individua tre direttrici, come spiega il presidente Carlo Sangalli: «Sostenere le imprese più colpite dai "lockdown", introdurre una giusta web tax che risponda al principio "stesso mercato, stesse regole", piano di rigenerazione urbana per favorire la digitalizzazione delle imprese».

 

Fonte: La Sicilia - Articolo di : Cafaro Laura

Cancellate quasi centomila attività commerciali nel giro degli ultimi otto anni. Segno tangibile del progressivo e inarrestabile processo di desertificazione commerciale che ora, con l'onda lunga delle restrizioni imposte dalla pandemia, si va amplificando soprattutto per i contraccolpi sui settori della ristorazione e alberghiero. E lo scenario tracciato nell'analisi dell'Ufficio Studi di Confcommercio «Demografia d'impresa nelle città italiane» in cui si calcola che tra il 2012 e il 2020 sono sparite dalle città italiane oltre 77mila attività di commercio al dettaglio (-14%) e quasi 19mila imprese ambulanti (-14,8%). Ma il rapporto lancia un altro allarme: nel2021, solo nei centri storici dei 110 capoluoghi di provincia e altre 10 città di media ampiezza, oltre ad un calo ancora maggiore per il commercio al dettaglio (-17,1%), si registrerà per la prima volta da due decenni la perdita di un quarto delle imprese di alloggio e ristorazione (-24,9%). «Il rischio di non riavere i nostri centri storici come li abbiamo visti e vissuti prima della pandemia è molto concreto e questo significa minore qualità della vita dei residenti e minore appeal turistico», avverte l'associazione evidenziando come tra il 2012 e il 2020 si sia verificato un cambiamento del tessuto commerciale all'interno dei centri storici che la pandemia tenderà ad enfatizzare. Per il commercio in sede fissa, tengono in qualche modo i negozi di base come gli alimentari (-2,6%) e quelli che svolgono nuove funzioni come le tabaccherie (-2,3%), mentre è rilevante l'impatto del cambiamento dei consumi che coinvolge in primis tecnologia e comunicazioni (+18,9%). Il resto dei settori merceologici è invece in rapida discesa: i negozi dei beni tradizionali che si spostano nei centri commerciali o, comunque, fuori dai centri storici registrano riduzioni che vanno dal 17% per l'abbigliamento al 25,3% per libri e giocattoli, dal 27,1% per mobili e ferramenta fino al 33% per le pompe di benzina. La pandemia acuisce questi trend e lo fa con una precisione chirurgica: i settori che hanno tenuto o che stavano crescendo cresceranno ancora, quelli in declino rischiano di scomparire dai centri storici. Quanto alle dinamiche riguardanti ambulanti, alberghi, bar e ristoranti, a fronte di un processo di razionalizzazione dei primi (-19,5%), per alberghi e pubblici esercizi, che nel periodo registrano rispettivamente +46,9% e +10%, «il futuro è molto incerto». Per fermare la desertificazione commerciale delle città Confcommercio individua tre direttrici, come spiega il presidente Carlo Sangalli: «Sostenere le imprese più colpite dai lockdown, introdurre una giusta web tax che risponda al principio stesso mercato, stesse regole, piano di rigenerazione urbana per favorire la digitalizzazione delle imprese». Ma nell'immediato, bar e ristoranti avanzano le proprie richieste per cercare di sopravvivere ai vari regimi di zone gialle e arancioni. In prima battuta, viene chiesta la riapertura serale, almeno nelle zone gialle, dei pubblici esercizi in grado di garantire il servizio al tavolo. Un'opzione «non più rinviabile», avverte Fipe-Confcommercio che propone di poter riaprire anche alla sera, fino alle 22, in zona gialla e fino alle 18 in zona arancione. «Ci auguriamo che il primo Dpcm del nuovo governo segni un cambio di passo» rimarca la Federazione dei Pubblici esercizi decisa a tutelare oltre un milione di lavoratori nelle «centinaia di migliaia di imprese che non possono essere aperte o chiuse con un'ordinanza pubblicata nella notte e valida dalla mattina successiva»

 

Fonte: Giornale di Sicilia 

Si sblocca per le imprese siciliane la possibilità di tornare a usufruire dello sgravio Inps del 30% su tutti i lavoratori dipendenti, dopo il positivo esperimento degli ultimi tre mesi del 2020 voluto dall'ex ministro del Sud, Peppe Provenzano. Il rinnovo dell'agevolazione, sancito nella legge di Stabilità 2021, non aveva trovato ancora applicazione perchè mancava la circolare dell'Inps con le istruzioni. E così tutte le imprese del Sud, per le quali vale la speciale decontribuzione, sono state costrette a versare i contributi previdenziali per intero. L'Inps con una nota aveva attribuito il ritardo alla mancata emanazione del relativo decreto da parte del ministero del Lavoro, che a sua volta attendeva l'ok dalla Commissione europea riguardo al regime di aiuti di Stato. Ciò aveva suscitato pesanti lamentele, fra gli altri, da parte di Sicindustria, Confcommercio Sicilia e Cna Sicilia. Ieri l'Inps ha pubblicato la tanto attesa circolare con le istruzioni per l'utilizzo della misura "Decontribuzione Sud". L'Inps, in pratica, ricevuto il nulla osta da via Veneto a seguito della autorizzazione della Commissione europea, ha sbloccato sui modelli Dm relativi alla denuncia mensile delle retribuzioni da lavoro dipendente i codici per riconoscere ai datori di lavoro lo sgravio contributivo per l'occupazione in aree svantaggiate. La misura, quindi, è a Peppe Provenzano e Mara Carfagna applicabile a partire dal 1 gennaio 2021 e, con la denuncia del prossimo mese, le imprese potranno fruire dell'esonero parziale relativo sia al mese di febbraio che a quello di gennaio. L'agevolazione spetta in riferimento ai rapporti di lavoro dipendente, con esclusione del settore agricolo e dei contratti di lavoro domestico, nella misura del 30% della contribuzione mensile dovuta fino al 31 dicembre 2025; al 20% dei contributi dovuti per gli anni 2026 e 2027; al 10% per gli anni 2028 e 2029. La circolare fornisce le istruzioni solo per il periodo gennaio-dicembre 2021, oggetto della Decisione del 18 febbraio 2021 di autorizzazione da parte della Commissione Ue. Le regioni che rientrano nel beneficio sono Abruzzo, Basilicata, Calabria, Campania, Molise, Puglia, Sardegna e Sicilia. La neo-ministra per il Sud, Mara Carfagna, ha dichiarato che «l'Istituto ha risposto rapidamente alle sollecitazioni del governo, grazie anche all'impegno del ministro del Lavoro Andrea Orlando. Così nella prossima rata, oltre a ottenere lo sconto contributivo del 30% relativo al mese di marzo, le imprese potranno recuperare il versamento di gennaio e di febbraio, per poi mantenere il beneficio per l'intero 2021». Frattanto, l'Inps ha sospeso lo stop all'esonero contributivo sull'intera tredicesima per i dipendenti delle aziende del Sud, dopo la sospensiva concessa dal Tar del Lazio ad un ricorso. Il decreto "Agosto" riconosce ai datori di lavoro privati del Sud lo sgravio Inps del 30% per il periodo 1 ottobre-31 dicembre 2020. L'Inps in un messaggio aveva escluso la decontribuzione per i primi nove ratei della tredicesima, lasciandola solo per la parte riferita al periodo ottobre e dicembre. Ora l'Inps ha sospeso l'efficacia di questo messaggio sulla base delle decisioni del Tar del Lazio. «I datori di lavoro interessati, che avessero già calcolato ed esposto l'esonero in argomento sull'intera tredicesima mensilità - riporta il ministero del Lavoro sul suo sito rimandando al nuovo messaggio Inps - procederanno alla rideterminazione dell'importo spettante alla luce delle precisazioni sopra esposte». «Si fa riserva - conclude l'Inps - di comunicare con apposito messaggio le decisioni che saranno assunte dal Tar del Lazio, in seguito alla trattazione collegiale in camera di consiglio del 2 marzo 2021». 

 

Fonte: La Sicilia - Articolo di: Michele Guccione Palermo

Delusioni e speranze. Sono i sentimenti dei lavoratori autonomi (soprattutto quelli iscritti alla Gestione separata Inps) in questa tornata di cambio del governo. Delusione peri provvedimenti fin qui adottati dall'esecutivo guidato da Giuseppe Conte e speranze per quello di Draghi che si appresta a muovere i primi passi. "I professionisti non si possono certo dire soddisfatti delle misure stabilite dai decreti emergenziali — afferma Anna Rita Fioroni, presidente di Confcommercio professioni — perché continuano ancora a subire l'effetto del rallentamento e, in alcuni casi, del fermo della propria attività, con forti impatti sul fatturato, anche per i mancati pagamenti da parte dei loro clienti Le misure che sono state finora messe in campo, quindi, non bastano certamente".

Gli aiuti Primo ostacolo da rimuovere è quello dei cosiddetti codici Ateco da cui dipendono i ristori e gli aiuti statali per i lavoratori autonomi. "Non riteniamo idonei i parametri per calcolare la diminuzione del fatturato — continua Fioroni — Non si può confrontare mese con mese perché il periodo è troppo breve per venire incontro alle effettive esigenze di liquidità e il criterio si presta ad effetti casuali e addirittura iniqui. Peraltro il criterio dei codici Ateco è penalizzante anche rispetto agli obiettivi del decreto legge ristori perché non si riescono ad inserire tutte le attività professionali che rientrano nelle filiere colpite dai provvedimenti restrittivi".

Le richieste Ma per gli autonomi è arrivata anche qualche buona notizia come l'istituzione del Fondo, con dotazione di i miliardo, per finanziare l'esonero parziale per il 2021 dal pagamento dei contributi previdenziali per tutti i professionisti e autonomi. E poi la creazione del primo ammortizzatore universale per lavoratori autonomi iscritti alla gestione separata Inps denominato Iscro. "Mancano ancora i decreti attuativi che disciplinano le modalità per chiedere ed ottenere l'esonero per autonomi e i professionisti anche iscritti alla gestione separata Inps. E soprattutto ci attendiamo che sia ribadita la volontà di ampliare il fondo per garantire un vero e proprio anno bianco dalla contribuzione ai professionisti ed autonomi interessati". E per quanto riguarda Iscro? "Giudizio positivo — ribadisce la presidente di Confcommercio professioni — ma attenzione: è prevista una contribuzione aggiuntiva per sostenere la misura a carico dei professionisti per il 2021 pari allo 0,2696 ed allo 0,5196 per gli anni successivi. Il periodo sperimentale può giustificare lo 0,51 per cento, ma la richiesta di Confcommercio professioni rimane lo o,2896. Inoltre, Iscro è strategico ma non dà risposta alle esigenze di ristori che tengano conto della situazione di emergenza straordinaria e diffusa in cui si sono trovati i professionisti nel 2020 per cui chiediamo comunque interventi immediati commisurati al calo di reddito". Infine restano sul tavolo temi «scottanti» come l'equo compenso e la possibilità per i lavoratori autonomi di una deducibilità dei contributi versati alle forme di sanità integrativa come opportunità di sviluppo del sistema di welfare complementare.

tratto dal Corriere della Sera

di Isidoro Trovato

Folla delle grandi occasioni: è qui la festa?

La domenica in città. Via Etnea e lungomare presi d'assalto da chi non vedeva l'ora di uscire. Solo i110% senza mascherine ® Pienone anche in bar e ristoranti ma il 25% resta chiuso. «Per dare un buon servizio ci servono certezze e programmazione» VITTORIO ROMANO "Che vergogna", "che incoscienza", "adesso la curva del contagio risalirà". Ormai ci siamo abituati alle immancabili bordate che molti lanciano attraverso i social all'indomani di una giornata festiva in cui la gente decide di uscire di casa. Oggi qualcuno scriverà, con ironia, che ieri mattina, da piazza Mancini Battaglia a piazza Europa, il "lungomare liberato" è stato un successo, visto la folla che ha invaso piazze e marciapiedi. E qualcun altro, con altrettanta ironia, posterà che in via Etnea, tra bancarelle regolari e ambulanti abusivi, sembrava di essere nei giorni della festa agatina di un anno senza pandemia. In realtà scriverebbero il vero, perché è andata proprio così: folla delle grandi occasioni in tutti i luoghi amati dai catanesi, traffico di auto sostenuto, stazionamenti in piazza Duomo e nel borgo di San Giovanni Li Cuti nonostante i divieti. E dunque, come ce ne usciamo? Niente e nessuno ieri vietava ai catanesi di uscire, ma veniva imposto loro di rispettare le misure di prevenzione dal contagio, ovvero indossare la mascherina protettiva ed evitare assembramenti. Ebbene, il 10% di chi affollava il lungomare, la via Etnea e il corso Italia, tanto per citare i luoghi più battuti, non indossava la mascherina. L'8% di questi erano ragazzi di un'età compresa tra 14 e 20 anni. I12% adulti forse convinti che il virus sia un'invenzione di chissà quali lobby internazionali. Sono questi, a modestissimo parere di chi scrive, i comportamenti da condannare (oggi forse sapremo se le forze dell'ordine e la polizia locale, ieri in campo con l'ausilio dell'Esercito, hanno elevato sanzioni) e non il fatto che la gente esca di casa. Perché se la legge lo consente, tutti ne hanno diritto. Tra l'altro ieri, visto che siamo in zona gialla, bar e ristoranti erano aperti e fino alle 18 era possibile il servizio al tavolo. E chi è rimasto aperto, soprattutto nelle zone del centro storico, del lungomare, della montagna, è stato preso d'assalto da gruppetti di amici e famiglie stanchi di sacrifici che durano ormai, con brevi pause, da un anno. «Abbiamo registrato un vero e proprio assalto ai locali di somministrazione - dice Giovanni Trimboli, responsabile provinciale dei ristoratori della Fipe Confcommercio -. La mattina tanta gente ha preso il caffè nei bar, poi molti hanno fatto l'aperitivo e davvero tanti sono andati a pranzo nei ristoranti. Un buon 25% di noi, però, ha deciso di rimanere chiuso. Ed è comprensibile. Questa assenza assoluta di programmazione che non ti consente di sapere se resterai aperto due giorni, due settimane, due mesi o chissà quanto, non aiuta l'imprenditore che dovrebbe richiamare il personale in cassa integrazione, ristabilire i rapporti con i fornitori e rimettere in piedi un'attività che ha bisogno di certezze e non può vivere alla giornata. Vediamo domani (oggi, ndr.) - aggiunge Trimboli - cosa sarà stabilito nel nuovo Dpcm, e speriamo che ci siano certezze che ci consentano di fare un'adeguata programmazione. Anche per l'estate, visto che alcuni di noi potrebbero rilevare, come gli altri anni, i punti ristoro negli stabilimenti balneari che offrono questa opportunità ai loro clienti».

Fonte: La Sicilia - Articolo di : Romano Vittorio

Le accuse alla commissione? «Col nostro lavoro diamo molto fastidio a tanti» Onorevole D'Agostino, lei fu fra i promotori dell'inchiesta dell'Antimafia regionale sui beni confiscati. Soddisfatto della relazione finale? «Assolutamente sì. L'impulso per quest'inchiesta partì dal procuratore di Catania che, alla presentazione di un libro, evidenziò le tante contraddizioni nel settore e l'importanza di uno scatto comune, anche della società civile. Nella relazione denunciamo il silenzio raggelante sulla gestione dei beni sottratti ai mafiosi, la disorganizzazione dell'Agenzia, la retorica ascoltata da chi l'ha diretta, le assenze di prefetti e sindaci sul territorio che aiuta i mafiosi a tenersi i beni».

Ci sono anche dei casi specifici, storie belle e storie brutte. «C'è il caso virtuoso di Geontrans, che resiste alla concorrenza sleale di altre società, fra cui quella nuova degli Ercolano, che godono di sconti importanti sui trasporti marittimi. E poi i casi in cui c'è un corto circuito: quello del Comune di Acireale, "distratto" su immobili in parte intestati alla moglie di un mafioso, poi rientrata in possesso dopo un ricorso al Tar. E poi ci sono i casi del complesso di Gravina e dell'agrumeto di Palagonia, simboli dello strapotere di chi dispone ancora di beni addirittura messi a bando».

Nel finale della relazione ci sono anche proposte operative. Non le sembra utopica Nicola D'Agostino, deputato lv una legge-voto nazionale per cambiare la Rognoni-La Torre? «Andrà fatta anche quella, ma più pragmaticamente penso al ddl all'Ars, visto che il 90 per cento dei beni confiscati in Italia sono in Sicilia».

Come immagina il nuovo sistema? «Con una serie di norme per rendere più trasparente ed efficace tutto il sistema: pubblicazione obbligatoria degli elenchi dei beni assegnati da parte dei comuni, con rendicontazione obbligatoria di chi li gestisce, bandi con tempi di affidamento più lunghi, anche oltre 10 anni, per facilitare investimenti e ammortamenti, un ruolo dei prefetti sul nodo bancario e una norma per facilitare l'acquisto di beni e servizi dalle aziende confiscate da parte delle pubbliche amministrazioni, magari con un marchio di legalità che apra un circuito virtuoso. A livello siciliano serve un ufficio speciale regionale di raccordo con Agenzia, Prefetture, Comuni e forze dell'ordine, con competenza su gestione e vigilanza di beni, risorse, bandi regionali, magari usando fondi Ue e anche di rotazione per l'accesso al credito attraverso Ircac, con la possibilità di assegnare alcuni beni agli Iacp».

Sull'ultima relazione e sull'attività dell'Antimafia c'è chi è molto critico. «Il lavoro di questa commissione è senza precedenti. Ce ne accorgiamo dall'attenzione delle istituzioni serie. Su Borsellino, Montante e Antoci abbiamo tolto il velo della ipocrisia e aperto scenari inquietanti, sui rifiuti abbiamo anticipato gli stessi magistrati, sui Comuni sciolti siamo andati controcorrente. Chi ci critica, attaccando Fava, non capisce che tutte le relazioni sono condivise e votate all'unanimità. Evidentemente stiamo scoprendo tabù, compreso, ad esempio sui beni confiscati, quello della sconcertante impreparazione dello Stato. Diamo molto fastidio a tanti».

Quindi lei sta dalla parte di Fava? «Fava ha dato dignità, rispetto e autorevolezza alla commissione e a tutta l'Ars. Le inchieste prodotte sono di altissimo livello e dovrebbero essere spunti per tutte le istituzioni statali e regionali per approfondire alcuni temi e non ripetere gli stessi errori».

 

Fonte: La Sicilia

Contestata la disparità di trattamento con i parrucchieri Centri estetici aperti in zona rossa, Tar accoglie ricorso Confestetica Pierfrancesco Laudani: "Sentenza esemplare, siamo enormemente soddisfatti" PALERMO - E, infine, giunse il responso del Tar del Lazio. Nelle scorse settimane il QdS ha seguito la vicenda di Confestetica, Associazione della categoria Estetisti, che ha deciso di citare in giudizio il Governo italiano con procedura d'urgenza e richiesta risarcimento. I motivi che hanno condotto a un simile passo, vanno ricercati nella disparità di trattamento tra la categoria "barbieri e parrucchieri" e "centri estetici" negli ultimi Dpcm, i quali consentivano in "zona rossa" l'apertura dei primi e la chiusura dei secondi. Tale disparità era stata giudicata "inspiegabile" dai rappresentanti di Confestetica.

Il Tar si è, dunque, espresso in merito e a raccontarci come è andata è lo stesso delegato regionale Confestetica, Pierfrancesco Laudani: "Siamo enormemente soddisfatti come categoria per la sentenza esemplare n. 01862/202 di martedì 16 febbraio del Tar del Lazio, che ha annullato l'efficacia del Dpcm del 14 gennaio 2021, in cui si prevedeva la chiusura dei centri estetici in zona rossa".

"Non di meno - aggiunge Laudani è importante sottolineare come tale provvedimento divenga immediata Pierfrancesco Laudani, Confestetica Sicilia mente esecutivo ed è valido su tutto il territorio nazionale, annullando il Dpcm nella parte in cui veniva esclusa l'apertura dei centri estetici nella zona rossa".

"Pertanto - spiega il delegato - le attuali e future ordinanze che dovessero determinare nuove zone rosse, non potranno far altro che tener conto che, in tali zone, i centri estetici - per effetto della sentenza - potranno rimanere aperti, così come lo sono stati barbieri e parrucchieri".

Grande, dunque, la soddisfazione della categoria, che ha visto in tal modo riconosciuto il danno di immagine per i centri estetici "interpretati" dal Comitato tecnico scientifico nazionale come luoghi meno sicuri dei saloni di barbieri e parrucchieri; quando - invece - stando alla tabella nazionale dell'indice di rischio contagio dell'Inail si classificano i saloni di barbieri e parrucchieri come centri con rischio alto e i centri estetici con rischio medio-alto.

Cid conferma quanto in precedenza affermato da Laudani, ossia che: "il centro estetico è un luogo adeguato e sicuro di lavoro, in cui oltre al contingentare gli appuntamenti in rapporto uno-a-uno, si eseguono trattamenti in ambienti separati con un rigoroso protocollo anti-contagio e relativo utilizzo di Dpi (dispositivi di protezione individuale), autoclave e adeguato screening e igienizzazione agli ingressi e alle uscite dell'utenza".

Le battaglie, comunque, non sono terminate. Laudani, infatti, ricorda la strada già intrapresa, ossia quella di riabilitare la figura dell'estetista, oggi purtroppo ancorata alla retrograda Legge 1/90 per la quale l'associazione sta lavorando per un suo immediato rinnovamento con proposte di legge serie e mirate, già presentate al Governo da poco insediato.

Fonte: Quotidiano di Sicilia - Articolo di: Francesca Fisichella

Dal segretario della Cgil una proposta per inaugurare una nuova stagione nei rapporti tra le parti sociali. Donatella Prampolini, vicepresidente di Confcommercio con delega al Lavoro: "Un confronto serio e costruttivo potrebbe dare un contributo di crescita al Paese".

Il segretario della Cgil, Maurizio Landini, ha lanciato una proposta per inaugurare una nuova stagione nei rapporti tra le parti sociali. "In questa fase di grande cambiamento - ha detto Landini - dove bisogna progettare il futuro con il rischio di misurarsi con problemi nuovi, è importante, oltre alle classiche relazioni sindacali, creare momenti di incontro tra imprese e sindacato". "Sarebbe l'occasione - ha aggiunto Landini - anche per confrontarsi sui cambiamenti che ci sono o che arriveranno. Viviamo una fase che ci sta cambiando e questo richiede anche un cambio della funzione sindacale".

Confcommercio: "Sempre pronti al dialogo"
A "raccogliere" le affermazioni di Landini, è stata Donatella Prampolini, vicepresidente di Confcommercio con delega al Lavoro. "I confronti sono sempre utili, quando mirati a camminare nella stessa direzione, che in questo momento deve essere quella di fare ciascuno la propria parte, parti sociali, ma anche istituzioni e governo, per affrontare la pandemia, accelerando il piano vaccinale verso quelle attività continuamente esposte al rischio contagio perché soggette all'affluenza del pubblico e lavorando per una pronta ripresa delle attività economiche in sicurezza". "Lo abbiamo fatto insieme - ha aggiunto Prampolini - nei momenti più duri del lockdown, con gli accordi sulla sicurezza e l'impegno della bilateralità verso imprese e lavoratori. Ci attendono numerosi cambiamenti, e un confronto serio e costruttivo tra le Parti Sociali potrebbe dare un contributo di crescita al Paese".

Fonte: Confcommercio Imprese per l'Italia

 

ENNA 

La denuncia di Confcommercio sulle continue difficoltà del settore alimentare, comprese le pizzerie, dove non la situazione non migliora; e Prestifilippo: «Abbiamo chiesto un incontro a Musumeci ma non è sensibile al problema» Zona gialla inutile: i ristoratori fanno 11 10% La denuncia di Confcommercio. Il presidente di categoria, Prestifilippo, parla della disattesa ripartenza delle attività ennesi soprattutto nel settore alimentare dove gli orari restano sempre rigidi; e teme anche per le varianti Covid Critica a Musumeci «Da mesi chiediamo un incontro, non è sensibile verso l'imprenditoria che ormai è prossima al tracollo» ENNA. Non usa mezzi termini o giri di parole il presidente provinciale di Confcommercio, Maurizio Prestifilippo, per denunciare lo stato di salute di molte attività commerciali ennesi giunte allo stremo a causa della pandemia. La prospettiva di una ripartenza dopo il passaggio dalla zona arancione a quella gialla è oggi disattesa nei fatti , soprattutto per le categorie più colpite come la ristorazione. «Per loro cambia poco perché i ristoranti e le pizzerie restano chiusi la sera e a pranzo fanno il 10% del loro fatturato» esordisce Prestifilippo che aggiunge: «Noi siamo seriamente preoccupati, l'impressione è che i governi regionale e nazionale, ma attendiamo di vedere che farà Draghi, continuano a dire che l'attività didattica è l'emergenza nazionale continuando così a nascondere che la maggior parte dei contagi spesso provengono proprio dalle scuole». Il presidente di Confcommercio invita a non disprezzare il lavoro fatto con la didattica a distanza e a proseguire su questo percorso almeno fino a quando la didattica in presenza sarà del tutto sicura perché, osserva, «temo che ci si voglia assumere un rischio che poi pagheranno altre categorie ed allora non ci sta bene» infatti per Prestifilippo «l'arrivo delle varianti del Covid potrebbe colpire duramente le nostre famiglie e quindi le imprese. Basterebbe vedere cosa fanno i ragazzi dentro e fuori dalle scuole ed in tal senso mi chiedo cosa accade nei servizi igienici delle scuole, se tutte le norme sono osservate». L'allarme di Prestifilippo si sposta poi sul ruolo del presidente della Regione: «Dispiace il ragionamento paternalistico del presidente Musumeci che non si rende conto a volte delle cose gravi che dice. Da mesi gli chiediamo un incontro, ma è sempre molto impegnato e non credo che abbia una grande sensibilità nei confronti del mondo imprenditoriale». Anche a livello locale per il presidente di Confcommercio non va meglio e spiega perché: «Abbiamo chiesto all'Asp di avviare un centro vaccinale in ogni Comune per evitare gli spostamenti e i rischi che ne conseguono, ma non ci è stata data nessuna risposta, c'è solo un sistema calato dall'alto che vede tra l'altro gli ultra ottantenni prenotarsi per il vaccino, ma poi arriva la telefonata che rinvia l'appuntamento; abbiamo insomma bisogno di trasparenza e capire come stanno le cose, qual è il piano vaccinale e per quali categorie». Il rappresentante dei commercianti da un punto di vista sanitario si chiede «perché tutti parlano di vaccini e no della cura?» per poi soffersi anche sul ruolo e sulle azioni delle istituzioni: «Al prefetto che ad inizio pandemia era vicina a tutti, ora chiedo un intervento». Arancione o gialla che sia la Sicilia, insomma, per gli operatori commerciali cambia poco se non il timore che le loro condizioni economiche continuano a peggiorare: «Siamo stanchi, ormai è una tragedia per gli operatori commerciali; dopo un anno l'emergenza diventa poi una consuetudine con il rischio che l'economia vada a rotoli e che un territorio già in sofferenza come quello nostro possa ancora una volta pagare un prezzo altissimo».

Fonte Confcommercio Imprese per l'Italia - articolo di: WILLIAM SAVOCA 

La protesta davanti al Palazzo Reale, in strada pure il comparto pesca-turismo e le guide L'ira di ristoratori e albergatori «Senza gli aiuti falliremo tutti» II gruppo Attiva Sicilia presenta all'Ars un disegno di legge: contributi a chi acquista e utilizza prodotti a chilometro zero Lavoratori preoccupati, a marzo può cadere il divieto di licenziamenti Simonetta Trovato Ristoratori, albergatori, il comparto pesca, il pesca-turismo, le guide e ogni altra attività legata all'arrivo di visitatori da fuori regione. Insomma è tutto fermo e non sembra esserci alcun segno di lontanissima ripresa: tutto un mondo che guarda con terrore ai prossimi mesi, soprattutto alla fine di marzo quando cadrà il blocco dei licenziamenti e un sacco di imprese diranno addio ai loro dipendenti. Ieri mattina un folto comparto trasversale di operatori del turismo, ristoratori e albergatori, riuniti dall'associazione Mio Italia, si è ritrovato sotto le finestre di Palazzo dei Normanni per manifestare contro una politica sorda alle richieste di aiuto. Rappresentanze diverse, con striscioni e cartelli, ma la protesta è durata poco, poi ognuno è tornato ai suoi problemi. I deputati regionali del neonato gruppo Attiva Sicilia, l'ex pentastellata Angela Foti e Sergio Tancredi hanno incontrato i titolari dei ristoranti e hanno ricordato l'impegno nei confronti del settore, a cominciare dal disegno di legge regionale che prevede ulteriori ristori regionali, oltre a quelli individuati dallo Stato. In particolare, il ddl prevede un contributo a fondo perduto a sostegno delle imprese del settore della ristorazione che acquistano e usano prodotti a km0. *E evidente che i ristoratori non possono più aspettare — ha detto Sergio Tancredi — Un risarcimento per le chiusure va dato. Istituire un fondo da 30 milioni potrebbe evitare il tracollo delle imprese e per questo puntiamo a far inserire la misura direttamente nella finanziaria. Ma le difficoltà della Regione sono note e quindi non possiamo ancora conoscere i tempi. E ovvio che è dal governo nazionale che devono arrivare gli aiuti principali». *E lo Stato che deve garantire il sostegno per le spese, penso ad esempio a utenze, affitti e mutui — ha ribadito Angela Foti, prima firmataria del ddl sui ristori — la Regione può contribuire alla ripartenza e il ddl è uno strumento utile in questa direzione. Se questa proposta viene accolta dal governo regionale e si usa la via amministrativa, questo incentivo alla ripartenza potrà arrivare più velocemente». I rappresentanti dell'associazione Mio Italia sono anche stati ospiti della trasmissione su Facebook WebInArs che ha approfondito le questioni relative alla crisi. Presenti anche i ristoratori dell'HoReCa cefaludese: la richiesta sul tavolo è quella di un piano fattivo perla ripartenza, che preveda anche la riapertura serale dei ristoranti. « Parliamo di perdite di fatturato che oscillano tra il 50 e 1'80 per cento», affermano Paolo Bianchini e Salvo Longo, rispettivamente presidente e vicepresidente con delega alla Sicilia di Mio Italia, presenti al sit in con l'assessore al turismo di Cefalù Simone Lazzara. «Non devono essere dimenticati i dipendenti delle imprese, ora in cassa integrazione, ma con l'alta possibilità di licenziamento in caso di mancata proroga — ha aggiunto Paolo Bianchini -. InSicilia viviamo di pesca, agricoltura e servizi, molti dei quali strettamente legati al turismo e alla ristorazione. (•sir) *** I dipendenti dei supermercati: vaccinateci • Dopo gli avvocati e i giornalisti, anche tutti i lavoratori di supermercati chiedono di essere vaccinati. Non per età, quindi, ma per comparti lavorativi, visto che si tratta sempre di professioni che si svolgono a strettissimo contatto con il pubblico. Sono quindi i sindacati del commercio al dettaglio Filcams Cgil, Fisascat Cisl e Uiltucs Uil - rappresentate rispettivamente dai tre segretari generali Monia Caiolo, Mimma Calabrd e Marianna Flauto — a chiedere che anche questo tipo di professionisti sia considerato tra i «servizi essenziali». I sindacati chiedono che venga fornito un calendario e precise modalità per le prenotazioni delle vaccinazioni dei lavoratori del commercio, soprattutto di generi alimentari.

Fonte: Giornale di Sicilia

Il presidente di Confcommercio commenta l'intervento del presidente del Consiglio a Palazzo Madama: "Supportare il turismo per superare il disastro creato dalla pandemia e affrontare la sfida del cambiamento e della sostenibilità".


"Primo dovere è combattere la pandemia, ci occuperemo di chi soffre". Ha iniziato così il suo discorso in Senato il presidente del Consiglio Mario Draghi per presentare il suo governo e per chiedere la fiducia (poi arrivata con 262 voti a favore, 40 contrari tra cui 15 del M5S e 2 astenuti. Oggi sarà la volta della Camera, ndr). Il premier parla per oltre 50 minuti, fa appello alla "responsabilità nazionale" e invoca lo "spirito repubblicano", invitando i partiti a mettere da parte la rivalità in nome della battaglia comune contro il Covid. "Questo esecutivo - ha detto Draghi - non nasce dal fallimento della politica. E' semplicemente il governo del Paese, atlantista ed europeista". Per l'ex governatore Bce l'obiettivo è cedere sovranità nazionale per il bilancio comune: "Fuori dall'euro c'è meno Italia". In tema di salute, per Draghi, "bisogna riformare la Sanità per rafforzare quella territoriale". In ambito fiscale, serve una "revisione profonda dell'Irpef". Importanti, infine, le parole sul turismo: "un'impresa che certamente riaprire dopo la pandemia è il turismo. Quindi investire nel turismo non significa buttar via i soldi, quei soldi tornano indietro. Vanno messe in campo misure che permettano alle imprese del turismo di non fallire. Bisogna impedire che in questo periodo queste imprese falliscano perché poi si perde un capitale che, spesso, è capitale umano".

 

Sangalli: "Definire metodo di lavoro strutturato tra governo e parti sociali"


Il presidente di Confcommercio, Carlo Sangalli, ha commentato le dichiarazioni rese dal presidente del Consiglio Draghi al Senato. "Spicca, anzitutto - ha detto Sangalli - il riferimento alla comune responsabilità di una ‘Nuova Ricostruzione’, che, come nel Dopoguerra, consenta di ‘consegnare un Paese migliore e più giusto ai figli e ai nipoti’. E’ una responsabilità tanto più impegnativa, perché, dopo l’uscita dall’emergenza sanitaria, non tutto potrà tornare come prima. Importanti, in questo contesto, lo specifico riferimento al turismo che va supportato sia per superare il ‘disastro creato dalla pandemia’, sia per affrontare la sfida del cambiamento e della sostenibilità. E, in generale, la scelta strategica tra ‘quali attività proteggere e quali accompagnare nel cambiamento’ come principale compito di una politica economica, che faccia leva su innovazione, accesso al capitale ed al credito, politiche monetarie e fiscali espansive".

“E’ un compito che rafforza, a nostro avviso - ha detto Sangalli - anche la necessità e l’urgenza di definire un metodo di lavoro continuo e strutturato tra Governo e parti sociali su larghissima parte delle questioni richiamate dal Presidente Draghi: dalla risposta alle emergenze al quadro delle riforme (concorrenza e fisco, pubblica amministrazione e giustizia, politiche attive per il lavoro e l’intero ventaglio degli obiettivi strategici del PNRR)”.

“In particolare – conclude Sangalli - è di grande interesse il passaggio sulla necessità di un intervento complessivo sul sistema tributario che esclude cambiamenti di tasse ‘una alla volta’. Compito che il Premier, molto opportunamente prevede di affidare a una commissione di esperti, ben consapevole che una buona riforma fiscale è alla base della ricostruzione economica”.


Stoppani: "D'accordo con Draghi su riduzione e semplificazione fisco"

"Quello che ha affermato il premier è ciò che ha sostenuto anche Confcommercio in audizione pochi giorni fa: Draghi ha ragione quando dice che non servono interventi spot sulla singola imposta". Così il vicepresidente esecutivo di Confcommercio, Lino Stoppani che, commentando le parole di Draghi sulla riforma del sistema fiscale, indica la strada da seguire: "Il sistema fiscale italiano è molto farraginoso e complesso e quindi una riforma del fisco deve perseguire 3 finalità: ridurre la tassazione (le imposte sull'impresa in Italia sono tra le più alte del mondo); semplificare il sistema mettendo ordine, anche intervenendo con un testo unico; fare emergere la base imponibile favorendo così anche la crescita". "Tutto ciò - afferma Stoppani- si fa con un intervento
coordinato che ripristini la progressività delle imposte perché oggi c'è' una grande differenza tra aliquote ufficiale ed effettive anche a causa delle tax espenditures sulle quali ci vuole una manutenzione, magari con un assegno unico per la famiglia". "Riteniamo sbagliato, inoltre - prosegue Stoppani- un aumento delle imposte indirette e diciamo no alla patrimoniale. Serve invece un intervento sovranazionale sulla web tax, siamo favorevoli al ripristino dell'imposta del reddito d'impresa,e siamo disponibili anche a discutere sulla cash flow tax" .

Bocca: "le parole di Draghi ci confortano, ora fare presto"

"Dopo la scelta di fare un Ministero del Turismo dedicato che aveva dimostrato una particolare attenzione al nostro settore le parole di Draghi ci confortano ancora di più. Ogni volta che un premier si occupa del turismo in questo modo ci riempie di soddisfazione perché ci dimostra la presa di coscienza del Governo del grande valore economico di questo settore". Così il presidente di Federalberghi, Bernabò Bocca, che sottolinea l'esigenza di fare presto ma confida molto in Draghi: "siamo molto preoccupati sulla tempistica del trasferimento delle competenze dal Mibact al neonato Ministero perché siamo in Italia e la burocrazia è sempre in agguato. Ogni volta che uno fa una cosa bella da noi, arriva a stroncarti la burocrazia. Ma dall'altra parte siamo davvero molto contenti di avere una persona che al tavolo del Consiglio dei ministri parlerà solo ed esclusivamente di turismo. Anche se formalmente le competenze e anche il portafoglio arriveranno più tardi. Lui ci sarà e si occuperà solo di turismo e avrà solo quello in testa. Anche sul tema del Recovery Fund che così come era stato impostato prima aveva sollevato le nostre critiche. Inoltre ci auguriamo che l'istituzione di questo ministero sia una cosa cementata per il futuro, non credo che nessun Governo ormai avrà la forza di toglierlo, il problema era il coraggio di metterlo e Draghi per fortuna lo ha avuto".

 

Sangalli: "Una squadra che può imprimere una svolta alla crisi"
“Buon lavoro al nuovo Governo Draghi chiamato a fronteggiare tempestivamente emergenza sanitaria, emergenza economica ed emergenza sociale e a mettere a frutto l’opportunità del Recovery Plan. È arrivato davvero il tempo di un deciso cambio di passo. Le varianti del Covid-19 preoccupano e centinaia di migliaia di imprese - soprattutto del terziario - sono in attesa dei ristori necessari alla loro sopravvivenza”: così il presidente di Confcommercio, Carlo Sangalli, sul nuovo Esecutivo.

“La squadra di Governo – continua Sangalli - ha le potenzialità per imprimere una svolta alla crisi che si sta aggravando. Bene, come anche da noi da tempo auspicato, il ritorno del Ministero del Turismo: una scelta giusta e necessaria sia per l’impatto drammatico della pandemia sul settore, sia perché la ripartenza del turismo italiano è condizione strategica per la ripartenza di tutto il nostro Paese”.

“Un grazie al presidente Mattarella che con coraggio ha permesso di mettere in campo una squadra all'altezza della situazione in uno dei momenti più drammatici della nostra storia”, conclude Sangalli.

 

Confturismo (Patanè): "Per il turismo si apre una nuova stagione"

Luca Patané, Presidente Confturismo

Il presidente di Confturismo, esprime la propria soddisfazione per la creazione all'interno dell'esecutivo Draghi di un ministero dedicato al settore del Turismo scorporato da quello della Cultura. "Un ministro del Turismo con competenze perfettamente ritagliate nel quadro previsto dalla Costituzione e con portafoglio. Ci voleva il professore Mario Draghi per risolvere con determinazione e lucidità una questione sulla quale ci si arrovellava da decine di anni, senza trovare mai la soluzione. Se il buongiorno si vede dal mattino, si apre una grande stagione per il turismo, stremato dalla crisi in corso, almeno sotto il profilo istituzionale. Ringraziamo il presidente del Consiglio per la grande sensibilità ai temi del nostro settore, che ha dimostrato con questo gesto importantissimo. Diamo il benvenuto al ministro Garavaglia che siamo pronti a incontrare, non appena si sarà' insediato, per supportarlo da subito nell'impegno che lo attende".

 

Federalberghi e Fiavet: "Finalmente un Ministero dedicato solo al turismo"

"Non mi sembra vero ed è davvero una notizia da festeggiare". Questo il primo significativo commento alla notizia dell'istituzione di un ministero del turismo da parte del presidente di Federalberghi Bernabò Bocca. "Finalmente, dopo un'attesa di anni, un ministero del turismo dedicato! E poi soprattutto un ministero con portafoglio, non un ministero che taglia i nastri alle inaugurazioni. Un ministero corposo, di contenuti. Eravamo stufi di essere ospitati di qua e di là. L'Italia merita un ministero dedicato". "Assicuriamo sin da ora la piena disponibilità del sistema Federalberghi a collaborare con il Governo, nell'interesse del Paese". "Il turismo - ha detto Bocca - ha bisogno di interventi immediati, per uscire dalla tempesta, e di programmare la ripartenza con investimenti che consentano di competere ad armi pari con l'agguerrita concorrenza internazionale".

Anche le agenzie di viaggio "esultano". "Siamo certi che agenzie di viaggio e operatori turistici - ha detto la presidente della Fiavet Ivana Jelinic- avvieranno presto un fattivo dialogo e una collaborazione in vista di una rinascita completa del settore basilare per il nostro Paese, che occupa 13% del PIL, e impegna il 15% della forza lavoro. Non era più possibile non dedicare un ministero a un comparto che, come attestano i dati di Confcommercio, contribuisce per 44 miliardi alla bilancia commerciale italiana e registra un valore della produzione di 190 miliardi". "In qualità di presidente di Fiavet Confcommercio, do la mia piena disponibilità, da subito, per un dialogo fattivo e concreto".

 

Assintel: "Ora ci sono le condizioni per riprogettare il futuro"

"Il nuovo Governo si trova ad affrontare una sfida epocale: far sì che il Paese riesca ad utilizzare i fondi del Next Generation Europe per evolvere davvero. Come associazione nazionale delle imprese ICT lo diciamo da tempo: il Digitale può servire a tutto il Paese solo se è inserito in un piano strategico di lungo periodo. È il driver per rendere competitivo il sistema economico, per creare efficienza nella pubblica amministrazione, per aprire l’esperienza individuale ad una cittadinanza matura". Questo il commento della presidente di Assintel, Paola Generali dopo l'insediamento del governo Draghi.

"L’approccio del Governo uscente - ha detto Generali - è andato in questa direzione, ma in modo ancora troppo timido: ne è dimostrazione la posizione dell’Italia nell’indice DESI, che anche nel 2020 ci ha visti al quart’ultimo posto. Per il nuovo Governo sarà decisivo l’aspetto di programmazione e governance: non a caso i due ministeri che dovranno sovrintendere al piano puntano sul concetto di transizione – digitale ed ecologica - e sono stati affidati a due super tecnici, più liberi di seguire criteri di efficacia e meno legati agli interessi ed umori elettorali".

"Transizione digitale significa investire bene gli oltre 46 miliardi di euro che arriveranno dal Next Generation UE: il Ministero di Vittorio Colao è purtroppo ancora senza portafoglio, ma avrà un ruolo guida nell’indirizzare le risorse in modo efficace. Dovrà necessariamente coordinarsi con il MISE di Giancarlo Giorgetti, che ha il portafoglio e il potere di intervenire con misure di tipo economico".

"E’ a sostegno di questa relazione cruciale che noi riteniamo fondamentale inserire un terzo soggetto di dialogo, rappresentato da un tavolo interassociativo con le principali associazioni d’impresa nazionali: sarà loro il compito di esprimere visione, bisogni e richieste, uscendo dalle logiche delle multinazionali e comprendendo l’ecosistema delle piccole imprese, sintetizzando i punti di vista dell’offerta e della domanda digitale in tutti gli ambiti economici e territoriali. Non più, quindi, una politica slegata dalle imprese, ma integrata e in ascolto”.

Secondo la presidente di Assintel, "se questo approccio sarà accolto, il contributo potrebbe estendersi anche agli altri grandi temi aperti: in primo luogo in quei settori economici su cui puntare per il futuro del Paese, pensiamo soprattutto al Turismo, all’Agrifood, o alla sfida visionaria della Transizione ecologica".

"Parallelamente - ha concluso - dobbiamo riuscire a costruire le competenze avanzate che ci serviranno per il futuro: deve aprirsi un dialogo strutturale fra il mondo delle imprese e i Ministeri dell’Istruzione e dell’Università, per indirizzare meglio le nuove generazioni ai percorsi STEM e in generale ad un’integrazione con le competenze digitali".


Sangalli: "Abbiamo chiesto a Draghi ristori tempestivi e la proroga della cassa Covid"
Carlo Sangalli, Presidente Confcommercio

"Nell'incontro con Draghi abbiamo sottolineato la situazione drammatica delle imprese del commercio e della ristorazione, del turismo e della cultura, dei servizi e dei trasporti: le più colpite dalla pandemia. Rischiano la chiusura oltre 300 mila imprese". E' quanto ha affermato il presidente di Confcommercio Carlo Sangalli al termine delle consultazioni con il presidente del Consiglio incaricato, Mario Draghi. "Quindi - ha aggiunto Sangalli - ristori tempestivi ed adeguati alle effettive perdite di fatturato e proroga ampia della cassa Covid senza contribuzione addizionale e senza distinzioni dimensionali". Il presidente ha anche raccomandato "una rapida campagna vaccini per ripartire in sicurezza". Secondo Sangalli, "occorre un deciso cambio di passo e massima tempestività per contrastare l'emergenza e azzerare le tensioni i sociali. Insieme bisogna lavorare per il futuro del Paese. Per questo abbiamo chiesto che il piano di ripresa sia accompagnato da una stagione di riforme e dia spazio ai progetti di rilancio di commercio e città, dei trasporti e della accessibilità territoriale, dei servizi e della filiera turistica, dalla cui qualità e sostenibilità dipende lo stesso Made in Italy".
"Abbiamo trovato un presidente molto attento - ha concluso Sangalli - che farà di tutto per dare risposte positive".

 

Uggè: “su trasporti e infrastrutture Draghi proceda come un carro armato senza ascoltare burocrazia e falsi ambientalisti”

Camion su strada

 

Conftrasporto-Confcommercio, nel riconfermare la propria disponibilità a fornire ogni tipo di collaborazione le dovesse essere richiesta, ribadisce il proprio sostegno alle linee programmatiche, per quanto si possa sapere, del premier incaricato Mario Draghi. In particolare, dichiara la propria soddisfazione per l’importante riconoscimento della funzione logistica evidenziato dal Premier per dare competitività all’economia del Paese. “Se le merci non si muovono secondo i tempi richiesti dai sistemi produttivi, non si compete. La logistica è sostanzialmente tempo. Il riconoscimento della sua funzione (è la prima volta che un presidente incaricato pone la questione logistica come obiettivo primario) è di buon auspicio e va nella giusta direzione”, afferma il presidente Paolo Uggè.

Per queste ragioni, secondo Conftrasporto, il governo dovrebbe puntare non solo su una mobilità delle merci interconnessa, ma dare impulso alla realizzazione delle infrastrutture portuali, stradali e ferroviarie, attraverso l’accessibilità, gli interscambi tra le diverse modalità, al fine di connettere il Paese. “L’idea di un Ministero che, unitamente ai temi green, affronti anche quello dei trasporti, ci pare tuttavia poco realizzabile. Soprattutto, potrebbe essere presa a pretesto dagli ambientalisti-jahidisti per bloccare quelle che sono le opere infrastrutturali necessarie. Sarebbe un controsenso – avverte Uggè - rispetto alle linee programmatiche sulle quali si realizza il nuovo Esecutivo”.

Conftrasporto evidenzia due dati sui quali chiede riflessione. Il primo: nel 2017 (dato attualmente invariato) l’economia italiana ha prodotto 6,8 tonnellate di emissioni pro-capite di gas climalteranti, l’Eurozona 7,9 e la Germania 10,8. Se invece si vogliono considerare le emissioni per euro di Pil, parliamo di 236 grammi in Italia e 275 per la Germania. La media europea è 265. Segno che il nostro Paese ha fatto, sul fronte delle emissioni, meglio della media europea. Da evidenziare inoltre che, per quanto riguarda la tassazione, un camion euro 6 produce un costo esterno per litro di carburante pari a circa 13 centesimi di euro, mentre paga di sola accisa netta 40,3 centesimi di euro.

ll secondo dato è sull’accessibilità. Se l’Italia avesse la medesima accessibilità esistente in Germania potrebbe realizzare un recupero sul Pil di circa 90 miliardi di euro (dati elaborati dall’Ufficio Studi Confcommercio).

Alla luce di queste considerazioni, Conftrasporto ribadisce la necessità che gli interventi del nuovo Esecutivo, pur negli indispensabili interventi green, non divengano l’alibi per bloccare la realizzazione di una politica di sviluppo che trova nelle opere infrastrutturali la sua realizzazione.

 

Fonte: Confcommercio Imprese per l'Italia

Giovedì, 18 Febbraio 2021 08:41

TARI, INFORMAZIONI UTILI SULLA TASSA SUI RIFIUTI

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Focus sulla tassa comunale sulla raccolta e lo smaltimento dei rifiuti. Che cos’è, come pagarla, come si calcola e tutte le informazioni da conoscere in vista delle scadenze 202
La guida che segue contiene indicazioni utili sulla tassa dedicata allo smaltimento dei rifiuti, la TARI, iniziando dal comprendere che cos’è, a chi viene applicata e come viene calcolata, quando deve essere pagata ma soprattutto le modalità da seguire per il versamento delle rate.

Indice degli argomenti
Che cosa è
Chi deve pagarla
Chi è escluso dalla tassazione
Come si calcola la TARI
Come calcolare la TARI per utenze domestiche
Come calcolare la TARI per utenze non domestiche
Le novità del 2020
Quando si paga la TARI
Come pagare la Tari
Il modello F24
Come pagare online
Il pagamento con PagoPA
Come verificare l'avvenuto pagamento
Agevolazioni ed esenzioni
La riduzione della TARI
Quando si applica l'esenzione
Sconto sulla TARI: come e perché

Che cosa è
La TARI, acronimo di TAssa sui RIfiuti, sostituisce la TARES ed è l’imposta destinata a finanziare i costi relativi al servizio di raccolta e smaltimento dei rifiuti.

Da gennaio 2014, infatti, la TARI è andata a sostituire le precedenti tasse che venivano pagate al Comune dai cittadini, dalle aziende e dagli enti come pagamento per il servizio sia di raccolta che di smaltimento dei rifiuti. Parliamo delle tasse che sono individuate con gli acronimi di TARES (Tributo comunale sui rifiuti e sui servizi, TIA (Tariffa di igiene ambientale) e TARSU (Tassa per lo smaltimento dei rifiuti solidi urbani). In particolare la TARI ha sostituito la TARES, una tassa che è rimasta in vigore solo nel 2013.


Chi deve pagarla


Ogni Comune determina le tariffe in base a superficie e quantità di rifiuti prodotti o a quantità e qualità di rifiuti per unità di superficie, in relazione ad usi e tipologia delle attività e al costo del servizio sui rifiuti.

Il pagamento della TARI, ai sensi dell'art. 1 c. 641 L. n. 147/2013, spetta a chiunque sia in possesso, o detenga a qualsiasi titolo (ad esempio, locazione, comodato d’uso, usufrutto, proprietà, ecc.), locali o aree scoperte suscettibili di produrre rifiuti urbani. Per essere più specifici, deve pagare la TARI chi possiede:

locali, da intendersi tutte quelle strutture fissate al terreno e chiuse almeno su tre lati;
aree scoperte, ovvero aree su cui non sono presenti edifici o strutture edilizie, spazi circoscritti che non rappresentano parte integrante del locale, destinati a qualunque utilizzo, che forniscono rifiuti urbani e assimilati.
È obbligato a pagare la TARI chiunque occupi l’immobile, a prescindere se sia inquilino in affitto o proprietario. Nello specifico, è obbligato al pagamento:

il proprietario dell’immobile che occupa l’immobile;
l’affittuario che possiede un contratto di locazione superiore a 6 mesi. Qualora, infatti, l’inquilino abbia un contratto di locazione inferiore a 6 mesi non è costretto a pagare la TARI, in quanto spetterebbe al proprietario dell’immobile. Chi utilizza, infatti, l’immobile per un periodo inferiore oppure uguale a 6 mesi, non è costretto a pagarla poiché la tassa spetta per intero solo al proprietario.

Chi è escluso dalla tassazione
Sono invece escluse dal pagamento della TARI le aree oggettivamente inutilizzabili e che, quindi, sono escluse dal servizio pubblico di nettezza urbana:

le aree scoperte pertinenziali o accessorie a civili abitazioni, come ad esempio le cantine, le terrazze scoperte, i balconi, i giardini, i cortili o anche i posto auto scoperti. Questo non vale per le aree utilizzate per attività economiche (come il cortile di una fabbrica), che sono invece sempre tassate;
le aree condominiali comuni (di cui all’articolo 1117 del Regio Decreto 16/03/1942, n. 262 "Codice Civile") che non siano utilizzate oppure occupate in via esclusiva, quali androni dei palazzi, gli stenditoi, gli ascensori, le scale di accesso, luoghi di passaggio o altri luoghi che sono considerati in comune tra i condomini.

Come si calcola la TARI


Il cittadino non è tenuto al calcolo della TARI, dal momento che è il Comune a calcolare l’importo della tassa e ad inviargli l’avviso di pagamento. Ogni Comune determina le tariffe in base a superficie e quantità di rifiuti prodotti o a quantità e qualità di rifiuti per unità di superficie, in relazione ad usi e tipologia delle attività e al costo del servizio sui rifiuti.

Il principio fondamentale per l’applicazione della TARI, secondo l'art. 1 c. 652 L. n. 147/2013 è quello in base al quale “chi inquina paga”. I Comuni possono determinare la propria tariffa commisurando la tassa al costo del servizio e alla quantità e qualità medie ordinarie di rifiuti prodotti per unità di superficie. Si considera assoggettabile al tributo la “superficie calpestabile” di unità immobiliari, iscritte o iscrivibili nel catasto urbano, suscettibili di produrre rifiuti. Non viene considerata, quindi, la porzione di immobile dove si formano, in via continuativa e prevalente, rifiuti speciali.

La superficie calpestabile rappresenta la base di calcolo della tassa sui rifiuti, poiché fa riferimento ai metri quadrati netti all’interno delle mura. Nel caso di utenze domestiche, oltre alla superficie dell’immobile si tiene conto anche del numero di occupanti. Sono considerate attendibili, nonché fonti per l’applicazione della TARI, le superfici che sono state accertate o dichiarate al momento del pagamento delle precedenti tasse (TARES o TARSU). Fanno eccezione le variazioni avvenute in seguito.

La stessa normativa sulla tassa sui rifiuti conferma quanto appena sostenuto:

Per l’applicazione della TARI si considerano le superfici dichiarate o accertate ai fini dei precedenti prelievi sui rifiuti. Relativamente all’attività di accertamento, il comune, per le unità immobiliari iscritte o iscrivibili nel catasto edilizio urbano, può considerare come superficie assoggettabile alla TARI quella pari all’80 per cento della superficie catastale determinata secondo i criteri stabiliti dal regolamento di cui al decreto del Presidente della Repubblica 23 marzo 1998, n. 138.

Come già anticipato, è il Comune di appartenenza a calcolare le tariffe della TARI, sulla base dei principi previsti dal Decreto del Presidente della Repubblica 27/04/1999, n. 158. Le tariffe sono diverse e si dividono in due categorie:

utenze non domestiche, quelle appartenenti alle varie attività: industriali, professionali, artigianali e commerciali;
utenze domestiche, ovvero tutte quelle superfici che sono predisposte ad abitazioni civili e pertinenze.
Ognuna delle suddette categorie (utenze domestiche e non domestiche) è sottoposta a tassazione. La tariffa dipende dal costo del servizio reso ed è composta di due parti, una parte fissa e una variabile.

La parte fissa è determinata in base alle corrispondenti essenziali del costo del servizio, riferite in particolare agli investimenti per le opere e dai relativi ammortamenti; la parte variabile, invece, serve a finanziare quei costi, per l’appunto variabili, come il trasporto dei rifiuti, la raccolta, il riciclo e lo smaltimento, è calcolata in relazione alla quantità di rifiuti attribuiti, al servizio fornito e all’entità dei costi di gestione (art. 3 c. 2 d.p.r. n. 158/1999).

C’è da aggiungere, poi, che alla TARI viene applicato anche l’addizionale provinciale, nella misura del 5% dell’imposta. Tale cifra sarà corrisposta alla Provincia per i servizi che svolge per la protezione, tutela e igiene ambientale (articolo 19 del Decreto Legislativo 30/12/1992, n. 504).


Come calcolare la TARI per utenze domestiche
La superficie "calpestabile" dei locali (i metri quadrati netti interni alle murature) viene moltiplicata per la parte fissa unitaria. A quest’ultima viene poi aggiunta la parte variabile, ovvero quella parte che viene decisa in base al nucleo familiare e a quanti componenti di esso occupano l’immobile. Infine, deve essere aggiunto il 5% corrispondente al tributo provinciale per le funzioni e i servizi che offre (articolo 19 del Decreto Legislativo 30/12/1992, n. 504).


Come calcolare la TARI per utenze non domestiche
La superficie “calpestabile” dei locali (i metri quadrati netti interni alle murature) viene moltiplicata per la parte fissa unitaria della categoria a cui appartiene. La classificazione segue le 30 categorie merceologiche del Decreto del Presidente della Repubblica 27/04/1999, n. 158. Va aggiunto, poi, al risultato il prodotto tra la parte variabile della categoria e la superficie dei locali. Infine si deve sommare anche il 5% del tributo provinciale per i servizi di tutela, protezione e igiene ambientale (articolo 19 del Decreto Legislativo 30/12/1992, n. 504).


Le novità del 2020
Sul sito informativo dell’Autorità di Regolazione per Energia Reti e Ambiente (Arera) è possibile, dal 4 dicembre 2020, consultare istruzioni utili per stabilire la somma della tassa.

Nel 2020 è stata introdotta una nuova riforma delle regole per calcolare la TARI. Arera, infatti, con la Deliberazione n. 443 del 31 ottobre 2019 ha introdotto il MTR, ovvero il Metodo Tariffario per il servizio integrato di gestione dei Rifiuti. Un metodo utile per identificare i costi efficienti di esercizio e di investimento in riferimento al periodo 2018-2021. Inoltre vengono fornite informazioni sull’aggiornamento dei valori monetari e sulle eccezioni previste per far fronte all’emergenza Covid-19 estese al 2021.


Le novità introdotte nel 2020 sono:
revoca della categoria di rifiuti speciali assimilati agli urbani;
novità sulle somme non versate e non recuperate dai comuni che gravano sugli importi richiesti ai cittadini;
modifiche nella definizione di rifiuto urbano;
norme di trasparenza più chiare per gli utenti.

Quando si paga la TARI


Le tempistiche di pagamento della TARI, scadenze incluse, sono fissate dai singoli Comuni, sulla base di logiche amministrative locali. Se, quindi, il calcolo e le modalità di pagamento sono disciplinate a livello nazionale, per quanto riguarda le date per il pagamento della tassa sui rifiuti bisogna far riferimento ai regolamenti e alle informazioni fornite dal proprio Comune.

In linea generale è possibile individuare i casi più comuni, dividendo la TARI in tre tempistiche diverse:

1° rata da pagare entro la fine del mese di aprile;
2° rata da pagare entro la fine del mese di luglio;
3° rata è il saldo da versare entro la fine dell'anno.
Ad ogni modo per avere conferme sul calendario delle scadenze, ricordiamo di attenersi alle indicazioni del Comune di riferimento. Inoltre gli enti locali hanno modo di personalizzare ulteriormente il calendario delle scadenze con proroghe che, talvolta, possono essere previste a livello locale. Esempio lampante è stato il 2020, in cui i versamenti sono stati frammentati nel corso dell'anno a causa dell'emergenza Covid-19.


Come pagare la Tari
Il pagamento della tassa sui rifiuti non segue un calendario univoco per tutti i Comuni, poiché ogni Comune stabilisce le proprie scadenze, oltre all’importo da versare. Ad essere diverse da Comune a Comune sono anche le modalità di pagamento e, dunque, come procedere al pagamento della TARI. In particolare, tra i sistemi di pagamento a disposizione troviamo:

pagamento della TARI con bollettino postale;
pagamento con MAV;
pagamento con modello F24.

Il modello F24
Per procedere al pagamento della tassa sui rifiuti con modello F24, occorre un codice tributo da utilizzare per la compilazione. Il codice è 3944 da inserire nella “SEZIONE IMU ED ALTRI TRIBUTI LOCALI”.

Inoltre, la Risoluzione n.5/E del 18 gennaio 2021, ha introdotto anche i codici tributo per la compilazione dei modelli F24 ed F24Ep, relativi al pagamento della TEFA (il tributo per l’esercizio delle funzioni di tutela, protezione e igiene dell’ambiente), che dal 2021 dovrà essere versata separatamente dalla tassa sui rifiuti. Una novità dal momento che fino al 2020 i tributi venivano corrisposti in modo cumulativo con la TARI.

Per poter pagare il tributo in modalità separata, l’Agenzia delle Entrate ha stabilito i codici tributo TEFA, TEFN e TEFZ, indispensabili per compilare i modelli di cui sopra e corrispondere il pagamento del tributo, degli interessi e delle sanzioni.

DESCRIZIONE DEI CODICI TRIBUTO

TEFA - tributo per l’esercizio delle funzioni di tutela, protezione e igiene dell’ambiente
TEFN - tributo per l’esercizio delle funzioni di tutela, protezione e igiene dell’ambiente - interessi
TEFZ - tributo per l’esercizio delle funzioni di tutela, protezione e igiene dell’ambiente - sanzioni

Come pagare online

I modelli F24, utilizzati per vari pagamenti quali appunto tasse e imposte, possono essere pagati anche online, in tre modalità differenti:

sul sito di Poste Italiane;
sul sito dell'Agenzia delle Entrate;
sul sito della propria banca.
Per il pagamento online del modello F24 dovrete inserire:

l’importo da pagare;
il codice tributo;
l’anno per cui l'imposta deve essere pagata;
se state pagando una rata, dovrà essere indicata quale rata è;
eventuali crediti;
saldo finale.
Pagare con Home banking
Per pagare l'F24 sul sito della propria banca è indispensabile possedere un conto corrente nella banca sul cui sito si deve procedere all'operazione. Dopo aver effettuato l'accesso, nell'apposita sezione "Pagamenti", basterà procedere alla compilazione del modello, simile a quello cartaceo, e autorizzare il pagamento, inserendo il codice del dispositivo.

Pagare sul sito di Poste Italiane
Per pagare la TARI sul sito di Poste Italiane non è necessario, differentemente se si paga con home banking, essere in possesso di un conto corrente postale. È sufficiente, infatti, possedere una PostePay o una carta di credito.

Sul sito Poste.it, nella sezione Paga Online, è possibile procedere al pagamento dell'F24 dopo aver effettuato l'accesso con SPID, o con le proprie credenziali del sito Poste.it.

Pagare sul sito dell'Agenzia delle Entrate
Non solo Poste Italiane e i servizi di Home banking ma anche il sito dell'Agenzia delle Entrate offre un servizio al cittadino dedicato al pagamento del modello F24. Si chiama F24 Web il servizio che permette di eseguire un versamento con un IBAN.

Ciò che occorre è lo SPID, una smart card abilitata oppure le credenziali per entrare sul sito dell'Agenzia delle Entrate. Una volta effettuato l'accesso, sarà sufficiente cliccare su "Inizia la compilazione del modello F24", selezionare un modello e compilarlo. Una volta completata l'operazione, inserire i dati del proprio IBAN e terminare l'operazione.


Nel 2021 la TARI si paga con PagoPA


Tra le novità più importanti nel 2021 c'è la possibilità di pagare la tassa sui rifiuti tramite la piattaforma PagoPA, introdotta con il decreto ministeriale pubblicato dal MEF il 21 ottobre 2020. Le pubbliche amministrazioni, entro il 28 febbraio, dovranno aggiornare i loro attuali sistemi di incasso per includere PagoPA, il nuovo strumento di pagamento che rappresenta un passo importante per i versamenti verso gli enti pubblici.

I Prestatori di Servizi di Pagamento (Poste, Banche, Istituti di Pagamento e Istituti di Moneta Elettronica) che incassano in prima battuta TARI e TEFA, saranno obbligati a riversare il pagamento alle pubbliche amministrazioni tramite il canale PagoPA. A definire le indicazioni di riversamento della tassa sui rifiuti verso le PA è il decreto di cui sopra (decreto direttoriale del 21 ottobre 2020).

Una volta ricevuto il pagamento, i Prestatori di Servizi di Pagamento dovranno procedere, entro il giorno successivo dall'incasso, a riversarlo ai soggetti che hanno in gestione il servizio dei rifiuti urbani (Comuni, Province, Città metropolitane). Inoltre, i soggetti creditori dovranno ricevere, entro i due giorni successivi all'incasso, tutte le informazioni relative ai versamenti effettuati dai soggetti passivi, attraverso la rendicontazione PagoPA.

È decisamente un primo passo per effettuare pagamenti online verso le pubbliche amministrazioni. I Comuni (o chi detiene il servizio di gestione dei rifiuti), dal 2021, procederanno all'emissione di avvisi di pagamento PagoPA per il cittadino, contenenti tutte le informazioni corrette per il pagamento della tassa sui rifiuti.

Il cittadino, poi, potrà avvalersi anche dell'App IO per ricevere le notifiche di avvisi di pagamento, così come anche ulteriori informazioni a riguardo. Una metodologia che tende a rendere più semplice e immediato per i contribuenti il rapporto con la Pubblica Amministrazione.


Installa sullo smartphone l'ultima versione dell'app IO, scaricabile dagli store Apple e Android:


Come verificare il pagamento della TARI
Una delle domande più frequenti tra i cittadini è Come verificare se il pagamento della tassa sui rifiuti è andato a buon fine? oppure Come controllare se ho pagato correttamente la TARI negli anni passati?. Domanda più che legittima, a cui si può rispondere indicando le varie modalità attualmente disponibili.

Controllo presso il Comune di appartenenza
È possibile ricevere informazioni recandosi all'ufficio comunale di appartenenza, richiedendo un estratto che riporti la propria posizione debitoria. Questo tipo di documento, infatti, contiene tutte le informazioni inerenti ai pagamenti saldati negli anni passati e a quelli ancora da effettuare. In alcuni casi è possibile verificare i pagamenti anche nella Sezione Tributi dei siti web che i Comuni mettono a disposizione dei cittadini.

Verifica presso il sito dell'Agenzia delle Entrate Riscossione
Un ottimo metodo di verifica, che permette di evitare code all'ufficio comunale, è il controllo della propria situazione fiscale, dall'anno 2000, tramite il sito dell'Agenzia delle Entrate Riscossione. Il cittadino può accedere in diversi modi: tramite SPID, CIE (Carta di Identità Elettronica), credenziali di accesso a Fisconline o INPS.

 

Le indicazioni dell'Agenzia delle Entrate per accedere al servizio:

ACCESSO E GESTIONE PROFILO

Una volta che l'accesso è stato effettuato, si dovrà entrare nella sezione dedicata, ovvero quella di consultazioni e cassetto fiscale del proprio profilo. Basterà cliccare sull'estratto conto e selezionare la voce Dettaglio tributi, necessaria per controllare tutte le informazioni che vi occorrono: dal codice e descrizione del tributo all'anno di riferimento, fino a tutte le informazioni su importi e date dei versamenti, incluso l'Ente impositore.


Agevolazioni ed esenzioni


Dopo aver controllato la regolarità dei pagamenti, occorre chiedersi se è possibile accedere alle agevolazioni e alle esenzioni previste per l'imposta sui rifiuti. Nonostante la TARI debba essere pagata anche sulle seconde case, sono previste agevolazioni ed esenzioni che consentono di alleggerire il carico fiscale. Le riduzioni e le esenzioni riguardano in particolare gli immobili che si trovano in determinate condizioni o che rispettano alcuni criteri quali, ad esempio, case disabitate, case vacanza, immobili abbandonati o anche case concesse in locazione o in comodato d'uso a parenti.

Norme e regolamenti sono sempre stabiliti dai Comuni, non solo sulla base dell'immobile ma anche del luogo in cui si trova e delle norme nazionali. Quindi per sapere se effettivamente è possibile o meno accedere alle agevolazioni, bisogna far riferimento ai regolamenti delle singole amministrazioni comunali.

Ad ogni modo, entro il 30 giugno dell'anno successivo, occorre presentare al Comune di appartenenza una dichiarazione riguardante la tassa sui rifiuti. Andrà allegato anche un particolare certificato redatto da un tecnico abilitato. Mentre per le seconde case, qualora non venisse fornita una dichiarazione TARI, è il Comune a stimare un numero dei componenti superiore a quello reale. Motivo per cui è indispensabile che si facciano delle verifiche sul conteggio del tributo che viene inviato dal Comune per presentare, eventualmente, una domanda di rettifica.


Quando è possibile la riduzione
La Legge di Bilancio 2021 prevede la riduzione della TARI di due terzi per le abitazioni di soggetti che non risiedono in Italia. La norma, però, si applica soltanto per una abitazione che non è stata concessa in comodato a terzi e non locata. Da non dimenticare la presentazione della relativa domanda entro il 30 giugno dell'anno successivo.


Quando si applica l'esenzione
Scatta l'esenzione sulla TARI per gli immobili disabitati o inagibili e, dunque, più in generale, per tutte quelle abitazioni che non sono utilizzate. L'assenza di collegamenti idrici, elettrici o fognari consente di avere una dimostrazione dell'inagibilità o inabitabilità dell'immobile. In alcuni casi, invece, diversi Comuni prevedono l'esenzione anche in riferimento di quelle abitazioni che non sono utilizzate per scelta dai proprietari. Unica condizione è che non devono essere presenti utenze né arredi.


Sconto sulla TARI: come e perché
Che cosa succede se il servizio di raccolta di rifiuti non viene svolto correttamente? Il contribuente ha diritto al 20% e 40% di sconto sulla tassa qualora il servizio di raccolta dei rifiuti non venga effettuato in modo corretto o venga interrotto.

Le riduzioni sulla TARI sono disciplinate dall'art.1 della legge 147/2013, nei commi 656 e 657. Riportiamo di seguito l'estratto dei commi sopra citati.

Ai sensi del comma 656 della legge n. 147/2013
La Tari è dovuta nella misura massima del 20 per cento della tariffa, in caso di mancato svolgimento del servizio di gestione dei rifiuti, ovvero di effettuazione dello stesso in grave violazione della disciplina di riferimento, nonché di interruzione del servizio per motivi sindacali o per imprevedibili impedimenti organizzativi che abbiano determinato una situazione riconosciuta dall’autorità sanitaria di danno o pericolo di danno alle persone o all’ambiente.

Ai sensi del successivo comma 657
Nelle zone in cui non è effettuata la raccolta, la Tari è dovuta in misura non superiore al 40 per cento della tariffa da determinare, anche in maniera graduale, in relazione alla distanza dal più vicino punto di raccolta rientrante nella zona perimetrata o di fatto servita.”

 

Fonte: Confcommercio Imprese per l'Italia

DEFINIRE METODO DI LAVORO CONTINUO E STRUTTURATO TRA GOVERNO E PARTI SOCIALI E BENE RIFORMA COMPLESSIVA DEL SISTEMA TRIBUTARIO"

"Nelle dichiarazioni programmatiche rese dal Presidente Draghi al Senato, spicca, anzitutto, il riferimento alla comune responsabilità di una ‘Nuova Ricostruzione’, che, come nel Dopoguerra, consenta di ‘consegnare un Paese migliore e più giusto ai figli e ai nipoti’. E’ una responsabilità tanto più impegnativa, perché, dopo l’uscita dall’emergenza sanitaria, non tutto potrà tornare come prima. Importanti, in questo contesto, lo specifico riferimento al turismo che va supportato sia per superare il ‘disastro creato dalla pandemia’, sia per affrontare la sfida del cambiamento e della sostenibilità. E, in generale, la scelta strategica tra ‘quali attività proteggere e quali accompagnare nel cambiamento’ come principale compito di una politica economica, che faccia leva su innovazione, accesso al capitale ed al credito, politiche monetarie e fiscali espansive": così il Presidente di Confcommercio, Carlo Sangalli, sull'intervento del Presidente del Consiglio Draghi al Senato.

"È un compito che rafforza, a nostro avviso, anche la necessità e l'urgenza di definire un metodo di lavoro continuo e strutturato tra Governo e parti sociali su larghissima parte delle questioni richiamate dal Presidente Draghi: dalla risposta alle emergenze al quadro delle riforme (concorrenza e fisco, pubblica amministrazione e giustizia, politiche attive per il lavoro e l’intero ventaglio degli obiettivi strategici del PNRR)".

"In particolare - conclude Sangalli - è di grande interesse il passaggio sulla necessità di un intervento complessivo sul sistema tributario che esclude cambiamenti di tasse 'una alla volta'. Compito che il Premier, molto opportunamente prevede di affidare a una commissione di esperti, ben consapevole che una buona riforma fiscale è alla base della ricostruzione economica".

 

Fonte: Comunicati stampa Confcommercio

Mercoledì, 17 Febbraio 2021 09:08

Economia: Crollo delle esportazioni

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Da gennaio a settembre 2020 nell'Isola si registra un calo del 21,4% Sicilia, crollo esportazione prodotti petroliferi affossa l'intero comparto Il valore dei raffinati che nel 2019 copriva il 56,1% del totale, è sceso al 34% Crollo domanda Risultato dei primi 9 Regge il comparto croata, primo mer- mesi del 2020 nega- agricolo (+9%), cato di destinazione tivo ovunque tranne male alimentare e dei raffinati in Molise e Liguria bevande (-7,5%) PALERMO - Crolla l'export siciliano durante la pandemia. Lo rivela l'Ufficio Studi di Sace, nell'ultimo focus sull'export italiano, elaborato su dati Istat. Se il Mezzogiorno regge, trainato dal settore agroalimentare, non può dirsi la stessa cosa per la Sicilia che, secondo il report in questione, vede un -21,4% sull'export regionale nel periodo che va da Gennaio a Settembre 2020. Il valore dell'export siciliano, che nel 2019 si è assestato a 9,5 miliardi, è sceso a 5,5 miliardi nel periodo compreso tra gennaio e settembre 2020.

In dettaglio, l'export siciliano è crollato per diverse ragioni. Nel settore dei prodotti raffinati, nel 2019, questo settore copriva il 56,1% del totale delle loro esportazioni, dunque il crollo delle vendite per questo settore, nell'ordine di quasi il 34% ha causato un risultato complessivo molto negativo. Ad incidere, è stato il crollo della domanda croata (-55,3% gen-sett 2020 vs- gen-sett 2019), corrispondente al primo mercato di destinazione per i prodotti raffinati siculi (14,9% dell'export nel 2019). Tuttavia, la mancata ripresa perdurata anche nel terzo trimestre, rendendola l'unica regione italiana a non aver registrato un cambio di rotta rispetto ai tre mesi precedenti, è imputabile soprattutto al calo dell'export verso Algeria e Slovenia (secondo e terzo mercato di destinazione), verso cui si è registrata una flessione nel terzo trimestre rispetto a quello precedente, rispettivamente, del -28,5% e del -32,8%. Diversamente, il comparto agricolo in Sicilia è stato molto positivo (+9%), come per le altre regioni del Sud Italia, mentre quello di alimentari e bevande, a causa soprattutto delle performance negative del vino delle province di Agrigento, Palermo e Trapani, ha registrato un calo (-7,5%). L'export italiano è profondamente diversificato a livello territoriale. Ciascuna provincia presenta peculiarità produttive ed è proprio tale livello di specializzazione a rendere il Made in Italy un unicum nello scenario mondiale e ha permesso la tenuta di diverse realtà territoriali nonostante la crisi. I dati pubblicati a dicembre evidenziano per i primi nove mesi del 2020 un forte calo dell'export su quasi tutto il territorio nazionale rispetto allo stesso periodo del 2019 (-12,5%), con una dinamica meno negativa della media nel Mezzogiorno (ad esclusione delle Isole) grazie alle ottime performance dei prodotti agroalimentari e del Molise, che ha registrato una crescita delle vendite oltreconfine significativa (+31,4%).

Il valore delle esportazioni di beni di tutte le ripartizioni territoriali nazionali è cresciuto tra luglio e settembre rispetto ai tre mesi precedenti sino a tornare quasi ai livelli del primo trimestre (97,6%). Il dato è positivo e diffuso in quasi tutte le regioni, tranne la Sicilia, che ha mostrato invece una contrazione. È una buona notizia che segna la ripartenza della domanda estera, tanto importante per l'economia italiana. Tuttavia il risultato dei primi nove mesi del 2020 continua a rimanere in territorio negativo (-12,5%) e questo accomuna quasi tutte le regioni: fanno eccezione solo Molise e Liguria.

Lo shock pandemico ha messo ancor più in risalto le potenzialità inespresse dell'export del Mezzogiorno, potenzialità che potrebbero essere sviluppate nel prossimo futuro sia verso quelli che sono già importanti partner commerciali (come Stati Uniti, Francia e Germania), sia verso geografie ancora poco conosciute ai prodotti meridionali. Lombardia, Emilia-Romagna, Veneto, Toscana e Piemonte, che pur continuano a giocare ruoli da protagoniste per l'export nazionale, hanno visto un calo in quasi tutti i settori esportativi, in particolare nella meccanica e nel tessile e abbigliamento; il comparto agroalimentare, anche in queste regioni, è quello che ha saputo contenere maggiormente gli effetti negativi e in alcuni casi addirittura accrescere le proprie vendite oltreconfine.

La meccanica strumentale ha subito una contrazione in tutte le regioni d'Italia, provocando in particolare una flessione in quelle, come Lombardia e Piemonte, per le quali il settore è significativamente importante. Alcune categorie di prodotto sono riuscite a mantenersi positive nonostante le difficoltà presenti nei settori a cui appartengono: è il caso del mobilio forlivese, del comparto moda di Arezzo, nonché dei macchinari agricoli del padovano e vicentino.

Liliana Rosano